
Il provvedimento del Tribunale di Firenze in seguito a inchiesta su condizioni igienico sanitarie di celle e spazi comuni.
Da un lato un punto di svolta, dall’altro l’ennesima prova della situazione insostenibile in cui versano le carceri nel nostro Paese. Il tribunale di Firenze ha disposto il sequestro preventivo di sette sezioni del carcere di Sollicciano, ordinando il trasferimento di oltre 200 detenuti verso altri istituti. Il provvedimento riguarda tre sezioni del reparto giudiziario maschile, tre del reparto penale maschile e la sezione accoglienza, ed è stato adottato a seguito di un’inchiesta della Procura sulle condizioni igienico‑sanitarie delle celle e degli spazi comuni.
L’indagine è nata dai ricorsi presentati dai detenuti ai magistrati di sorveglianza, che segnalavano criticità strutturali e igieniche. Le verifiche sono state condotte dalla Squadra mobile, dal dipartimento prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro e della Asl e dal Nucleo di polizia economico‑finanziaria della Guardia di Finanza, e hanno riportano carenze relative a pulizia, abitabilità e impiantistica. Gli accertamenti, spiega la procura in una nota, “sono consistiti nell’audizione di numerosi testimoni, nell’acquisizione ed esame di documentazione anche fotografica dello stato di tutti gli spazi dei reparti penale e giudiziario maschile dell’istituto e delle varie sezioni”. Su richiesta della procura il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze ha emesso un decreto di sequestro, disponendo il trasferimento presso altre case circondariali dei detenuti.
Le reazioni
La sindaca di Firenze, Sara Funaro, ha espresso una posizione netta: “quando si arriva al sequestro di alcune sezioni vuol dire che la situazione è arrivata oltre il limite”. Funaro ha ribadito che “il carcere di Sollicciano andrebbe chiuso, abbattuto e ricostruito”, definendo le condizioni dell’istituto “disumane e non più tollerabili” e auspicando “decisioni drastiche e adeguate a livello ministeriale”. Il Garante dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani, definisce il sequestro “una conseguenza inevitabile” rispetto allo stato di degrado dell’istituto. “È un atto inedito – afferma – e va reso merito ai magistrati perché hanno messo il dito in una piaga evidente”. Per Fanfani il provvedimento rappresenta anche “un esempio e una sollecitazione nei confronti di altre carceri”.
Molto duro il sindacato della polizia penitenziaria Fsa‑Cnpp‑Spp. Il segretario Aldo Di Giacomo parla di “punto di non ritorno nell’emergenza penitenziaria”, sottolineando che è “la prima volta in assoluto che si adotta un provvedimento di questo genere”. Per il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe si tratta di un epilogo inevitabile, ora la preoccupazione dei rappresentanti dei lavoratori della polizia penitenziaria è per il trasferimento dei detenuti che avviene in un momento di carenza di organica cronica cui si aggiunge il piano ferie estivo che riduce ulteriormente il numero di agenzi in servizio
Antigone accoglie positivamente la chiusura dei reparti, ricordando che già nel 2025 aveva chiesto la chiusura dell’istituto. Il presidente Patrizio Gonnella sottolinea però la necessità di misure legislative urgenti, in particolare per ampliare l’accesso alle pene alternative alla detenzione per le persone a fine pena, in un sistema che registra un tasso di affollamento quasi al 140%”.
La posizione del DAP
Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, in una nota, ricorda che sono già in corso interventi di ristrutturazione e che è stato finanziato un piano di riqualificazione da 9 milioni di euro. Il DAP segnala che il 15 maggio è stata aggiudicata la progettazione dei lavori complessivi e che si sta valutando di anticipare alcuni interventi prioritari. Il trasferimento dei detenuti, precisa l’amministrazione, era già previsto nell’ambito del programma di lavori e sarà ora attuato in coerenza con il provvedimento giudiziario.



