
La Corte d’Appello di Tunisi ha confermato, lo scorso 1° luglio, la condanna a un anno di reclusione nei confronti di Anas Hmedi, presidente dell’Associazione dei magistrati tunisini, , disponendone l’esecuzione immediata. La decisione ha suscitato la ferma reazione dell’Associazione internazionale dei giudici (IAJ) che in una dichiarazione diffusa attraverso il proprio sito istituzionale sottolinea ancora una volta come quello a carico di Hmedi sia un procedimento segnato da “gravi violazioni” delle garanzie fondamentali del giusto processo.
Secondo l’IAJ, nel corso del giudizio di appello sono state ripetute le stesse irregolarità già denunciate nel processo di primo grado: il giudice Hmedi è stato condannato senza essere stato regolarmente citato in giudizio, né messo nelle condizioni di essere ascoltato, in violazione dei diritti della difesa. A destare ulteriore preoccupazione – si sottolinea nel comunicato – il fatto che la sentenza sia stata resa nota alla stampa prima ancora di essere formalmente notificata agli avvocati difensori.
A fronte del quadro tracciato l’IAJ ribadisce la propria posizione e cioè che Hmedi stia pagando per la sua attività di presidente dell’Associazione dei giudici tunisini e per le posizioni pubbliche assunte a difesa dello Stato di diritto nel paese. L’associazione ha rinnovato la propria solidarietà al collega tunisino, chiedendo alle autorità di Tunisi di porre fine all’uso strumentale della giustizia penale contro i magistrati e di rispettare gli obblighi internazionali in materia di diritti umani e indipendenza giudiziaria. L’IAJ ha inoltre annunciato che continuerà a seguire da vicino gli sviluppi del caso.



