
Un’altra tragedia nelle carceri. Questa volta a Sassari. Stanotte un uomo è morto per un incendio nella sezione assistenza intensiva dell’istituto penitenziario. Ancora chiarire l’estta dinamica dell’accaduto. Durissimo il grido d’allarme dei sindacati della Polizia penitenziaria. “Si muore carbonizzati in quello che dovrebbe essere il posto più sicuro, con lo Stato che ha per dovere la responsabilità della vita del detenuto. L’agghiacciante storia che viene dal carcere di Sassari dove è morto carbonizzato un detenuto, riprova che i nostri istituti penitenziari sono diventati i peggiori del mondo, peggiori persino di quelli dei Paesi Africani e del Sud America”. Così Aldo Di Giacomo, segretario generale Sindacato Polizia Penitenziaria.
Allarme condiviso dalla Fns-Cisl: “Quando una persona perde la vita mentre è affidata alla custodia dello Stato, lo Stato nel suo complesso subisce una sconfitta. Necessaria la chiarezza sull’episodio. Se dovesse essere confermato che l’incendio sia stato innescato mediante l’utilizzo di un accendino, sarà indispensabile accertare come un simile strumento abbia potuto essere nella disponibilità di un detenuto ristretto in una sezione destinata ad ospitare soggetti con particolari fragilità e specifiche esigenze di controllo”.
Sul tema interviene poi la garante dei detenuti della Sardegna Irene Testa: ”Se le prime ricostruzioni saranno confermate, ci troveremmo di fronte al gesto estremo di una persona che ha preferito morire tra le fiamme piuttosto che continuare a vivere la propria condizione. È un interrogativo che riguarda tutti noi – dice la garante – e che nessuna società civile può permettersi di ignorare. Ogni morte in carcere è una sconfitta dello Stato. Occorre chiedersi quali condizioni materiali, psicologiche e sanitarie possano condurre una persona a una simile disperazione. Il carcere – conclude Testa – non può diventare un luogo in cui la sofferenza annienta la speranza”.



