
La Relatrice Speciale ONU sull’indipendenza della magistratura e sull’importanza dell’intervento dei magistrati nel dibattito pubblico
È di pochissimi giorni fa la dichiarazione della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sull’indipendenza dei magistrati e degli avvocati, Margaret Satterthwaite, dedicata all’11 gennaio 2026 quale Giornata dell’Indipendenza della magistratura. La relatrice speciale ha collocato con estrema chiarezza il tema dell’indipendenza dei magistrati al centro del dibattito pubblico contemporaneo.
Le relatrice afferma che “i giudici indipendenti svolgono un ruolo più ampio nel mantenere democrazie forti e pacifiche e nel prevenire abusi di potere” e aggiunge che “l’opinione pubblica può credere nello Stato di diritto solo quando sa che i magistrati non sono soggetti a un leader o a un partito politico”. Queste parole vanno al cuore della funzione giudiziaria nelle democrazie costituzionali e liberali.
Ancora più esplicito è il passaggio in cui Satterthwaite sottolinea che “dobbiamo tutti poter confidare che, in ogni caso, i giudici esamineranno i fatti e il diritto ed emetteranno una decisione giusta senza interferenze o pressioni”, precisando che ciò implica la necessità di proteggere i giudici “da influenze indebite esercitate da potenti attori governativi e privati”. L’indipendenza non è quindi una formula astratta, ma una condizione concreta che può essere erosa attraverso pressioni politiche, mediatiche, disciplinari, normative. L’indipendenza non è una prerogativa di categoria, ma un diritto di tutti i cittadini.
In questo quadro si colloca anche il tema, spesso frainteso e volutamente strumentalizzato, della parola pubblica dei magistrati. Richiamando il significato simbolico della Marcia delle Mille Toghe del 2020, la relatrice fa riferimento al dovere professionale dei magistrati “di esprimersi pubblicamente, senza timore, in difesa dello Stato di diritto e dell’indipendenza della magistratura quando questi valori fondamentali sono minacciati”. Non una scelta individuale o militante, ma un dovere che nasce dall’esercizio della funzione giurisdizionale.
Queste affermazioni trovano un riscontro diretto nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha più volte chiarito come la libertà di espressione dei magistrati sia tutelata e spesso doverosa quando è esercitata per difendere l’indipendenza della giurisdizione, la separazione dei poteri e lo Stato di diritto. Non si tratta di fare contrapposizione politica, ma di preservare le condizioni istituzionali che rendono possibile una democrazia effettiva e sostanziale.
Satterthwaite chiarisce ulteriormente che “l’indipendenza non è un privilegio concesso ai giudici; è uno strumento per proteggere i diritti ai quali tutti noi abbiamo diritto come persone”. E avverte che questo dovere di presa di posizione è oggi particolarmente urgente: “Nell’ultimo anno ho ricevuto un numero allarmante di casi, tra cui minacce e campagne diffamatorie contro giudici, la criminalizzazione degli operatori della giustizia e riforme legislative che incidono sull’indipendenza della magistratura”. Dalla Tunisia, all’Ecuador, alla Corte Penale Internazionale e non solo. L’indipendenza viene messa in discussione non solo frontalmente, ma, come sta accadendo in Italia con la riforma costituzionale della magistratura, anche attraverso interventi normativi che, con riferimento ai magistrati, incidono sulle nomine, sulle carriere, sulle garanzie di stabilità e sull’equilibrio tra i poteri dello Stato.
È in questo contesto che la Relatrice Onu richiama esplicitamente la Marcia delle Mille Toghe e l’iniziativa dell’Associazione Internazionale dei Magistrati che nel 2023 ha chiesto alle Nazioni Unite l’istituzione ufficiale dell’11 gennaio come Giornata dell’Indipendenza della Magistratura. “Dovremmo riconoscere il coraggio dimostrato dai partecipanti alla Marcia delle 1000 Toghe nel difendere una giustizia indipendente”, afferma Satterthwaite, aggiungendo che “ora è il momento per gli Stati membri di rinnovare il loro impegno verso questi principi, mostrando solidarietà ai giudici la cui indipendenza è minacciata in tutto il mondo”.
La conclusione dello statement è netta e parla anche a tutti noi come cittadini: “Se i giudici hanno il dovere di resistere agli attacchi alla loro indipendenza, allora lo stesso dovere ricade su tutte le persone che hanno a cuore i diritti umani, la giustizia e lo Stato di diritto”. Da qui l’invito agli Stati a sostenere una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu che istituisca ufficialmente questa giornata.
In tempi in cui si tenta sempre più spesso di orientare, controllare e delegittimare il lavoro dei magistrati, spostando apertamente il baricentro dall’applicazione imparziale della legge alla volontà e alla forza del potere politico, la parola dei magistrati non è un problema, ma una risorsa democratica. Tacere, in questi casi, non significa neutralità: significa lasciare spazio a un’idea di democrazia non effettiva in cui il potere politico ambisce a operare senza controlli e la legge smette di essere l’ago della bilancia nel delicato e necessario equilibrio tra i poteri dello Stato.



