Il futuro della giustizia dipende dalla capacità di trasformare la nostra organizzazione

Ciò che il presente ci mostra ancora di più e di diverso rispetto alla storia recente della magistratura è la penetrazione della crisi nel cuore dei meccanismi della democrazia associativa e della democrazia consiliare, cioè nelle strutture sociali che dovrebbero costituire i naturali presidi e quindi gli antidoti all’affermarsi di prassi deteriori nel governo della magistratura.

Le degenerazioni emerse nell’esercizio del governo autonomo della magistratura hanno trovato terreno fertile anche nei meccanismi elettorali di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura. Si impone pertanto una riforma del sistema elettorale che, come è noto a tutti, verrà varata a breve dal Parlamento. La magistratura italiana tra pochi giorni è chiamata a partecipare ad un referendum consultivo indetto dal Comitato Direttivo Centrale della Associazione Nazionale Magistrati, su due quesiti afferenti al Sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura, di prossima modifica legislativa: la scelta del candidati mediante sorteggio  di un multiplo dei componenti da eleggere; il sistema elettorale preferibile (ad ispirazione maggioritaria o proporzionale) per l’elezione della componente togata del Csm.

Pur nel rispetto della diversità di idee e convinzioni è importante ribadire la necessità che venga  introdotto un  sistema elettorale che  assicuri una rappresentazione “pluralistica” della magistratura: equilibrata nella rappresentanza delle ispirazioni culturali, dei generi, dei territori. Tale esigenza è imprescindibile tutela dei valori costituzionali e del ruolo che la nostra carta fondamentale attribuisce alla magistratura.  Viviamo quindi un tempo di grandi opportunità, che ci impone di ripensare modelli organizzativi nuovi, senza perdere di vista le ragioni della nostra scelta, il significato del nostro giuramento e il senso della nostra funzione che si fonda sui principi della Carta Costituzionale.

Pongo alla vostra attenzione alcune riflessioni.

La crisi profonda che si è manifestata all’interno della magistratura pone a ciascuno di noi interrogativi impegnativi sul valore che attribuiamo alla nostra professione.

L’ANM distrettuale e ben consapevole di ciò, e non si è sottratta all’appello formulato dal Presidente della Repubblica: “Questo è il momento di dimostrare, con coraggio, di voler superare ogni degenerazione del sistema delle correnti per perseguire autenticamente l’interesse generale ad avere una giustizia efficiente e credibile“.

La risposta a questo appello, pur nella diversità di percorsi di formazione e di riferimenti culturali, non può che essere unica e ci riporta al modello costituzionale di magistratura: ognuna delle prerogative riconosciute dalla Costituzione al nostro status di magistrati e strumentale all’esercizio non di un potere personale, ma di una funzione pubblica essenziale per la convivenza democratica e che risponde, al contempo, alla esigenza etica di ogni cittadino: avere giustizia.

La Giunta distrettuale delle Marche, consapevole della necessità di custodire tali valori, non si è fatta fermare dalle difficoltà della crisi pandemica, ma ha continuato nel progetto già iniziato dalla precedente Giunta, coltivando tra tutti i magistrati del distretto un confronto continua, attraverso assemblee organizzate con l’ausilio degli strumenti informatici, mostrando di essere aperta al dibattito democratico anche sui temi più complessi; cercando di mettersi efficacemente al servizio dei cittadini e mostrando di voler rispondere alla crisi istituzionale, con gli strumenti democratici dell’analisi critica e dello scambio democratico di opinioni.

Riteniamo che questo possa rappresentare un mode credibile e valido per realizzare un vero rinnovamento: praticare, nei fatti, quei principi di democrazia che sono alla base della nostra Carta Costituzionale.

Già con la precedente Giunta, e emerso un desiderio condiviso di rinnovamento, nei metodi e nelle regole; ma siamo solo all’inizio, il percorso è ancora lungo e complesso.

Se questo rinnovamento si realizzerà veramente e se saprà essere effettivo, dipenderà naturalmente dall’impegno e dalla responsabilità di ciascuno di noi. A nessun altro può essere demandato questo compito.

Auspichiamo che dal dibattito, unito naturalmente all’impegno e alla riflessione personale, nascano nuove proposte e nuovi programmi, così come emergano le proteste, le critiche, i dissensi, finalizzati non a “distruggere” ma a “costruire” un progetto nuovo e credibile, in aderenza ai principi della Costituzione.

Ci piacerebbe avere, su ciascuno di questi temi, un dialogo leale con l’avvocatura, anche perché la conflittualità che pervade i diversi organismi sociali deve trovare proprio nella giurisdizione un luogo di composizione, nel rispetto dei ruoli di tutti i protagonisti.

La Giunta intende quindi continuare nel percorso già tracciato, attraverso momenti di riflessione vera e di confronto democratico, oltre che di realizzazione di incontri pubblici, nel diversi centri del distretto, sui temi della giustizia e della tutela dei beni fondamentali dell’individuo e della società, resi, oggi, ancora più precari dai cambiamenti profondi che attraversano la società.

In particolare, ricca e diffusa risulta la collaborazione dei magistrati delle Marche ai progetti di educazione alla legalità ed alla responsabilità, elaborati e replicati da anni con le scuole primarie e le scuole superiori, le associazioni e gli enti locali del distretto.

Appena questa emergenza sanitaria allenterà la sua morsa (ci auguriamo nel più breve tempo possibile), intendiamo continuare nei progetti di educazione alla legalità e alla responsabilità coltivati con grande impegno e dedizione dalla precedente Giunta.

Tutte le attività ricordate rappresentano una occasione di contatto con diversi settori della società civile e contribuiscono a costruire un rapporto di fiducia tra la magistratura ed i cittadini.

