L’indipendenza della magistratura come garanzia democratica

La memoria della Marcia delle Mille Toghe al Parlamento europeo. 

Il 14 gennaio il Parlamento europeo ha ospitato l’evento “Il diritto all’indipendenza. Diritto all’Europa dedicato a ricordare, a sei anni dall’11 gennaio 2020, la Marcia delle Mille Toghe di Varsavia in cui magistrati, avvocati e cittadini provenienti da tutta Europa scelsero di camminare insieme per difendere l’indipendenza della magistratura in Polonia.

Non si è trattato di una semplice commemorazione. Portare quella memoria all’interno di una sede istituzionale europea ha avuto un significato preciso: riaffermare che l’indipendenza della giurisdizione non è una rivendicazione di categoria, ma un diritto dei cittadini quale fondamento essenziale della democrazia europea.

I lavori hanno visto la partecipazione di magistrati provenienti da tanti Paesi e si sono aperti con la proiezione del docufilm dedicato alla Marcia delle Mille Toghe dell’11 gennaio 2020. Le immagini di Varsavia hanno restituito con forza il senso di quella giornata: la toga indossata come segno di responsabilità e la presenza dei cittadini accanto ai magistrati come espressione di una solidarietà civile ampia, consapevole, partecipata, che ha mostrato come l’indipendenza della magistratura sia una garanzia percepita come propria dalla società

Al dibattito successivo hanno preso parte: Waldemar Żurek, ministro della Giustizia polacco; Bartłomiej Przymusiński presidente di Iustitia, l’associazione polacca dei magistrati, con la vicepresidente Urszula Żółtak; Sabine Mateika, presidente dell’EAJ (associazione europea magistrati) e vicepresidente dell’IAJ (associazione internazionale magistrati); José Igreja Matos, presidente del CCEJ (Consiglio consultivo dei giudici europei) e presidente emerito dell’IAJ; Kamila Gasiuk Pihowicz e Michał Wawrykiewicz, deputati del Parlamento Europeo; Krystian Markiewicz, magistrato e accademico, già presidente di Iustitia. L’incontro è stato moderato da Dorota Zabłudowska, vicepresidente dell’EAJ. La pluralità delle voci e dei ruoli istituzionali ha rafforzato il messaggio di fondo: l’indipendenza della magistratura non è una prerogativa corporativa ma un diritto di tutti i cittadini e, come tale, riguarda l’assetto democraticoglobale.

Nel corso degli interventi si è riflettuto sul significato profondo dell’indossare la toga: non come segno di appartenenza identitaria, ma come segno di responsabilità, come rappresentazione visibile di una funzione esercitata nel rispetto della legge. Essere togato significa incarnare, davanti alla collettività, la funzione della giurisdizione: una funzione soggetta alla legge e finalizzata alla sua applicazione imparziale. La toga è, dunque, un segno visibile della dignità dell’ufficio, della continuità delle istituzioni e della centralità della legge in una società democratica.

In questo senso, la Marcia delle Mille Toghe è da ricordare non come un gesto simbolico isolato, ma come un richiamo consapevole a ciò che distingue una democrazia costituzionale e liberale da quelle che oggi vengono talvolta definite “nuove democrazie” che hanno come presupposto una nuova gerarchia dei poteri retta dai rapporti di forza e in cui la vittoria elettorale viene interpretata come un mandato illimitato a governare senza controlli né contrappesi.

Questa visione riduttiva, che identifica la democrazia con il solo procedimento elettorale, ignora però una verità essenziale: la democrazia non è soltanto vincere le elezioni, perché essa si misura costantemente nella qualità del potere che l’elezione conferisce. Si ha democrazia effettiva se si esercita il potere nel rispetto della legge, dei diritti (individuali, sociali e politici), delle garanzie e dei contrappesi istituzionali. La supremazia non è del potere politico, ma della legge cui tutti, anche i magistrati, sono soggetti

Al riguardo, nel corso dell’incontro è stato ricordato come l’avvento di sistemi autocratici in molti Paesi passi spesso attraverso un duplice processo: l’indebolimento della magistratura e il controllo dell’informazione. Perché ridurre l’autonomia di chi giudica e condizionare la parola di chi racconta significa, in concreto, restringere lo spazio pubblico del controllo sul modo in cui il potere viene esercitato.

In questo scenario, la magistratura deve essere indipendente e autonoma per operare come presidio istituzionale della legalità, senza il quale la democrazia rischia di ridursi a una forma procedurale priva di sostanza.

Un tema centrale del dibattito ha riguardato anche il ruolo dei magistrati nel dibattito pubblico. I magistrati non solo hanno il diritto, ma in determinate circostanze hanno il dovere di intervenire per informare i cittadini quando ritengono che siano messi in pericolo l’equilibrio dei poteri, la democrazia e l’indipendenza della giurisdizione. La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha chiarito che la libertà di espressione dei magistrati, in questi casi, non rappresenta una deviazione dal ruolo, ma una sua declinazione a tutela dello Stato di diritto, soprattutto quando la delegittimazione della magistratura diventa strumento di lotta politica. Questo perché ladelegittimazione sistematica e consapevole della magistratura non colpisce solo i giudici, che pur ne sono bersaglio diretto, ma, incrinando la fiducia dei cittadini, rappresenta una sconfitta delle istituzioni nel loro complesso. In questo senso, nel corso dell’incontro si è rimarcato il ruolo cruciale delle associazioni di magistrati nazionali, europee e internazionali: una voce collettiva che non difende interessi corporativi, ma l’indipendenza della magistratura come diritto dei cittadini.

La Marcia delle Mille Toghe, riletta alla luce di questo confronto, conserva tutta la sua attualità. Essa ricorda che l’indipendenza della giurisdizione non è mai definitivamente acquisita. È una conquista fragile, che può essere progressivamente erosa attraverso interventi apparentemente tecnici, riforme presentate come neutre, campagne di delegittimazione normalizzate nel dibattito pubblico.

Portare questa memoria nel Parlamento europeo significa assumersi la responsabilità di non normalizzare l’indebolimento delle garanzie, di non considerare inevitabile ciò che è invece il risultato di scelte politiche precise, di continuare a riconoscere nell’indipendenza della magistratura non un ostacolo all’esercizio del potere politico che alcuni vorrebbero senza limiti né controlli, ma una risorsa democratica.

Perché senza magistrati indipendenti non esiste uno Stato di diritto effettivo.

E senza Stato di diritto effettivo, la democrazia resta una parola priva di contenuto.