Auguri per 100 anni

Ai nostri colleghi vicini e lontani delle città e dei borghi, dei monti e delle marine, mandiamo, al chiudersi di quest’anno, fervido di lotte e d’aspettative, un saluto affettuoso, ringraziandoli della loro fede sicura e della loro cooperazione intelligente.

La formazione della nuova coscienza, di cui abbiamo auspicato l’avvento, procede oramai salda e incorrotta. Il crocidare di qualche corvo e lo squittio dei soliti pappagalli non la turbano.

Onore a tutti quei magistrati nelle cui vene scorre ancora una stilla di sangue generoso, che permette loro di coltivare l’ideale di una giustizia senza croci, senza fregi né cordoni. Onore a tutti quelli i quali non sono contaminati dalla peste del carrierismo, ed a qualche soddisfazione egoista sanno anteporre il rispetto alla dignità della loro funzione.

Il cammino delle idee non è sempre agevole e piano, ma spesso assai aspro e difficile. Talora sembra arrestarsi, divergere, voltare a ritroso. I timidi e gli opportunisti allora si fermano, si aggrappano a qualche sporgenza, e vi rimangono attaccati come l’ostrica allo scoglio. Ma i più animosi e intelligenti seguitano a camminare.

Essi sanno bene che il fiume tra le molte girate e gli svolti sbocca al mare e non risale ai monti.

Così è delle idee maturate nei cervelli consapevoli; esse non possono essere soffocate o morire prima di avere compiuto il loro ciclo nella storia della civiltà e degli ordinamenti di un popolo.

(…)

Siamo in condizioni di spirito che permettono di augurare lietamente il buon anno agli amici cortesi ed agli intolleranti, ai colleghi maggiori e ai minori, tutti a noi egualmente cari, perché uniti, senza distinzione di gradi e gerarchie, dall’amore per lo stesso ideale.

Auguriamo alla magistratura italiana che il nuovo anno porti le buone riforme, senza sorprese amare.

Auguriamo alla nostra Associazione di accrescere le sue forze e la sua prosperità, ma senza sacrifici della compattezza e disciplina che sono necessarie assai più del numero degli associati.

Ed auguriamo finalmente a noi stessi di poter conservare la giovinezza dello spirito e la giocondità del sorriso, per non rimanere sopraffatti dai truculenti plesiosauri del codinismo e per non annoiare troppo i lettori, con la bolsedine dei concetti e dello stile di taluni ben pasciuti avversari.

Dalla rivista La Magistratura del 28 dicembre 1922

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