Sappiamo bene, tuttavia, che la fiducia si conquista  principalmente con la serietà e con l’impegno quotidiano nell’attività giurisdizionale, con l’esercizio competente della professione e soprattutto con l’offerta di un servizio giustizia efficiente.

Consapevoli di questo ruolo e di questa responsabilità, i magistrati del distretto confermano il proprio impegno, diretto a fornire ai cittadini delle comunità locali un servizio giustizia efficiente e affidabile, sempre ispirato ai valori fondamentali della Costituzione.

I  nostri tribunali e gli uffici giudiziari del Distretto sono impegnati da tempo in progetti di contenimento dei tempi dei processi e risultati importanti sono già stati conseguiti e costituiscono l’obiettivo dell’anno che sta iniziando.

Una enorme sfida attende la magistratura italiana già nell’immediato, accelerata proprio dalla crisi pandemica. Ci si riferisce alle misure per la giustizia introdotte con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che chiamano, in prima persona, ciascun magistrato, a rispondere agli appelli e agli obiettivi che l’Europa ci chiede.

E’ stato infatti introdotto l’Ufficio per ii Processo, una struttura organizzativa finalizzata a garantire la ragionevole durata del processo, attraverso l’innovazione dei modelli organizzativi, assicurando un più efficace impiego delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Una enorme responsabilità, ma una grande opportunità e sfida alla capacità progettuale della magistratura italiana di organizzare nuovi modi di esercitare la giurisdizione, con lo sguardo al futuro.

Siamo consapevoli della grande responsabilità, e della sfida che ci attende.

II raggiungimento degli “obiettivi” imporrà non solo un ulteriore significativo aumento della produttività degli uffici (e questo nonostante gli sforzi degli ultimi anni ed una produttività dei giudici italiani superiore  alla  media  europea  –  cfr.  dati CEPEJ  2020), ma anche ii radicale ripensamento delle metodologie di organizzazione del lavoro e, a fortiori, dei rapporti con l’Avvocatura e con la società civile.

Non intendiamo sottrarci, non lo abbiamo fatto in passato, e non intendiamo farlo per il futuro.

E’ importante evidenziare che nonostante la grave crisi pandemica che ha colpito il nostro paese ed il mondo intero, il lavoro nel nostri uffici giudiziari non si è mai fermato.

Nel distretto marchigiano questo buon andamento si è manifestato in modo evidente.

Ma un servizio efficiente non dipende solo dalla responsabilità del magistrato: occorrono spazi, luoghi e palazzi dignitosi, esigenza questa resa oggi indifferibile dall’imminente ingresso di numerosi addetti all’ufficio del processo; occorrono ulteriori risorse materiali ed umane, la cui carenza si manifesta con particolare gravità in alcuni uffici del distretto, ove il personale amministrativo è sempre meno numeroso e sempre più gravato da incombenze.

La garanzia di condizioni di lavoro sicure e accettabili per i magistrati e per tutti gli operatori della giustizia è infatti il presupposto per uno svolgimento efficiente e dignitoso della funzione; costituisce, senza dubbio, uno strumento di tutela dell’indipendenza della magistratura.

Si tratta  di problemi  che richiedono  una  considerazione immediata,  risposte  concrete, e che non possono  essere  elusi una  volta  ancora  con riforme  inefficaci, che rischiano di scaricare sui magistrati la responsabilità di inefficienze che non dipendono da loro.

Le stesse innovazioni tecnologiche devono essere non obiettivi precostituiti, ma strumenti complessi che abbisognano di persone, competenze, formazione, dispositivi tecnologici, di dialogo e coordinamento tra i diversi uffici giudiziari.

In assenza di tali strumenti tutto rimane inutile, ancora di più in questo momento reso assai più complesso dalla crisi sanitaria in corso.

Senza dubbio va dato atto che le molteplici sollecitazioni venute dalla crisi pandemica hanno consentito al “ripensamento” del processo penale alla luce delle molteplici potenzialità messe a disposizione dall’evoluzione tecnologica.

Ciò ha consentito pertanto l’inizio di una profonda “svolta informatica” con l’avvio della digitalizzazione del processo penale, attraverso la realizzazione dell’archivio digitale delle intercettazioni e la costituzione del portale del processo penale telematico; in tal modo consentendo, a beneficio anche dei difensori, il deposito di atti, documenti e istanze nella vigenza della attuale emergenza epidemiologica.

Tale impulso di dematerializzazione degli atti è ormai inarrestabile e condurrà al processo di consultazione del fascicolo penale telematico nell’interesse di tutte le parti del processo, così come è già avvenuto per il processo civile.

L’accelerazione dettata dalla emergenza sanitaria ci ha consentito quindi di acquisire conoscenze nuove e ci ha fatto comprendere come l’adeguamento ai processi tecnologici costituisce un “dovere” che deve fare parte non solo del patrimonio deontologico del magistrato ma di ogni operatore del diritto.

Il momento, quindi, è adesso e richiede l’impegno concreto e l’apporto consapevole e propositivo da parte di tutti gli attori del processo civile e penale.

La magistratura è consapevole che dagli effetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dipende il future del Paese. Dalla capacità di trasformare la nostra organizzazione dipende il futuro della giustizia. Questa trasformazione è però possibile solo se la si governa, mettendo i numeri al servizio di obiettivi non solo di quantità, ma di qualità. Lo invoca la società civile di questo Paese.

 

***

Abstract della Relazione della presidente della Giunta ANM Marche, Maria Letizia Fucci, per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2022

In foto: Vincent van Gogh, “Campo di tulipani”, National Gallery of Art di Washington