Passa fra le polemiche la riforma della Corte dei Conti

Fonte Quirinale.it

Approvata in via definitiva la riforma della Corte dei conti. Un voto lampo, proprio alla vigilia della fine dell’anno, con il Senato che si è riunito per dare il via libera finale alla norma voluta dall’attuale ministro Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) e sostenuta da governo e maggioranza. Una norma molto discussa, approvata con 93 sì, 53 no e 5 astensioni.

Le polemiche più dure provengono proprio dai magistrati contabili, che da mesi chiedevano un confronto nel merito per far fronte agli aspetti più critici. Un confronto non avvenuto. “Oggi si scrive una pagina buia per tutti i cittadini: il Senato ha approvato la riforma della Corte dei conti, magistratura chiamata dalla Costituzione a garantire che le risorse pubbliche siano destinate ai servizi alla collettività e non siano sprecate, per imperizia o corruzione. Si tratta di una scelta che segna un passo indietro nella tutela dei bilanci pubblici e inaugura una fase in cui il principio di responsabilità nella gestione del denaro dei cittadini risulta sensibilmente indebolito”, spiega l’Associazione Magistrati della Corte dei conti.

Ma cosa prevede la legge Foti? Intanto cambia l’ammontare dei risarcimenti a cui un pubblico amministratore deve far fronte in caso di condanna. L’importo non sarà superiore al 30 per cento del pregiudizio accertato e, ad ogni modo, non superiore al doppio della retribuzione lorda annuale del pubblico ufficiale condannato. Viene poi definita in modo particolarmente restrittivo il concetto di “colpa grave” per cui può essere richiesto un danno erariale.

Cambia quindi il principio del silenzio assenso. Vengono sottoposti al controllo preventivo di legittimità tutti gli appalti “sopra soglia”, mentre per i contratti connessi all’attuazione del Pnrr, il controllo riguarda anche l’aggiudicazione provvisoria, ma se entro 30 giorni la Corte non risponde l’atto si intende registrato a tutti gli effetti, escludendo la responsabilità erariale.

C’è poi un ulteriore aspetto che sarà definito dai decreti delegati, quello dell’organizzazione della magistratura contabile: il Governo dovrà adottare entro un anno uno o più decreti legislativi per la riorganizzazione e il riordino delle funzioni della Corte.

Difende la norma il sottosegretario Alfredo Mantovano, rispondendo a chi vede il blitz come risposta alla decisione della Corte sul Ponte sullo Stretto di Messina. “Non c’è nessuna vendetta”, assicura Mantovano. “Legarla al provvedimento della magistratura contabile sul Ponte sullo Stretto, che è intervenuto poco più di un mese fa, mi sembra, per usare un eufemismo, una forzatura”. Rivendica il risultato anche il ministro Tommaso Foti: “Non si tratta di un semplice aggiustamento tecnico, ma di una svolta politica chiara e coraggiosa: favorire l’assunzione di provvedimenti legittimi in tempi rapidi nella pubblica amministrazione, liberando l’Italia da una burocrazia paralizzante”, spiega.

Di tutt’altro avviso le opposizioni. “Fra Natale e Capodanno è stato compiuto un altro passo verso la Repubblica dell’impunità e dell’ingiustizia, è stato introdotto un altro scudo per gli illeciti dei politici e di chi amministra la cosa pubblica”, dice il leader del M5s Giuseppe Conte. “Questa volta il Governo Meloni colpisce la Corte dei conti, che ha osato svolgere il suo compito e ha segnalato i danni che stavano facendo sul Ponte dello Stretto”, aggiunge. Il senatore dem Alfredo Bazoli parla di “scelte che portano a una decisiva e sostanziale deresponsabilizzazione degli amministratori e della burocrazia, e insieme limitano la capacità di controllo della Corte”. Nel suo intervento in Senato sottolinea poi che “con questa riforma si introduce una ulteriore rilevante limitazione, perché anche in caso di condotte caratterizzate da colpa grave, ovvero da gravi inadempienze o negligenze inescusabili, la responsabilità sarà limitata al 30% dei danni, lasciando il 70% del danno a carico della collettività”.

Prende posizione anche Libera. “Si tratta di un ulteriore tassello nell’azione di progressivo e sistematico indebolimento delle istituzioni indipendenti di controllo, pervicacemente condotta dal governo e dalla maggioranza che lo sostiene. Sempre più insofferenti ai vincoli dello stato di diritto e inclini a un’azzardata ‘liberalizzazione’ della spesa pubblica, nonostante i conclamati rischi di malversazioni, corruzione, sprechi, infiltrazioni mafiose”, spiega in una nota l’associazione antimafia. C’è poi la posizione dell’Anm. “A essere messi a repentaglio sono i diritti e le risorse economiche dei cittadini. Gli attacchi alla magistratura indeboliscono l’intera comunità, così come lo fa la riforma Nordio”, afferma la Giunta esecutiva centrale.