Brevi osservazioni sulle modifiche in tema di iscrizione della notizia di reato

Brevi osservazioni, a prima lettura, sulle modifiche in tema di iscrizione della notizia di reato

di Rocco Gustavo Maruotti – Sostituto Procuratore della Repubblica in servizio alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rieti

 

Abstract: Con la riscrittura della disciplina delle iscrizioni nel registro delle notizie di reato, il legislatore delegato, nella prospettiva delineata nella legge delega n. 134/2021 di soddisfare esigenze di garanzia, certezza e uniformità delle iscrizioni, ha individuato alcuni parametri legali al ricorrere dei quali il pubblico ministero ha l’obbligo di procedere all’iscrizione della notizia di reato e del nome della persona alla quale il reato è attribuito nel registro di cui all’art. 335 c.p.p., atto decisivo anche nell’ottica di riduzione dei tempi di durata del procedimento penale, in quanto dal momento dell’iscrizione decorre il termine di durata massima delle indagini preliminari.

          L’art. 1, comma 9, lettera p) della legge delega n. 134/2021 (recante “Delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari”) ha affidato al legislatore delegato il compito di precisare i presupposti in base ai quali il pubblico ministero è tenuto a provvedere alla iscrizione nell’apposito registro di cui all’articolo 335 del codice di procedura penale delle notizie di reato e del nome della persona cui lo stesso è attribuito, “in modo da soddisfare le esigenze di garanzia, certezza e uniformità delle iscrizioni”. La delega, sul punto, è stata esercitata con l’art. 15 co. 1 lett. a) del decreto legislativo n. 150 del 10 ottobre 2022 (“Attuazione della legge 27 settembre 2021 n. 134”), sia modificando il co. 1 dell’art. 335 c.p.p., sia introducendo i nuovi commi 1 bis e 1 ter. Pertanto il nuovo art. 335 c.p.p., che ha mantenuto immutata la precedente rubrica “Registro delle notizie di reato”, nella sua prima parte risulta riscritto come segue: 1. Il pubblico ministero iscrive immediatamente, nell’apposito registro custodito presso l’ufficio, ogni notizia che gli perviene o che ha acquisito di propria iniziativa, contenente la rappresentazione di un fatto, determinato e non inverosimile, riconducibile in ipotesi a una fattispecie incriminatrice. Nell’iscrizione sono indicate, ove risultino, le circostanze di tempo e di luogo del fatto.

          1 bis. Il pubblico ministero provvede all’iscrizione del nome della persona alla quale il reato è attribuito non appena risultino, contestualmente all’iscrizione della notizia di reato o successivamente, indizi a suo carico.

          1 ter. Quando non ha provveduto tempestivamente ai sensi dei commi 1 e 1 bis, all’atto di disporre l’iscrizione il pubblico ministero può altresì indicare la data anteriore a partire dalla quale essa deve intendersi effettuata”.

          Per una migliore comprensione della portata innovativa di queste modifiche è opportuno ricordare che, in base alla precedente dizione dell’art. 335 co. 1 c.p.p., sul pubblico ministero incombeva, più semplicemente, l’obbligo di iscrivere “immediatamente” la notizia di reato che aveva acquisito di sua iniziativa o che gli era pervenuta “nonché, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della persona alla quale il reato stesso è attribuito”, inciso quest’ultimo che è stato soppresso. A fronte dell’assenza nella norma previgente di criteri che indicassero quando dovesse ritenersi integrata una notizia di reato o sussistenti a carico di una persona elementi tali da imporne la sua iscrizione, nella prassi applicativa, formalizzata anche in circolari adottate dai dirigenti degli uffici di Procura (si veda, a livello paradigmatico, la Circolare n. 3225/17, adottata il 2 ottobre 2017 dal Procuratore della Repubblica di Roma), si era consolidato l’orientamento secondo cui, anche in una logica di garanzia, nell’apprezzamento dei presupposti per procedere all’iscrizione, fosse ineliminabile una componente di discrezionalità valutativa del pubblico ministero. Inoltre, l’elaborazione giurisprudenziale, consacrata nella sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 40538/2009, si era attestata nel senso che l’obbligo di iscrizione si genera in capo al P.M. quando, avuto riguardo alla componente “oggettiva” (i fatti di reato), gli elementi acquisiti, pur se non tali da costituire una base fattuale per elevare l’imputazione, integrano un po’ più di una indefinita “ipotesi” di reato; mentre, con riferimento alla componente “soggettiva” (l’iscrizione del nome dell’indagato), fosse superata la soglia del mero sospetto e l’attribuibilità del reato all’indagato assumesse una certa pregnanza.

