Lattanzi: “La riforma Nordio è un cavallo di Troia”

L'ex presidente della Consulta

Una “favola”, basata su “argomenti privi di fondamento” e utilizzata come “un cavallo di Troia” dal governo. Una riforma che ha strumentalmente “preso la separazione delle carriere, l’articolo 111 della Costituzione, come scusa per quello che poi è stato, a mio giudizio, uno stravolgimento dell’assetto della magistratura”. Con l’obiettivo di “indebolire il potere giudiziario”.  Sono le parole Giorgio Lattanzi, presidente emerito della Corte costituzionale, a La Magistratura.

“Si è detto che il nuovo Codice di procedura penale richiedeva un completamento con la separazione delle carriere, ma non è vero. La stessa Corte Costituzionale lo ha riconosciuto. Così come si è detto che il nuovo articolo 111, prevedendo la parità delle parti e la terzietà del giudice, richiedeva la separazione delle carriere. Anche questo non è vero. E anche in questo caso è la Consulta che ha detto che non è vero. E chi più della Corte costituzionale è in grado di stabilire ciò che è conforme o meno alla Costituzione”.

Lattanzi smonta la tesi evocata dal Guardasigilli Carlo Nordio, che continua a evocare la separazione delle carriere come conseguenza della riforma Vassalli: “Una bugia. Perché Vassalli, che ha firmato il nuovo Codice di procedura penale, ha firmato anche il decreto legislativo di modificazione dell’ordinamento giudiziario, per adeguarlo al nuovo codice di procedura penale. E in questo ordinamento giudiziario non solo non c’è la separazione delle carriere, ma addirittura c’è una facilitazione nel passaggio da una carriera all’altra”.

Continua Lattanzi: “Noi parliamo di cultura della giurisdizione, quasi un’espressione abusata, ma che significa che il pubblico ministero si deve dar cura soprattutto dell’applicazione della legge. Il Codice prevede che il pubblico ministero debba acquisire anche le prove a favore dell’imputato. Ma staccando il pubblico ministero dal giudice, ovviamente, si fa ancora di più del pubblico ministero un accusatore, cioè il tramite fra la visione della polizia, che è naturalmente una visione accusatoria, e il processo. La riforma va in senso opposto rispetto a quella che è un’esigenza reale di contenere i poteri del pubblico ministero”.

Rispetto alla riforma Nordio, per Lattanzi però “non è soltanto una contrarietà di principio, rispetto alla separazione”, ma anche “una contrarietà rispetto a una revisione costituzionale che modifica radicalmente la posizione della magistratura in quanto tale”. Perché, spiega il presidente emerito, “stiamo discutendo di una riforma costituzionale che cambia ben sette articoli della Costituzione, che incide sull’organo dell’autogoverno della magistratura, che introduce un’Alta Corte disciplinare. Questa legge nulla ha a che vedere con i mali della giustizia”.

Basta leggere le dichiarazioni dei membri del governo, spiega, per comprendere quale sia il fine ultimo della riforma: “Si vuole che la magistratura, che la giustizia, marci nella stessa direzione in cui marcia il governo”. Lattanzi vede un “un cambiamento di prospettiva, culturale”: “È una vecchia cultura autoritaria che noi pensavamo fosse morta e sepolta, ma che invece oggi vediamo riemergere, non soltanto in Italia.

Quindi, per Lattanzi “sembra abbastanza evidente” come lo scopo della legge Nordio sia “quello di indebolire il potere giudiziario. Come lo è quello di tutta questa campagna a favore del Sì, una campagna accanita che strumentalizza qualunque provvedimento dei giudici, lo stravolge, dice il falso. Alle spalle di questa delegittimazione, che è gravissima perché porta la sfiducia nei confronti della giustizia, c’è una volontà di indebolire il potere giudiziario”.

Un obiettivo portato avanti dall’esecutivo e dalla riforma “sia con la legge di revisione costituzionale, smembrando il Consiglio superiore, facendone tre organi, due Consigli superiori e un’Alta Corte di giustizia. Così come con queste accuse continue di sentenze ingiuste, sbagliate, politicizzate, quando poi i giudici si limitano a applicare la legge”.

Un obiettivo che, al di là delle smentite dal fronte del Sì, per Lattanzi emerge anche dalle frasi della capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, dopo il suo intervento sull’emittente siciliana Telecolor, in cui diceva: «Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, sono plotoni di esecuzione».
“La parte che mi ha fatto più effetto era proprio quella in cui si diceva ‘Votate sì perché così ci leviamo di mezzo la magistratura’. Dimostra la vera intenzione: quella di delegittimare, spegnere, sotto certi aspetti, la magistratura”, conclude.