
“La riforma della Corte dei Conti? Poteva essere una riforma più meditata. Il giudizio non è positivo perché abbassa la soglia di responsabilità nella gestione del denaro pubblico e scarica sul cittadino il costo degli errori gravi, della colpa grave degli amministratori e dei funzionari”. In un’intervista con La Magistratura, Paola Briguori, già presidente dell’Associazione magistrati della Corte dei Conti e attuale componente del direttivo, boccia il provvedimento approvato in via definitiva dal Senato. Una legge, voluta dall’attuale ministro Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) e sostenuta da governo e maggioranza, passata tra le polemiche, contestata soprattutto dagli stessi magistrati contabili, che da mesi chiedevano un confronto nel merito per far fronte agli aspetti più critici. Un confronto che non c’è stato.
Sotto accusa c’è soprattutto la scelta di cambiare l’ammontare dei risarcimenti a cui un pubblico amministratore deve far fronte in caso di condanna: “Nel momento in cui c’è necessità di dare una risposta in termini di responsabilità, per quanto riguarda la gestione delle risorse pubbliche, come per esempio quelle collegate agli investimenti PNRR, si riduce fortemente la responsabilità amministrativa per colpa grave, grave negligenza, al punto tale che si risponde per il 30% del danno accertato, o addirittura al più entro due annualità di stipendio o due annualità di indennità, a seconda se si tratta di funzionari o amministratori. La conclusione è che c’è una scopertura del 70 per cento, che resta a carico della collettività, dei cittadini”, spiega Briguori. E ancora: “La riforma prevede che chi gestisce denaro pubblico è obbligato ad assicurarsi. Da una parte chi rompe paga poco o non paga per niente, perché c’è la copertura assicurativa. Dall’altra, in realtà, si abbassano gli standard etici che i cittadini pretendono dai funzionari, dagli amministratori pubblici. Ma non solo: è stato introdotto un silenzio assenso sulle richieste di registrazione di un atto, sulle consulenze che dovrebbe rilasciare la Corte, che in qualche modo ha una funzione mai avuta, di esclusione automatica della responsabilità. A lungo andare questo ridurrà l’effetto deterrente del sistema della responsabilità amministrativa. Quindi si tenderà a recuperare sempre meno. Quel 70% graverà come minor spesa, pensiamo soprattutto nell’ambito degli enti locali, dove i bilanci sono abbastanza ristretti: non ci saranno più tanti soldi per far fronte ai bisogni della popolazione, quindi tutto quello che vuol dire servizio pubblico”.
L’impressione, aggiunge l’ex presidente dell’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti, è che “non sia una riforma a tutela del cittadino”. Il motivo? “Se si fa una riforma per combattere la paura che ha il funzionario, l’amministratore, di firmare, perché ha paura poi di incorrere in responsabilità, mi viene da pensare che questo sia un tentativo di far percepire che vi siano controlli più leggeri e quindi forse un alleggerimento dei controlli. Probabilmente questo è un po’ un leitmotiv che riguarda queste ultime riforme”.
Briguori contesta anche la riforma Nordio, la legge costituzionale che introduce anche il doppio Csm per giudici e pm e l’Alta corte disciplinare. “C’era davvero necessità di introdurre una norma sulla separazione delle carriere, quando in realtà il passaggio da una funzione all’altra è davvero ridotto, come conferma ogni statistica? Anche in Corte dei Conti abbiamo le procure e anche noi subiremo la separazione delle carriere. Ma di fatto già esiste, perché è stata fatta con norma ordinaria, si garantisce che tra funzione requirente e giudicante non ci sia commistione, con delle norme molto chiare, con divieto di esercitare nella stessa Regione quelle funzioni diverse. È davvero necessario per far funzionare la giustizia alterare gli assetti costituzionali che hanno votato i Padri costituenti? Era necessario dividere il CSM, arrivare al punto tale da costituire un organo disciplinare autonomo? Il cittadino vuole l’amministrazione della giustizia e io ritengo che questa riforma non risolva i problemi della giustizia. I ritardi nei processi non si risolvono. Da magistrato ritengo che al momento non si debba cambiare la Carta costituzionale, soprattutto laddove disciplina la magistratura come autonoma e indipendente, perché garanzia per i cittadini”.
Tutto mentre sono già oltre 130mila le firme – in poco più di una settimana, quella a cavallo di Natale – raccolte dall’iniziativa popolare e della società civile per il referendum contro la riforma Nordio, lanciata da un gruppo di 15 giuristi: “Mi viene da pensare che c’è molto interesse. I cittadini stanno prendendo coscienza, ho notato che questo ha riguardato anche la riforma della Corte dei Conti. Vorrei da cittadina che non ci fosse un clima da derby, ma che ci fosse un clima di informazione chiara, trasparente, lineare su quelle che sono le norme e quelle che potrebbero essere le alternative, nel caso vincesse il sì o il no. Invece mi pare che spesso questo non accada”, ha concluso Briguori.



