Parto anonimo e accesso alle origini

di Roberta Del Giudice, Sostituto Procuratore presso il Tribunale per i Minorenni di Sassari

 

[It] Dal combinato disposto degli artt. 28 Legge 184/1983, 30 Decreto del Presidente della Repubblica 396/2000 e 93 decreto legislativo 196/2003 si evince che il nostro Ordinamento riconosce alla partoriente il diritto di dare in adozione il neonato e di celare la propria identità. Il figlio adottivo di madre anonima può avere accesso ad informazioni concernenti le proprie origini solo trascorsi 100 anni dalla formazione dei documenti relativi al parto: in pratica – salvo augurarsi di vivere almeno 100 anni – non può esercitare il diritto a conoscere le proprie origini. Il mutare del sentire sociale e le spinte comunitarie (si richiama la sentenza Godelli c. Italia, Corte EDU 25.09.2012 n. 33783) hanno portato la giurisprudenza ad interrogarsi sulla legittimità di un sistema normativo interno che, cristallizzando al momento del parto la volontà della donna di rimane anonima, esclude ogni possibilità di rimeditazione e, nel contempo, mortifica il diritto del figlio di accedere alle informazioni concernenti la propria identità biologica. La Corte Costituzionale (sentenza 22 novembre 2013 n. 278) ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 28 co. 7 Legge 184/1983 ed ha lanciato un monito al legislatore affinchè venisse introdotto un procedimento volto a vagliare l’attualità della volontà della donna di continuare a rimare anonima (cosiddetto “interpello”).
In mancanza dell’auspicato intervento legislativo, è stata la giurisprudenza a recepire e rendere operativo il meccanismo “suggerito” della Corte Costituzionale dell’interpello come strumento per verificare, a fronte dell’istanza del figlio, l’attualità della volontà della madre a conservare l’anonimato circa la propria identità (Sezioni Unite della Corte di Cassazione, sentenza 1946/2017).
La giurisprudenza, inoltre, ha chiarito che il diritto di accedere alle proprie origini può essere esercitato anche se la madre sia morta e non sia possibile procedere, mediante l’interpello, alla verifica della perdurante attualità della scelta di conservare il segreto (Cassazione sentenza del 21 luglio 2016 n. 15024).
È sempre opera della giurisprudenza l’aver esteso il meccanismo dell’interpello anche ai fratelli e alle sorelle del nato da parto anonimo (Cassazione sentenza del 20 marzo 2018 n. 6963.).
Il presente lavoro mira a mettere in evidenza un aspetto problematico che sembra non
essere stato adeguatamente affrontato: il faticoso percorso che ha portato all’ideazione del meccanismo giurisprudenziale dell’interpello “inciampa” in un complicato coacervo di norme che lo renderebbe di fatto inattuabile. Ed invero, le leggi in materia consentono, al momento della nascita, di indicare la donna che non vuole essere nominata con il codice “999” senza, nel contempo, prevedere, nel rispetto dell’anonimato, un onere di conservazione delle generalità della puerpera, a fronte di un futuro ed eventuale esercizio del diritto di accedere alle proprie origini da parte del figlio. In questo modo le norme sul parto anonimo si pongono in contrasto con l’articolo 8 della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo, facendo sorgere seri dubbi sulla tenuta costituzionale dell’intero impianto normativo in materia.

Parole chiave: Nascita – Parto – Anonimo – Proprie origini 

 

[Eng] From the articles 28 Law 184/1983, 30 Decree of the President of the Republic 396/2000 and 93 Legislative Decree 196/2003 it is clear that our system recognizes the right to the mother to give her child in adoption and to conceal her identity. The adoptive son of an anonymous mother can obtain information concerning his origins only after 100 years from the drafting of the documents relating to the birth: in practice – unless one’s wishes to live at least 100 years – one cannot exercise the right to know one’s origins. The shift in social sentiment, and community pressures (referring to the Godelli vs Italy, ECtHR 25.09.2012 n. 33783 judgment) have led the jurisprudence to question the legitimacy of an internal regulatory system which, crystallizing at the moment of childbirth the will of the woman to remain anonymous, excludes any possibility of reconsideration and, at the same time, mortifies the child’s right to access information concerning their biological identity. The Constitutional Court (judging no. 278 of 22 November 2013) declared the unconstitutionality of art. 28 paragraph 7 of Law 184/1983 and has issued a warning to the legislator so that a procedure has been introduced aimed at assessing the relevance of the woman’s will to continue to remain anonymous (so-called “interpellation”).
In the absence of the called for legislative intervention, it was the jurisprudence that acknowledged and made operational the “suggested” mechanism of the Constitutional Court of the interpellation as a tool to verify, in response to the child’s request, the relevance of the mother’s will to preserve anonymity regarding one’s identity (United Sections of the Court of Cassation, judgment 1946/2017).
Furthermore, the jurisprudence has clarified that the right to access one’s origins can be exercised even if the mother is dead and it is not possible, by means of an interpellation, to verify the relevance of the preservation of secrecy (Cassation sentence of 21 July 2016 n. 15024).
It is always the work of jurisprudence to have extended the interpellation mechanism also to the brothers and sisters of the anonymous child (Cassation judgment of 20 March 2018 n. 6963.).
This work aims to highlight a problematic aspect that has never been adequately addressed: the tiring path that led to the conception of the jurisprudential mechanism of the interpellation “stumbles” into a complicated jumble of rules that would make it practically impracticable.
And indeed, the laws on the subject allow, at the time of birth, to indicate the woman who does not want to be named with the code “999” without, at the same time, providing, in respect of anonymity, a duty to preserve the details of the mother, against a future and possible exercise of the right to access their origins by the child. In this way, the rules on anonymous childbirth are in contrast with Article 8 of the European Convention for Human Rights, raising serious doubts on the constitutional integrity of the entire legal system on the subject.

Keywords: Birth – Chilbirth – Anonymous – One’s origins

 

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