
“Ho pochi ricordi personali di mio padre. Io nel 1980 avevo solo 6 anni”. A parlare è Sergio Amato, figlio di Mario, il giudice ammazzato dai terroristi dei Nar per il suo lavoro contro l’eversione neo-fascista. Era il 23 giugno di 46 anni fa. “Ricordo chiaramente molto bene quella mattina, sono stato svegliato dal pianto di mia madre, ero con la mia sorellina più grande, di 12 anni, questo è il mio ricordo di quel giorno”.
Pochi giorni fa la cerimonia in Corte d’appello a Roma per dedicare l’aula magna proprio ad Amato e a Vittorio Occorsio. “Per noi familiari sono commemorazioni importantissime. Pensare dopo tanti anni ancora così ricordi il sacrificio di mio padre, di uno dei 26 magistrati uccisi in Italia, è molto importante. E poi c’è anche un valore civile, perché come familiare di vittima del terrorismo, penso che siano storie che riguardino tutti gli italiani, non solo le vittime stesse”, commenta Amato.
C’è la consapevolezza di quello che è stato fatto in questi anni. E c’è pure la consapevolezza di cose è importante fare nel futuro. “Divulgare la storia della nostra Repubblica – spiega Amato – che quest’anno ha compiuto 80 anni e che è fatta anche del racconto di questi tragici eventi. Eventi che hanno segnato la nostra storia in tutti questi anni”. C’è il tema della memoria, ma anche quello delle verità, storica e processuale. “Nel 2025 abbiamo avuto due sentenze importantissime”, aggiunge il figlio del magistrato. “L’assassino di mio padre Gilberto Cavallini è stato condannato come esecutore della strage di Bologna che è avvenuta neanche 40 giorni dopo il suo omicidio. Poi c’è stata la sentenza cosiddetta Mandanti”.
Amato rivolge poi un pensiero alle giovani generazioni con un messaggio chiaro: “Non avere paura di studiare e conoscere la storia della nostra Repubblica, compresi quei terribili anni degli anni Ottanta, così come le stragi degli anni Novanta. E cercare il più possibile di informarsi per conoscere la storia e anche la presenza e le attività antidemocratiche che hanno agito e che ancora agiscono sul territorio della nostra Repubblica. Questo è importante, chiaramente, conoscere la propria storia, perché se no non si può andare avanti, soprattutto essere informati e poter scegliere il proprio cammino e dove dobbiamo andare”.



