Comitati per il No alla Stampa estera: ecco perchè siamo contrari a legge Nordio

Conferenza stampa Comitati No alla Stampa estera

Dallo spacchettamento del Csm al sorteggio, dai rischi dell’introduzione dell’Alta Corte disciplinare alla necessità che modifiche così fondamentali della Costituzione siano frutto di un percorso condiviso, dai toni preoccupanti della campagna referendaria alle accuse “strumentali” sui finanziamenti. I Comitati per il No al referendum del 22 e 23 marzo spiegano le ragioni per cui portano avanti la battaglia contro la legge Nordio. A rispondere alle domande dei corrispondenti dei media stranieri in Italia per quasi due ore ci sono Giovanni Bachelet che guida il Comitato Società civile per il No, Claudio Castelli, esponente di Giusto dire No, Franco Moretti, Avvocati per il No e Giuseppe Salmè, 15 per il No.

La conferenza stampa è l’occasione per rispondere anche alle domande de La Magistratura. “Bisogna votare no per difendere l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Indebolirle, come fa questa riforma in modo grave, vuol dire indebolire i diritti dei cittadini” sottolinea Claudio Castelli, componente del Consiglio direttivo del comitato “Giusto dire NO”.

“Bisogna votare No perché questa non è una bega fra magistrati, avvocati e politici. Questo è un cambiamento di sette articoli della Costituzione che hanno a che fare non con le prossime elezioni, ma con le prossime generazioni. I nostri figli, i nostri nipoti vivranno in un’Italia diversa, un’Italia in cui la giustizia è più sbilanciata verso i potenti e più forte con i deboli”,  spiega Giovanni Bachelet, presidente del comitato “Società civile per il No al referendum costituzionale”. E ancora: “Il nocciolo di questa riforma non sono i tempi del processo, né la separazione delle carriere, come ormai anche i nostri avversari cominciano a discutere in pubblico, abbandonando le amenità su Garlasco, la famiglia nel bosco, gli errori giudiziari”.

La posta in gioco è la garanzia dei diritti dei cittadini”,  tiene a rimarcare anche Giuseppe Salmè, presidente del comitato “15 per il No”. Franco Moretti, che guida il Comitato degli avvocati per il No invita a riflettere anche su un altro aspetto: “È importante che i cittadini rifiutino un’offerta di riforma costituzionale che in realtà non pensa minimamente a loro. Questa è un’offerta che la politica fa per tutelare se stessa, sotto un nome non autentico, che è quello di separazione delle carriere. Noi volevamo mostrare che non tutti gli avvocati sono schierati per il No. Siamo ormai quasi un migliaio, con un trend di crescita in media di 10 avvocati al giorno”.

Guardando alle prossime, decisive, settimane di campagna referendaria, Giovanni Bachelet ammette: “Ci possiamo aspettare colpi bassi ma io credo che il modo migliore di rispondere ai colpi bassi sia quello di continuare a dire e fare quello che si faceva prima. Non siamo stati certamente noi del nostro Comitato a intraprendere lotte nel fango e non ci vogliamo neanche entrare”. L’inasprimento della campagna elettorale degli ultimi giorni resta motivo di preoccupazione ma la volontà dei Comitati per il No è quella di spiegare i rischi della legge Nordio nel merito. Sottolinea Giuseppe Salmè: “la Presidente del Consiglio ha detto che questa riforma serve a far ritornare la magistratura nel suo alveo, perché stava esondando dal suo terreno e invadendo quello della politica. Quindi la politicizzazione di questo referendum non è certo venuta da noi”. E dal palco della conferenza stampa Franco Moretti ricorda che “se i giudici non accontentano la politica è perché questa ha adottato dei provvedimenti non consentiti dalle leggi nazionali e sovranazionali. I giudici non accontentano la politica non perché fanno politica, ma perché applicano le leggi. È la politica che dovrebbe stare più attenta a quelli che sono i principi”.

Guarda al dopo referendum Claudio Castelli, esponente di Giusto dire No: “Io mi auguro che quello che ha detto Meloni, che non si vuole che questa campagna finisca nel fango, sia un’esortazione che per primi siano i suoi seguaci a seguire. Anche perché oggi davvero vediamo una campagna fatta su temi che non c’entrano niente con questa riforma, che spesso sono denigratori verso la magistratura. Così alla fine avremo una magistratura che verrà totalmente screditata, una giurisdizione nei cui confronti i cittadini non avranno più fiducia. Questo non possiamo permettercelo”.

Qui l’intervista video integrale a La Magistratura.