
L’allarme lanciato dal procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo sulle modifiche normative in materia di intercettazioni approda alla Camera. Pd, M5S e AVS hanno chiesto congiuntamente un’informativa urgente ai ministri della Giustizia Carlo Nordio e dell’Interno Matteo Piantedosi, per sapere se il governo intenda intervenire su una riforma che, secondo le opposizioni, rischia di indebolire seriamente l’azione investigativa contro la criminalità organizzata.
Al centro della polemica c’è la modifica al codice penale che ha ristretto le possibilità di utilizzo dei risultati delle intercettazioni per reati diversi da quelli per cui sono state disposte. Melillo aveva già scritto ai due ministri e al presidente della Commissione parlamentare antimafia per segnalare quello che ha definito un effetto «grave e allarmante»: fuori dal perimetro applicativo resterebbero reati come peculato, corruzione, autoriciclaggio e reati fiscali e societari, strumenti tipici delle organizzazioni mafiose.
A prendere la parola in Aula è stato il deputato M5S Federico Cafiero De Raho: «Non sarà possibile utilizzare in un’intercettazione quelle conversazioni che riguardano peculato, corruzione, autoriciclaggio, reati societari e fiscali, quei reati di cui proprio le organizzazioni mafiose si avvalgono». Per Francesco Emilio Borrelli di AVS «si rischia di rompere una diga nella lotta alla criminalità organizzata». Il deputato del Pd Federico Gianassi ha parlato di «campanelli d’allarme seri che non possono essere sottovalutati», chiedendo al governo di «prendere posizione specifica» e di intervenire per eliminare «quelle storture che minano il contrasto alla criminalità organizzata».



