
A scorrere le tabelle e il report del servizio studi di Camera e Senato sugli effetti della Manovra sui dicasteri il dato è evidente: ancora una volta le risorse per la giustizia calano in diversi settori essenziali per il funzionamento della stessa e per i servizi ai cittadini.
Nel complesso risulta una riduzione, sotto forma di definanziamento, per 127,8 milioni: il decremento maggiore – si legge nel rapporto – è concentrato principalmente in termini assoluti nel programma Giustizia civile e penale per un totale di 93,8 milioni. Le dotazioni che riguardano il capitolo dedicato all’edilizia degli uffici giudiziari vengono ridotte per un importo di 68,7 milioni di euro: scendono anche quelle del capitolo dedicato alle spese relative alla progettazione, ristrutturazione e messa in sicurezza delle strutture giudiziarie nelle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia che risultano ridotte per un importo che supera i 24 milioni di euro. Colpisce anche la riduzione delle spese destinate alla giustizia minorile, in un momento in cui è alto l’allarme sull’aumento dei reati tra i giovanissimi, come emerso dalle relazioni di molte procure in occasioni dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Subisce una riduzione drastica poi un settore essenziale ed evidentemente molto in ritardo come quello della transizione digitale: qui la flessione è di 6,4 milioni, di cui oltre 3 milioni destinati a spese per lo sviluppo del sistema informativo e per il finanziamento della rete unitaria della pubblica amministrazione. A fronte di tutto questo risulta un aumento di 1,7 milioni di euro per posti da assegnare all’aumento dei collaboratori diretti del Ministero.
Un quadro complessivo che preoccupa l’Associazione nazionale magistrati che in una nota sottolinea come altre spese potrebbero incidere sulle casse del ministero se la legge Nordio dovesse essere approvata. “Senza risorse – ricorda l’Anm – il servizio giustizia non è in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini. Queste scelte sono un drammatico errore, davanti a cui il ministero non dà risposte”.



