Fake news e procurato allarme

Reati dove le fake news costituiscono la “condotta incriminata”

Articolo 658 c.p. (procurato allarme)

Tra le norme di cui si parla più spesso quando si prende in esame il fenomeno delle “fake news” viene sicuramente in evidenza il disposto dell’art. 658 c.p. che sanziona: “chiunque, annunziando disastriinfortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio””

In questo caso, deve premettersi che, la norma non parla espressamente, come invece fanno gli artt. 656, 265 e 501 c.p., di “false notizie” e tuttavia non appare in dubbio che la condotta di annunciare disastriinfortuni o pericoli inesistenti si riferisca a “categorie specifiche” di “fake news”.

Per quanto riguarda la condotta sanzionata, in primo luogo, viene in evidenza la “modalità” di comunicazione della falsa notizia (attinente a disastriinfortuni o pericoli inesistenti) ed infatti in questo caso si parla di “annunciare” a differenza degli altri reati fin qui esaminati in cui si parla di “pubblicare” ovvero di “diffondere” e la differenza terminologica non è casuale ma è connaturata al tipo di condotta sanzionata. Infatti col termine “annunciare” inteso quale “far conoscere, rendere noto un fatto, un avvenimento, comunicandone a voce o per iscritto la notizia” si fa riferimento ad una modalità di comunicazione che, sebbene possa avere anche una “dimensione” plurisoggettiva (cioè diretta verso un numero indeterminato di persone) non esclude la sua sussistenza anche in prospettiva unidirezionale, nel senso che un annuncio può esistere anche se la comunicazione avviene ad una sola persona (purché come vedremo sussistano gli altri elementi della fattispecie). A differenza dell’annunciare, di cui all’art. 658 c.p. il “pubblicare e diffondere” degli artt. 265, 656 e 501 c.p. (e di altre norme) è una modalità di comunicazione della notizia che ha necessariamente una dimensione plurisoggettiva (diffondere come “spargere intorno”, “propagare”, “divulgare”), cosicché per integrare le fattispecie previste dalle citate norme il mezzo di propalazione della notizia deve essere potenzialmente idoneo a raggiungere un numero indeterminato di persone. Pertanto una telefonata al 112 in cui si riferisca di una falsa bomba è sicuramente idonea ad integrare la contravvenzione dell’art. 658 c.p. perché attiverà le forze dell’ordine cagionando un ingiustificato allarme in esse, se invece viene fatta una telefonata ad un proprio amico in cui si riferiscano false affermazioni anche potenzialmente idonee a turbare l’ordine pubblico (per es. che un medico ha detto che i vaccini sono ancora in fase sperimentale e stanno causando centinaia di morti) in questo caso, con una singola telefonata, non avremo integrato il reato di cui all’art. 656 c.p. che invece lo sarebbe se la medesima notizia fosse pubblicata su un profilo di un social network (Facebook, Twitter ecc.) perché, in questo caso, la notizia sarebbe diffusa con mezzo idoneo a raggiungere una platea indeterminata di soggetti e generare turbamento dell’ordine pubblico (ad es. attraverso manifestazioni di protesta, persino non autorizzate; cosa peraltro realmente accaduta proprio a seguito della diffusione di notizie false sulla natura sperimentale dei vaccini e su centinaia di reazioni avverse anche mortali)