          Ciò posto, in attuazione della delega e recependo questo consolidato e autorevole orientamento giurisprudenziale, il legislatore delegato ha individuato alcuni parametri legali al ricorrere dei quali scatta per il P.M. l’obbligo di iscrizione della notizia di reato e del nome della persona alla quale il reato è attribuito nel registro di cui all’art. 335 c.p.p., momento molto importante, anche nell’ottica primaria, perseguita dal legislatore, di riduzione dei tempi di durata del procedimento penale, in quanto dal momento dell’iscrizione decorre il termine di durata massima delle indagini. Inoltre, come si vedrà in seguito, il ritardo nell’iscrizione viene sanzionato con l’inutilizzabilità degli atti delle indagini preliminari compiuti dopo che sia decorso il termine di durata delle stesse, calcolato però non a partire dall’iscrizione formale, ma dal momento in cui, sussistendone tutti i presupposti, il pubblico ministero avrebbe dovuto iscrivere. E ciò sulla base di un meccanismo di retrodatazione operata dal giudice su richiesta della persona sottoposta alle indagini.

          La prospettiva generale è quindi quella di soddisfare esigenze di garanzia, certezza e uniformità delle iscrizioni e di introdurre forme di controllo, intrinseco ed estrinseco, sulla gestione dei tempi delle indagini, al fine di permettere alla difesa un’effettiva verifica circa il rispetto dei tempi e delle garanzie difensive.

          Ma, soprattutto, il legislatore con il nuovo art. 335 c.p.p. pone alcuni punti fermi su un passaggio molto delicato, nel quale il P.M. si trova spesso ad effettuare un bilanciamento tra due esigenze contrapposte, in quanto l’iscrizione è sicuramente un atto formale a partire dal quale si attivano tutte le garanzie riconosciute alla persona sottoposta alle indagini (prima fra tutte, quella di essere sentita con le garanzie previste dall’art. 64 c.p.p.), ma è anche un atto foriero di potenziali pregiudizi, posto che una delle distorsioni del nostro sistema è rappresentata dal fatto che la notizia della iscrizione nel registro delle notizie di reato – che pure dovrebbe rimanere riservata (ricordiamo che l’art. 111 co. 3 Cost. dispone che “Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico”), ma che in alcuni casi, soprattutto in occasione nel compimento di atti che comportano una discovery parziale o totale (ad esempio, l’esecuzione di un decreto di perquisizione o la notifica di un avviso di conclusione delle indagini preliminari), viene conosciuta anche da soggetti estranei al procedimento – produce un pregiudizio quasi automatico per l’indagato, il quale viene immediatamente avvolto dall’alone della “presunzione di colpevolezza” e, in alcuni casi, subisce il primo e forse più pesante “processo” (perché avviene in assenza di un reale contraddittorio), che è quello mediatico. Questa distorsione, favorita dal ritardo con cui lo Stato italiano ha recepito la Direttiva UE 343 del 9 marzo 2016 sul “Rafforzamento della presunzione di innocenza” (recepimento avvenuto soltanto l’8 novembre 2021 con il D.Lgs. n. 188/2021 che ha introdotto l’art. 115 bis c.p.p. rubricato appunto “Garanzia della presunzione di innocenza”), è alimentata soprattutto dalla mancata assimilazione sul piano culturale sia dell’art. 27 co. 2 Cost. per il quale “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”, sia dell’art. 6 co. 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo in virtù del quale “Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata”.

