
Il Comitato norvegese premia la giurista sudafricana, già Alto commissario Onu per i diritti umani.
“La pace richiede giustizia”. Il Comitato norvegese ha assegnato il Premio Nobel per la pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana di 85 anni, già Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale. Secondo il Comitato, Pillay ha avuto un ruolo determinante nel garantire che crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio vengano perseguiti penalmente.
La motivazione le riconosce di aver aperto la strada a un ordinamento giuridico globale più completo, con “coraggio e integrità eccezionali”. Pillay ha chiamato Stati e leader nazionali a rispondere delle proprie azioni, ha sottolineato la responsabilità di individui e Stati nel rispettare lo Stato di diritto e ha contribuito a definire norme e principi giuridici. Il Comitato cita il Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Pillay vi ha avuto un’influenza significativa quando lo stesso ha stabilito che lo stupro e la violenza sessuale possono costituire crimini contro l’umanità e genocidio. Nello stesso procedimento, per la prima volta, un imputato è stato accusato di istigazione al genocidio sulla sola base della diffusione di propaganda.
“Il diritto internazionale non è più soltanto un complemento della pace e della sicurezza. È una necessità assoluta“, scrive il Comitato, che denuncia le pressioni sulle istituzioni giuridiche internazionali. “Quando la forza prevale sul diritto, vengono compromesse la stabilità, la fiducia e la convivenza pacifica”. Il comunicato riconosce che le grandi potenze hanno spesso eluso le proprie responsabilità e che i procedimenti hanno avuto esiti diversi a seconda di chi fosse il responsabile e chi la vittima. Un passaggio è dedicato ai giudici, “coloro che sorvegliano la sottile linea rossa tra ordine e caos”, oggi sanzionati e con le loro istituzioni sotto attacco.
L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha definito il premio “un momento di orgoglio per il movimento globale per i diritti umani”. Secondo Türk, il Nobel riconosce che diritti umani, Stato di diritto, giustizia e responsabilità sono alla base di pace, sicurezza e prosperità, in una fase in cui questi principi sono attaccati anche da chi dispone di un enorme potere. Pillay “incarna il diritto internazionale” e “continua a ispirare” il suo Ufficio e milioni di persone.
La presidente della Corte penale internazionale, Tomoko Akane, ha dichiarato in un comunicato: “In un’epoca in cui l’ordine giuridico internazionale e lo Stato di diritto affrontano sfide considerevoli, questo riconoscimento assume un significato particolare”. Il premio, secondo Akane, è “un importante riconoscimento del ruolo vitale svolto dalla giustizia internazionale quale pilastro di una pace duratura”. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha sottolineato come poche persone abbiano dedicato la propria vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana quanto Pillay, “una sostenitrice dello stato di diritto contro la legge del più forte. In un mondo che ha più che mai bisogno di giustizia, il suo coraggio e la sua lucidità morale rappresentano una bussola preziosa”.
Nata a Durban sotto l’apartheid, in una famiglia di origine tamil indiana, Pillay ha difeso come avvocata Nelson Mandela e altri oppositori del regime. È stata giudice dell’Alta Corte sudafricana, del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e della Corte penale internazionale, poi Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dal 2008 al 2014. Dal 2021 al novembre 2025 ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’Onu sul Territorio palestinese occupato, che nel settembre 2025 ha concluso che le autorità israeliane avevano commesso atti di genocidio a Gaza. Nel breve intervento seguito all’annuncio, Pillay ha rivendicato quel lavoro: “L’ultima cosa che ho fatto è consegnare il rapporto che definisce quel che avviene nella Striscia di Gaza come genocidio”” E ha detto di essere rimasta sorpresa che la motivazione del premio parlasse del suo coraggio: “Perché ci vuole coraggio per dire la verità? Vedi i fatti, interpreti la legge e prendi una decisione imparziale”.
Pillay non intende fermarsi. “Tutti continuano a chiedermi: quando ti fermerai? Ho appena compiuto 85 anni il mese scorso”, ha detto fuori dal Tribunale di Norimberga, in un video diffuso dalla segretaria generale di Amnesty International. Ha ricordato di essere ancora impegnata come giudice ad hoc nel procedimento avviato dal Gambia contro il Myanmar davanti alla Corte internazionale di giustizia.
La cerimonia ufficiale per la consegna del premio si terrà a Oslo il 10 dicembre.