In secondo luogo, sempre con riferimento alla condotta incriminata dall’art. 658 c.p. come già detto si parla di “disastriinfortuni o pericoli inesistenti” e non invece di false notizie, orbene appare evidente che si tratti della comunicazione di specifiche tipologie di false notizie ovvero quelle riferite a “disastri” ovvero secondo la giurisprudenza a qualunque “…evento dannoso di non comune gravità incidente su una pluralità di soggetti e tale da esporre a pericolo un numero indeterminato di persone”, o ad “infortuni” ovvero da eventi dannosi concernenti “…una o più persone che, senza avere i caratteri di gravità e diffusibilità propri del disastro, determini comunque un intervento della pubblica autorità” (Cfr. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 26897 del 12 giugno 2018) ed infine più genericamente all’annuncio di qualunque tipo di “pericolo” ovvero della comunicazione di informazioni attinenti ad una “circostanza o complesso di circostanze da cui si teme che possa derivare grave danno”” (vedi enciclopedia Treccani voce pericolo). Il termine inesistenza”, riferito alle tre tipologie di condotta, necessario per integrare la fattispecie è chiaramente sinonimo di “falsità” della notizia ad essa riferita. Deve tuttavia evidenziarsi che la giurisprudenza ha ritenuto che, il termine “falsità” vada riferito a infortuni “artificiosamente costruiti” (che comunque restano punibili al pari di quelli inesistenti ai sensi del citato art. 658 c.p.) mentre il termine “inesistenza” vada riferito a incidenti del tutto inventati (Cfr. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 26897 del 12 giugno 2018). In ogni caso nonostante questa “distinzione” tra il concetto di “inesistenza” e quello di “falsità” proposta dalla giurisprudenza per gli “infortuni” resta immutata la considerazione che l’inesistenza è una delle possibili “categorie” o meglio “species” rientranti nel più ampio “genus” del concetto di “falsità”

La contravvenzione prevista dall’art. 658 c.p. è, al pari di quella di cui al già esaminato art. 656 c.p., un reato di pericolo di cui elemento costitutivo è il “suscitato allarme” ovvero la potenziale attitudine della notizia a generare l’intervento (ovviamente inutile ndr) dell’Autorità costituita ed infatti, come ha chiarito la giurisprudenza, “”la ratio della contravvenzione va ravvisata nell’interesse dello Stato all’ordine pubblico, che si vuole garantire contro tutti i falsi allarmi, che distolgono l”Autorità costituita dalle ordinarie incombenze”” (Cfr. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 26897 del 12 giugno 2018). Dunque anche l’art. 658 c.p. tutela, al pari dell’art. 656 c.p. l’ordine pubblico, nella specifica accezione della corretta amministrazione della forza pubblica, da notizie false (nel caso di specie quelle che riguardano l’annuncio di pericoli, disastri ed infortuni). La “specificità” della fattispecie di cui all’art. 658 c.p. (“specificità” delle condotte di falsificazione incriminate e “specificità” della “frazione” del concetto di ordine pubblico tutelato) si riflette sul trattamento sanzionatorio che risulta più grave (arresto fino a 6 mesi o ammenda da 10 a 516 Euro) rispetto a quello dell’art. 656 c.p. (arresto fino a 3 mesi o ammenda fino ad un massimo di 309 euro)

In ordine all’elemento soggettivo del reato la giurisprudenza ha chiarito che “”Il fine di protesta non esclude l’elemento materiale e quello psicologico della contravvenzione di procurato allarme presso l’Autorità, costituendo, piuttosto, il movente del reato”” (Cassazione penale, Sez. 1, Sentenza n. 99 del 27/11/2012).

Deve infine evidenziarsi che, sempre secondo la giurisprudenza della Suprema Corte: il reato di procurato allarme presso l’Autorità di cui all’art. 658 cod. pen. è configurabile anche nel caso in cui l’annuncio di un disastro, di un infortunio o di un pericolo inesistente sia “mediato”, cioè non effettuato direttamente alle forze dell’ordine, ma ad un privato, purché, per l’apparente serietà del suo contenuto, risulti idoneo a provocare allarme nelle Autorità, determinandone l’intervento anche d’ufficio”” (Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 26897 del 12 giugno 2018)

Quest’ultimo arresto giurisprudenziale appare estremamente importante al fine del contrasto del fenomeno delle “fake news” atteso che, per esempio, in materia di Covid-19 attualmente vi sono numerosi messaggi falsi ed allarmistici che circolano sui social network come “Facebook” o su App di messaggistica telefonica come “Whatsapp”, rendendo dunque perseguibili quei messaggi che annunzino pericoli e che per il loro contenuto sono potenzialmente idonei a raggiugere la pubblica autorità, generando allarme presso di essa.

di Stefano Latorre, Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sondrio

Tratto da Spunti di riflessione di diritto penale, parte VI. Leggi la I, II, III, IV, V parte su https://lamagistratura.it/penale-e-sorveglianza/le-fake-news-al-tempo-della-pandemia/

In foto: Luigi Mussini, Il trionfo della Verità, 1847, Milano, Accademia di Belle Arti