          Pertanto, nel tradurre le disposizioni della legge delega in norme processuali, il legislatore delegato delinea un modello procedimentale che, nella generale prospettiva di introdurre efficaci forme di controllo sulla gestione dei tempi delle indagini, persegue l’obiettivo di sottrarre il momento delicato della iscrizione della notizia di reato – intesa nella sua componente oggettiva e soggettiva – a un duplice rischio: da un lato, quello di considerare tale atto un mero adempimento formale, con conseguente possibile iscrizione di notizie di reato generiche e di soggetti raggiunti da meri sospetti, con possibili effetti pregiudizievoli nei loro confronti; dall’altro, il rischio opposto di richiedere, ai fini dell’iscrizione, requisiti troppo stringenti, con la conseguenza di ritardare sia il termine di decorrenza delle indagini, sia l’attivazione delle garanzie riconosciute alla persona sottoposta alle indagini.

          Così, quanto al profilo oggettivo, inteso come un fatto sussumibile nell’ambito di una determinata fattispecie criminosa, la “notizia di reato” viene definita – nel co. 1 del novellato art. 335 c.p.p. – come “la rappresentazione di un fatto, determinato e non inverosimile, riconducibile in ipotesi a una fattispecie incriminatrice.

          In particolare, per quanto riguarda il requisito della “determinatezza” è sufficiente che si tratti di fatti non generici, mentre non integrano il requisito della determinatezzale circostanze di tempo e di luogo del fatto”, tant’è che il legislatore ha previsto che si possa procedere all’iscrizione di una notizia di reato anche quando tali circostanze non siano ancora disponibili; ovviamente, ove dovessero essere individuate in epoca successiva, l’iscrizione andrà in tal senso integrata. A questo proposito va evidenziato che se la mancata conoscenza, in un primo momento, dei connotati spazio-temporali del fatto-reato non è di ostacolo all’iscrizione di quel fatto nel registro delle notizie di reato, si deve ritenere che il loro mancato successivo accertamento può rende improbabile l’esercizio dell’azione penale, in quanto non consente di giungere a quella “enunciazione del fatto in forma chiara e precisa” come richiesto dall’art. 552 c.p.p. .

          Il requisito della “non inverosimiglianza” porta, invece, ad escludere dall’area del già penalmente rilevante e quindi di ciò che è meritevole di iscrizione, tutti quei fatti fantasiosi, irrealistici, incredibili, assurdi, inconcepibili e, già all’evidenza, indimostrabili.

          Quanto all’iscrizione del nome della persona alla quale il reato è attribuito, non più disciplinata all’interno del comma 1, bensì nel nuovo comma 1 bis dell’art. 335 c.p.p., è previsto che il nominativo va iscritto quando, contestualmente all’iscrizione della notizia di reato o in epoca successiva, risultino «indizi a suo carico». Tale espressione, mutuata per coerenza sistematica dall’art. 63 c.p.p., vale ad escludere sia la sufficienza di meri sospetti (mentre, nonostante l’uso del plurale, deve ritenersi sufficiente ai fini dell’iscrizione anche la sussistenza di un solo indizio), sia la necessità che sia raggiunto il livello di gravità indiziaria. Il legislatore delegato ha perciò tenuto conto, anche con riferimento al profilo “soggettivo” dell’iscrizione, dell’importante indicazione giurisprudenziale in base alla quale per l’iscrizione di un nominativo nel registro delle notizie di reato occorrono “specifici elementi indizianti e non meri sospetti” a carico di un determinato individuo (Cass. Sez. Un. sent. n. 40538/2009). Va anche salutata con favore la scelta di non prevedere un’elencazione delle possibili fonti indizianti, che, in ogni caso, non sarebbe potuta essere tassativa.

