Referendum, ecco le ragioni degli studenti che dicono No

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L’occasione è un dibattito organizzato all’Università La Sapienza, un confronto tra le ragioni del Sì e del No alla legge Nordio in un’aula affollata e con moltissime domande degli studenti indirizzate ai due relatori: Domenico Caiazza per il Sì e Cesare Parodi per il No. Un momento di riflessione sui temi della riforma oltre la semplificazione dei media. E l’occasione per La Magistratura di raccogliere le voci di alcuni studenti che raccontano la fortissima delusione per il mancato voto ai fuorisede. E che spiegano perché voteranno No alla legge Nordio.

La protesta per il mancato voto ai fuorisede

“Cinque milioni di persone non potranno votare – spiega Elisabetta Verre, dell’Associazione Sapienza futura “purtroppo è un diritto negato. Nel momento in cui noi non abbiamo la capacità economica di ritornare, soprattutto ci viene negato direttamente il diritto a poter esercitare il nostro diritto di voto dove viviamo. Dove viviamo non è solo una scelta alcune volte, è una costrizione. Soprattutto penso a quegli studenti che hanno deciso di lasciare la propria terra per delle opportunità migliori come io stessa ho fatto. Per quale motivo io non devo esercitare il mio diritto di voto nel luogo in cui esercito la mia volontà di fare politica, ovvero Roma?  Il mio diritto di voto vale ben 500 chilometri. Il governo si è totalmente disinteressato di noi. Se si crede nella bontà della riforma e si crede veramente in questa riforma, per quale motivo non far votare i fuorisede? Perché si crede che questi voti possono cambiare l’esito?”. 

Molti studenti hanno chiesto di essere rappresentanti di lista per poter votare nel luogo in cui studiano ma riconoscono che questa non può essere una soluzione. “Io vorrei andare a votare, sono fuorisede – racconta una studentessa, quindi mi è stato negato questo diritto, però penso che voterò facendo la rappresentante di lista”. La delusione è forte soprattutto da parte di chi per raggiungere casa dovrebbe affrontare un lungo viaggio. “Io vengo dalla Sicilia, quindi sarei dovuto andare a casa per votare- dice uno studente  –  ma appunto mi viene difficile sia economicamente che per questioni di logistica. Penso che sia una grande mancanza di rispetto nei confronti di tutti noi studenti ma anche lavoratori fuorisede. Mi chiedo anch’io perché”.

E c’è chi sottolinea come a parole si denuncia la bassa affluenza agli appuntamenti elettorali ma nei fatti la si limita: “È un danno costituzionale. Quando ci si lamenta dell’astensionismo, quando ci si lamenta della disaffezione dei giovani, bisogna pensare che però poi viene anche impedito in qualsiasi modo l’espressione del diritto di voto. Io credo che intenzionalmente si voglia impedire ai più di andare a votare”.  “È stato previsto anche per il voto all’europeo – ricorda un altro intervistato – un dietrofront abbastanza inspiegabile. La giustificazione dei tempi tecnici non regge perché se c’era effettivamente la volontà di far votare tutti gli studenti fuorisede, si sarebbe agito molto prima”.

Le ragioni degli studenti per il No

Il metodo del sorteggio è sicuramente uno dei motivi che più lascia perplessi gli studenti che abbiamo intervistato, oltre agli effetti sulla separazione dei poteri. Di certo a nessuno degli studenti intervistati piace il tentativo di delegittimazione che vedono ogni giorno nei confronti della magistratura. “Sicuramente mi spaventano un po’ le pressioni dell’esecutivo e la minaccia dell’indipendenza di un organo che deve restare tale e che in quanto tale merita rispetto e mi sembra che stia venendo un po’ a mancare questo rispetto” una delle argomentazioni. “Voterò no – spiega Elisabetta Verre – perché credo fortemente nella magistratura indipendente. Sono una cittadina che si fida moltissimo della magistratura. Ritengo totalmente inutile dividere il CSM. Credo in realtà che i magistrati abbiano bisogno della loro autonomia per continuare a difendere noi cittadini perché i magistrati onesti, e ce ne sono veramente tanti, e difendono noi cittadini, noi cittadini che rispettiamo e amiamo la legge. Quindi ancora di più noi dobbiamo difendere loro in questa situazione”.

Un altro studente racconta: “voterò no a questo referendum perché credo che la separazione dei poteri sia un elemento fondamentale della Costituzione”. E ancora: “Voterò no per due semplici motivi. Il primo per il rischio rappresentato da tanti magistrati che il Pubblico Ministero possa finire sotto un esecutivo non è una follia, non è surreale, dato che ad oggi non si sa neanche quale sarebbe il contenuto delle leggi di attuazione di questa riforma. E poi perché garantire l’elezione di un sistema tramite sorteggio significa estrarre i numeri del superenalotto e dare ai fortunati il premio. Non è così che funziona un sistema di diritto e non è tollerabile che ci possa essere un organo di autogoverno gestito in questo modo. Se l’obiettivo è annullare le correnti, perché il Parlamento continuerà ad indicare il nome dei laici?”. 
Annota ancora la prima intervistata: “Ritengo inutile la separazione delle carriere perché di fatto esiste già con la riforma Cartabia e soprattutto ritengo che purtroppo non ci sia bontà dietro questa riforma. Ritengo che purtroppo sia una riforma che vorrà in un futuro, certamente non può essere scritto sulla legge, controllare la magistratura come meglio può…Vedo molta più maturità fra noi giovani che ci confrontiamo sulle nostre idee.  Questo totale attacco alla magistratura non fa altro che delegittimare la figura dei giudici ed è una cosa imbarazzante”
Qui la versione integrale delle interviste a La Magistratura.

https://www.youtube.com/watch?v=q3iUQuyb_nU