
L’Anm: riflettere sull’impegno che va messo ogni giorno dalle istituzioni nella lotta alle mafie e a sostegno di chi ha la forza di denunciare
Aveva scelto il coraggio fin da ragazzina, quando decise di restare al fianco della madre. Lea Garofalo. Quel coraggio lo ritrovò da adulta, quando si costituì parte civile nel processo per l’omicidio di Lea, definendosi “un’orgogliosa testimone di giustizia”. Denise Cosco è morta giovedì 10 settembre, in ospedale, a 35 anni, la stessa età che aveva Lea Garofalo quando fu uccisa dalla ‘ndrangheta. Si è lanciata dal palazzo in cui viveva ad Ariccia, alle porte di Roma ed è morta dopo 4 giorni di agonia in ospedale. La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti, disponendo l’autopsia e il sequestro del cellulare della donna.
Denise era vissuta fin dall’adolescenza sotto la protezione dello Stato, dopo l’omicidio della madre Lea Garofalo. La donna, che aveva scelto di ribellarsi alla ‘ndrangheta e di collaborare con la magistratura, fu uccisa il 24 novembre 2009 dall’ex compagno Carlo Cosco, padre di Denise, insieme ad alcuni complici. Il corpo fu bruciato e fatto a pezzi nei dintorni di Monza; solo nel 2012, grazie alle rivelazioni di uno dei complici, furono ritrovati i resti della donna. Al processo, Denise depose contro il padre, poi condannato all’ergastolo: non gli rivolse accuse d’odio, ma pretese che ammettesse le proprie responsabilità. Fu assistita dall’avvocata Enza Rando, figura di riferimento di Libera, il cui percorso al fianco di Denise contribuì ad aprire la strada al progetto “Liberi di scegliere”, nato per offrire protezione e un futuro diverso ai minori cresciuti in contesti familiari legati alla criminalità organizzata e oggi diventato legge.
Nel 2013 Denise partecipò, pur restando nascosta, ai funerali della madre in piazza Beccaria a Milano, celebrati da don Luigi Ciotti davanti a migliaia di persone. Rimasta sotto protezione fino al 2018, aveva poi cambiato nome e identità, trovato un lavoro e vissuto in una località segreta, dove cresceva un figlio di quasi quattro anni, sempre sotto la tutela del Servizio centrale di protezione.
Tra i primi a ricordarla proprio don Luigi Ciotti, fondatore di Libera: “è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre”.
Con una nota della Giunta esecutiva centrale l’Associazione nazionale magistrati sottolinea come “Denise aveva la stessa età della madre Lea Garofalo quando venne uccisa. Era una donna coraggiosa, lo era stata da ragazzina quando era rimasta al fianco della madre che aveva avuto la forza di denunciare la propria famiglia. Lo era stata dopo il suo omicidio, avvenuto nel 2009 a Milano, testimoniando contro il padre. Lo era stata in questi anni da testimone di giustizia. La sua scomparsa – conclude la nota Anm – è una sconfitta per l’intera società e può farci riflettere sull’impegno che va messo ogni giorno dalle istituzioni nella lotta alle mafie e a sostegno di chi ha la forza di denunciare”.



