
Dal 21 al 23 maggio si è svolto a Lussemburgo il meeting annuale della European Association of Judges (EAJ), appuntamento che ha riunito magistrati provenienti da tutta Europa in un momento storico nel quale il tema dell’indipendenza della magistratura continua ad attraversare, con modalità diverse, molti ordinamenti europei.
Non si è trattato di una semplice occasione di confronto associativo. Ancora una volta, infatti, l’incontro dell’EAJ ha mostrato quanto l’associazionismo giudiziario europeo rappresenti oggi uno spazio essenziale di condivisione, tutela reciproca e costruzione di una comune cultura costituzionale europea. Dalla delegittimazione pubblica della magistratura, ai tentativi di compressione dell’autonomia istituzionale dell’autorità giudiziaria, dalle difficoltà materiali del servizio giustizia, alle sempre crescenti tensioni tra potere politico ed esercizio della giurisdizione, molte delle criticità che emergono nei diversi Paesi presentano matrici sorprendentemente comuni, pur assumendo forme differenti nei singoli contesti nazionali.
In questo senso, il lavoro svolto dall’EAJ continua ad assumere un valore che supera la dimensione meramente associativa. Le risoluzioni adottate a Lussemburgo hanno ancora una volta riaffermato un principio fondamentale: l’indipendenza della magistratura non costituisce una garanzia corporativa, ma una tutela concreta dei diritti dei cittadini e dell’equilibrio democratico degli ordinamenti europei.
Particolarmente significativa è stata la risoluzione riguardante la Grecia, dedicata ai gravi episodi di intimidazione e aggressioni da parte di avvocati nei confronti dei magistrati verificatisi durante lo svolgimento delle udienze. L’EAJ ha espresso forte preoccupazione per il permanere di comportamenti intimidatori ritenuti incompatibili con il corretto funzionamento della giustizia e con il rispetto dell’autorità giudiziaria. La dichiarazione non si limita però ad una denuncia astratta: essa è rivolta espressamente anche all’ordine nazionale forense greco, affinché possa emergere un indirizzo comune a livello nazionale sul rispetto del ruolo della giurisdizione e sulla necessità di contrastare ogni forma di pressione o molestia nei confronti dei magistrati che va a minare la dignità, la serenità e l’indipendenza nell’esercizio della funzione giudiziaria.
Di significativo rilievo anche la posizione assunta sulla situazione polacca. L’EAJ ha manifestato preoccupazione per il mancato insediamento di quattro giudici del Tribunale costituzionale polacco a seguito di un intervento del Presidente della Repubblica, ha ricordato che sulla vicenda è già intervenuta la Corte europea dei diritti dell’uomo con una misura cautelare e ha chiesto alle autorità polacche il pieno rispetto della decisione della Corte di Strasburgo. Una vicenda che dimostra, ancora una volta, quanto il tema dell’indipendenza della magistratura non riguardi solo la dimensione interna dei singoli Stati, ma costituisca un tema generale, strettamente connesso alla tenuta dello stato di diritto nei vari ordinamenti.
Con una terza risoluzione, adottata questa volta a tutela e supporto della magistratura lituana, l’EAJ ha evidenziato che, secondo gli standard europei, una magistratura indipendente richiede condizioni materiali adeguate, stabili e sottratte a eccessiva discrezionalità politica. E su questo solco si colloca il lavoro, in particolare, del Working Group on Judicial Salaries and Pensions che ha presentato un articolato documento sulle “good practices” europee in materia.
Il meeting di Lussemburgo ha inoltre confermato il crescente rilievo del dialogo tra l’associazione e le principali reti giudiziarie europee, ospitando gli interventi di rappresentanti di ENCJ, EJTN ed ERA, a testimonianza di come la tutela dello Stato di diritto richieda oggi sempre più cooperazione, una formazione comune indipendente e la capacità di costruire linguaggi condivisi.
In questo quadro, non è mancato un forte riferimento alla vicenda italiana e al referendum costituzionale sulla riforma della magistratura. Nel corso dei mesi passati, l’EAJ, l’IAJ e diverse reti giudiziarie europee hanno seguito con grande attenzione il dibattito italiano, offrendo sostegno concreto attraverso risoluzioni, prese di posizione e occasioni di confronto internazionale. Un supporto non solo simbolico, ma concreta espressione del fatto che l’indipendenza della magistratura non può mai essere considerata una questione esclusivamente domestica: quando in un solo Paese l’equilibrio tra i poteri dello Stato rischia di essere minato, l’intera cultura giuridica europea e internazionale ne risulta inevitabilmente coinvolta e indebolita.
Proprio l’esperienza italiana è stata inoltre indicata come esempio di una possibile nuova fase dell’associazionismo giudiziario europeo: una fase nella quale la comunicazione istituzionale e il dialogo pubblico diventano strumenti fondamentali per spiegare ai cittadini il significato costituzionale dell’indipendenza della magistratura. Non comunicazione come propaganda o appartenenza politica, ma comunicazione come educazione costituzionale e costruzione di fiducia. Una fiducia che deve coincidere con la credibilità delle istituzioni giudiziarie chiamate ad applicare il diritto in modo indipendente e imparziale.
Ed è probabilmente proprio questa una delle principali indicazioni emerse dal meeting di Lussemburgo: oggi l’associazionismo giudiziario europeo non è soltanto uno spazio di rappresentanza professionale, ma un presidio culturale e democratico sempre più necessario per difendere i principi dello stato di diritto in una stagione in cui le tensioni tra potere politico e istituzioni di garanzia attraversano, in forme diverse, gran parte delle democrazie contemporanee.




