
L’occasione è la relazione annuale dell’Autorità nazionale anticorruzione. Un quadro stilato alla Camera dei deputati alla presenza del presidente della Repubblica. Un quadro sempre più allarmante a leggere il rapporto e ad ascoltare le parole del presidente Giuseppe Busia che descrive “una costellazione di condotte subdole” che vanno dalle consulenze fittizie alle sponsorizzazioni opache, dai concorsi inquinati alla distrazione dei fondi dell’Unione. Per l’Autorità il fenomeno della corruzione “si è fatto più insidioso e sfuggente, per insinuarsi in ogni interstizio della vita pubblica”. Non solo. “Non si limita a violare le regole ma punta a riscriverle”, avverte Busia che sottolinea come si tratti di un fenomeno che “attraversa confini e mercati, travalica ordinamenti e legislazioni sfruttandone lacune e debolezze”.
Di qui un appello alle istituzioni europee: “Di fronte a queste sfide, l’Unione può e deve mantenere la direzione di marcia, dando prova di essere diventata adulta”. Tra le segnalazioni più significative una “esplosione degli affidamenti diretti, per servizi e forniture, fra i quali anche le consulenze”. Nel 2025 questi affidamenti “hanno interessato quasi il 95% delle acquisizioni totali”: una prassi dietro la quale – sostiene l’Anac – si “annidano sovente sprechi, opportunismi, frazionamenti artificiosi, talvolta perfino infiltrazioni criminali”.
Il vuoto lasciato dall’abrogazione dell’abuso d’ufficio
Busia torna su un argomento più volte affrontato, ovvero i vuoti di tutela creatisi dopo l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e “il parallelo ridimensionamento del traffico di influenze illecite”. E a tal proposito sottolinea come si sarebbero “dovute rafforzare almeno le garanzie amministrative. Purtroppo, è avvenuto il contrario”.
Altra questione portata all’attenzione: sono ancora troppo poche le clausole per incentivare la parità di genere e l’assunzione di giovani. Quanto alla sicurezza sul lavoro negli appalti pubblici – anche più che altrove – servono avverte l’Anac “Tutele stringenti: controlli rafforzati, responsabilità di filiera, cantieri digitali, tracciabilità dei flussi di manodopera, formazione obbligatoria”. Un quadro complessivo che presenta diversi punti critici, sui quali è evidente la preoccupazione dell’Autorità anticorruzione.



