Mattarella: nelle carceri situazioni inaccettabili

L’appello del Capo dello Stato a valorizzare le iniziative per il reinserimento sociale

La situazione insostenibile di molti istituti nel Paese e le possibilità di garantire a chi è in carcere una prospettiva futura. Due temi strettamente legati, evidentemente, eppure archiviati troppo rapidamente ogni volta che si affrontano nel dibattito pubblico. A richiamare l’attenzione è ancora una volta il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’occasione una visita a sorpresa al carcere romano di Rebibbia.

“Va valorizzato il protagonismo degli istituti di pena per garantire prospettive, ripresa e rinascita. Qui ho visto iniziative emblematiche ed esemplari”. Purtroppo altri istituti  presentano – ha sottolineato Mattarella –  “una condizione totalmente inaccettabile” nella quale non vi sono attività simili. Una preoccupazione rivolta alle carceri che a causa del sovraffollamento non riescono a garantire condizioni dignitose e al contempo non hanno la possibilità di mettere in campo attività e iniziative volte al reinserimento sociale dei detenuti. Il presidente della Repubblica si è intrattenuto nella Casa circondariale femminile di Rebibbia dove ha anche assistito ad un performance teatrale tratta da un brano dell’opera Le città invisibili, di Italo Calvino. Spunto per le riflessioni del capo dello Stato che ricorda come, l’ordinamento penitenziario italiano approvato 50 anni fa, sia stato “una svolta nella vita degli istituti penitenziari, con il rifiuto e il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, con la riaffermazione obbligatoria, ben costruita e ben disposta, del fine rieducativo della pena. E anche – ha aggiunto – del progetto e della missione degli istituti di costituire, prevedendole, opportunità di socializzazione”.

Sullo sfondo resta il dibattito politico con la proposta caduta nel vuoto del presidente del Senato Ignazio La Russa sulla necessità di un mini indulto natalizio. Il governo si è limitato a ricordare che sta lavorando al piano carceri mentre le associazioni e gli stessi  garanti dei detenuti ribadiscono la necessità di intervenire con la massima urgenza. Alla proposta lanciata dal presidente del Senato aveva fatto seguito anche un’apertura dell’Anm: “Un provvedimento di indulto nelle forme che riterrà opportuno il governo avrebbe un significato di apertura, di sensibilità e che quindi non può che essere un qualcosa di positivo”, il commento del presidente Cesare Parodi che ha spiegato come sarebbe possibile un intervento articolato su più punti: “una revisione della normativa, delle condizioni per la liberazione anticipata, una revisione appunto degli strumenti di carattere
generale e interventi in grado di mettere la magistratura di sorveglianza, che ha un carico di lavoro enorme, nella condizione di poter valutare meglio e con più efficacia e rapidità tutte le situazioni che invece meritano l’attenzione specifica”.

Intanto i numeri confermano una situazione al limite: al 30 novembre secondo i dati pubblicati dal ministero della Giustizia i detenuti negli istituti italiani sono 63.868  per 51.275 posti.