Le fake news e il disfattismo politico

Reati dove le fake news costituiscono la “condotta incriminata”

Art. 265 c.p. (disfattismo politico)

Altra fattispecie che sanziona espressamente la diffusione di false notizie (con i limiti che poi vedremo) è quella prevista dall’art. 265 c.p. che punisce: “Chiunque, in tempo di guerradiffonde o comunica voci o notizie false, esagerate o tendenziose, che possano destare pubblico allarme o deprimere lo spirito pubblico o altrimenti menomare la resistenza della nazione di fronte al nemico, o svolge comunque un’attività tale da recare nocumento agli interessi nazionali”.

Come si è già accennato in relazione all’art. 656 c.p. trattasi di norma che trova applicazione soltanto in tempo di guerra (ovvero in caso di imminente pericolo della stessa) e, pertanto, di rarissima applicazione, eppure dal suo esame emergono interessanti spunti di riflessione sulla diffusione di false notizie.

In primo luogo deve evidenziarsi che, come nel caso della fattispecie dell’art. 656 c.p. viene punita la diffusione di notizie “false, esagerate o tendenziose” dovendosi interpretare tale locuzione, come già visto in precedenza, non come la previsione di tre distinte ipotesi incriminatrici, tra loro “alternative”, ma come una “endiade” (ovvero una combinazione di parole che esprime un concetto “unitario”) che deve essere riferita ad ogni specie di notizia che rappresenti un fatto in modo alterato e dunque falsato.

Come già sottolineato in precedenza, a differenza di quanto previsto dall’art. 656 c.p., che punisce esclusivamente la diffusione di “notizie” ovvero di informazioni “dal contenuto, in ogni caso, preciso e riconoscibile”, la fattispecie di cui all’art. 265 c.p. sanziona anche la diffusione di mere “voci” ovvero la comunicazione di informazioni contraddistinte da vaghezza e incontrollabilitàdel loro contenuto. La circostanza che la diffusione di false “voci” sia stata sanzionata soltanto in tempo di guerra, mentre il legislatore non ha inteso punirla in tempo di pace, è stata probabilmente determinata dalla circostanza che in tempo di guerra il “caos” che regna nella società civile non consente la rapida verifica delle informazioni diffuse e dunque anche la diffusione di false informazioni vaghe e senza controllo può determinare gravi ripercussioni sul vivere civile già profondamente turbato dallo stato di belligeranza in cui verte la nazione.

Va detto, poi, che l’interpretazione, costituzionalmente orientata ex art. 21 cost., dell’art. 265 c.p. non può che portare alla conclusione che non possano mai essere incriminate idee e/o convincimenti di carattere privato, sebbene si rivelino false, né tantomeno frasi consistenti in meri apprezzamenti personali.

Ulteriore elemento distintivo tra le due fattispecie è che, mentre in quella dell’art. 656 c.p. la falsa notizia per essere sanzionata deve essere potenzialmente idonea a turbare l’ordine pubblico, invece in quella dell’art. 265 c.p. le voci o le notizie false devono essere idonee a “destare pubblico allarme o deprimere lo spirito pubblico o altrimenti menomare la resistenza della nazione di fronte al nemico”. Appare evidente che la fattispecie dell’art. 265 c.p. è idonea a “colpire” un numero di false notizie (oltre che voci) sicuramente superiore a quella dell’art. 656 c.p. atteso le locuzioni “destare pubblico allarme o deprimere lo spirito pubblico” o ancora “menomare la resistenza della nazione di fronte al nemico” abbracciano una serie di condotte ben superiore a quelle che “turbano l’ordine pubblico” ed infatti una condotta può ben creare “pubblico allarme” senza che vada a colpire i valori fondamentali della società (che oggi vanno intesi quali valori fondamentali della Costituzione). Deve comunque evidenziarsi, come peraltro già detto, che trattandosi di una norma che trova applicazione solo in tempo di guerra appare di “scarsa utilità” nel contrasto al fenomeno delle “fake news” e più in generale “dell’information disorder”.

di Stefano Latorre, Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sondrio

Tratto da Spunti di riflessione di diritto penale, parte IV. Leggi la I, II e III parte su https://lamagistratura.it/categoria/penale-e-sorveglianza/

In foto: Annibale Carracci, Allegoria della verità e del tempo, 1584-1585, Royal Collection, Hampton Court