Gabrielli: “Le donne del 2 giugno e la costruzione della Repubblica democratica”

Patrizia Gabrielli, storica dell’Università di Siena, è tra le maggiori studiose italiane del voto femminile, ha dedicato molta della sua attività di ricerca alle biografie della 21 costituenti e alla partecipazione politica delle donne nel Novecento. In quest’intervista con La Magistratura ricostruisce il ruolo decisivo delle donne nella nascita della Repubblica e nella scrittura della Costituzione.

Professoressa Gabrielli, il 2 giugno celebriamo gli 80 anni della Repubblica e il primo voto politico delle donne. Sul ruolo delle donne si è soffermato spesso il Presidente Mattarella ricordando che la Repubblica è nata anche grazie a loro. Quanto è radicata la consapevolezza di quel passaggio storico nella vita pubblica italiana?

La Repubblica italiana nasce 80 anni fa dal voto espresso da uomini e donne, per queste ultime è stata la prima volta. È vero che c’erano già state le amministrative, ma il 2 giugno segna la prima consultazione nazionale e, soprattutto, la scelta tra monarchia e repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente hanno un significato importante. Si gettano così le fondamenta del futuro Stato italiano, la Repubblica democratica. Oggi non so quanto questa consapevolezza sia diffusa. Tuttavia, arrivano segnali interessanti. Pensiamo al successo del film di Paola Cortellesi, “C’è ancora domani”, che dimostra un rinnovato interesse verso questi temi. Questo anniversario ha visto moltissime iniziative. Non che negli altri decennali non ci fossero state, a dire il vero, già nel 1955 l’Udi celebra il decennale, poi lo farà il Cif, ma quest’anno l’attenzione rispetto al voto alle donne è stata particolarmente forte. Lei citava il discorso di fine anno del Presidente Mattarella: quel passaggio sul “primo fotogramma” dell’album della Repubblica italiana, dedicato al voto femminile, è molto significativo. La scelta poi di fare ricorso un dispositivo visivo molto forte, alle spalle del presidente c’era la celebre foto di Federico Patellani che ritrae una giovane donna con la prima pagina del Corriere della Sera, ha dato ancora più forza e valenza al messaggio.

Cosa ha rappresentato il voto alle donne 80 anni fa e cosa rappresenta ancora oggi quel voto?

Il discorso del Presidente è importante non solo perché proviene dalla più alta carica dello Stato, ma per come ha trattato il tema del voto femminile: non più come un aggiunta del grande mosaico della democrazia, ma come un connotato essenziale della Repubblica e del tipo di democrazia che si volle costruire. Il Presidente ha sottolineato come quel voto abbia dato un segno indelebile alle origini della Repubblica. Questo perché il 2 giugno rappresenta un vero cambio di pagina, rispetto sia al regime fascista sia allo Stato liberale che non aveva riconosciuto il diritto di voto alle donne, nonostante un forte movimento suffragista.

Cosa si può fare allora per rafforzare questa consapevolezza ? 

La consapevolezza sta maturando, ma bisogna continuare a lavorare nelle scuole e nelle università, perché questo passaggio fondamentale deve essere conosciuto soprattutto dai giovani: solo così avremo cittadini e cittadine consapevoli che conoscono questo momento della storia italiana. È importante anche promuovere attività pubbliche, usare linguaggi e canali diversi, e valorizzare la presenza femminile anche nello spazio urbano — strade, piazze, giardini — perché anche la dimensione visiva contribuisce alla memoria collettiva.

E poi c’è il ruolo avuto dalle madri costituenti. 

È importante ricordare che il diritto di voto è attivo e passivo. All’Assemblea Costituente vediamo il processo di definizione di un modello di democrazia inclusiva e partecipata, al quale concorrono soggetti molto diversi caratterizzati oltre che da una diversa appartenenza di genere e dall’appartenenza alle diverse forze politiche. Le donne appartenevano a partiti differenti: nove del partito comunista, nove della democrazia cristiana, due socialiste e una dell’Uomo qualunque. Le elette dei tre grandi partiti di massa seppero fare corpo comune, pur mantenendo saldi i propri valori, ideali di riferimento e le proprie posizioni. La concertazione politica non significa annullare le differenze, ma riconoscerle e dialogare. Questo emerge chiaramente nella discussione sull’accesso delle donne alla magistratura.

Anche in questo caso le donne ebbero un ruolo fondamentale.

Sull’articolo 51 per l’accesso alle cariche elettive e agli uffici pubbliche ci fu un dibattito molto animato, che vide le donne opporsi anche in qualche modo agli orientamenti del proprio partito.  Penso a Maria Federici, democristiana e presidente del Centro italiano femminile, che intervenne criticando la formulazione dell’articolo che rimandava l’accesso alla magistratura non solo alle norme stabilite dalle leggi ma anche alle attitudini. Le attitudini, disse, rischiano di essere valutate sulla base di un pregiudizio e su questo intervenne rispondendo anche ai propri compagni di partito con un discorso molto bello.

Quanto fu difficile trovare un accordo su quel punto? 

Si arrivò a un accordo faticoso, ma le donne riuscirono a evitare che la Costituzione contenesse un divieto esplicito per loro di accesso alla magistratura. Le leggi successive completarono il percorso. Se leggiamo quel dibattito, troviamo stereotipi di genere molto pesanti: c’era chi richiamava teorie neurologiche secondo cui le donne non avevano equilibrio psichico e non potevano amministrare la giustizia.

Se dovessimo condensare in poche righe un messaggio che dal 2 giugno arriva alle giovani donne di oggi quale potrebbe essere?

Intanto possiamo dire che le 21 Madri della Repubblica italiana hanno immesso nel testo costituzionale principi fondamentali di parità: dall’articolo 3 all’articolo 29 sulla parità tra coniugi, fino all’articolo 37 sulla tutela della lavoratrice madre. Da lì è iniziato un lavoro di tessitura politica e culturale. La storia di questi 80 anni ci mostra che la parità di genere, al pari della democrazia, non è mai acquisita per sempre. Non è un percorso lineare: ci sono momenti di stasi, avanzamenti e arretramenti. Le donne hanno esteso il paradigma della cittadinanza democratica, legando il tema dei diritti politici al tema dei diritti sociali.

Quali altre conquiste non bisogna dare per scontate ?

La partecipazione e il voto restano fondamentali. Oggi è difficile dirlo, di fronte all’alto tasso di astensionismo, ma va notato che questo non si è registrato nel referendum costituzionale.  Si vota con convinzione su questioni molto sentite, quando si percepisce che la decisione può incidere sulla propria vita. Forse è importante che la politica torni a parlare alle persone di quotidianità e di temi concreti.