          Da ultimo, con il nuovo comma 1 ter dell’art. 335 c.p.p., è stato attribuito al pubblico ministero, ove non si sia provveduto tempestivamente alle iscrizioni previste dai due commi precedenti, il potere di indicare la data anteriore a partire dalla quale l’iscrizione deve intendersi effettuata. Questa previsione, che traduce in norma di legge una prassi virtuosa già seguita da alcune procure della Repubblica, ha l’obiettivo di consentire al pubblico ministero, ove riconosca un ritardo nell’iscrizione, di porvi rimedio senza la necessità di attendere l’attivazione del meccanismo giurisdizionale previsto nei nuovi articoli 335 ter e 335 quater c.p.p. ed evitando così il rischio di una successiva declaratoria di inutilizzabilità di atti di indagine compiuti oltre il termine di durata “sostanziale” della fase delle indagini preliminari.

          In conclusione, può dirsi che, sebbene sia chiaro che con la nuova formulazione dell’art. 335 c.p.p. il legislatore delegato abbia cercato di evitare il pericolo di trasformare l’iscrizione in un atto meramente formale e dovuto, ancorandola a effettivi profili di responsabilità penale e quindi agganciandola ad una solida base fattuale e soggettiva – così anche per evitare a quei soggetti comunque destinati a fuoriuscire presto dal quadro investigativo, quegli effetti negativi indiretti, correlati comunque all’iscrizione – di contro va evidenziato che non possono non residuare in capo al pubblico ministero margini, seppure minimi, di discrezionalità valutativa legati alla necessità di riempire di contenuti i requisiti della determinatezza e non inverosimiglianza del fatto e alla valutazione della sussistenza degli indizi necessari e sufficienti a procedere all’iscrizione del nominativo dell’indagato. Peraltro ben sapendo che se l’iscrizione di un determinato soggetto dovesse risultare tardiva, con il meccanismo previsto dal nuovo art. 335 quater c.p.p. si potrà recuperare l’effetto di garanzia che l’iscrizione assicura in termini di durata delle indagini preliminari e così evitare eventuali pregiudizi dovuti ad un ingiustificato ritardo nell’attivazione delle garanzie riconosciute alla persona sottoposta alle indagini.

          Infine, come è noto, con il decreto legge n. 162 del 31 ottobre 2022 il Governo appena insediatosi ha posticipato al 30 dicembre 2022 l’entrata in vigore del d.lgs. n. 150/2022, inizialmente prevista, dopo l’ordinario periodo di vacatio legis, per il 2 novembre 2022. Si tratta di un rinvio ufficialmente giustificato dalla necessità di «consentire una più razionale programmazione degli interventi organizzativi di supporto alla riforma». In realtà, nei giorni immediatamente successivi all’approvazione del d.lgs. n. 150/2022 l’Associazione Nazionale Magistrati e l’Assemblea nazionale dei Procuratori generali d’Italia, nonché diversi commentatori, avevano segnalato le numerose incertezze circa l’immediata applicazione di alcune delle principali novità, in particolare in materia di indagini preliminari, dovute soprattutto all’assenza di una puntuale disciplina transitoria. Il Governo, per il momento, ha però optato per una mera proroga dell’entrata in vigore dell’intera riforma, senza prevedere disposizioni transitorie, le quali sono comunque ancora possibili sotto forma di emendamenti in sede di conversione del decreto legge.

          Ci si deve chiedere, pertanto, quale regime intertemporale è possibile prevedere per la nuova disciplina dell’iscrizione nel registro delle notizie di reato nel caso in cui il legislatore non dovesse introdurre, in sede di conversione del d.l. 162/2022, una apposita disciplina transitoria.

          Allo stato, in applicazione dei principi generali, si deve ritenere che la soluzione più corretta sia quella di considerare applicabile il nuovo art. 335 c.p.p. soltanto alle notizie di reato che verranno iscritte dopo il 30 dicembre 2022, data di entrata in vigore del d.lgs. n. 150/2022, fatta salva la possibilità di dare sin da subito concreta attuazione al nuovo comma 1 ter dell’art. 335 c.p.p., che, come detto, ha recepito una prassi virtuosa in alcuni casi già opportunamente attuata da taluni pubblici ministeri.

          È però del tutto evidente che la nuova disciplina della iscrizione delle notizie di reato rientra tra le novità legislative per le quali la previsione di una apposita disciplina transitoria appare più che opportuna e, perciò, assolutamente auspicabile.

 

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