
Il presidente Giuseppe Tango, in audizione alla commissione Giustizia del Senato, ha concentrato l’intervento su due priorità: la stabilizzazione integrale degli UPP e l’irrealizzabilità – a organici invariati – del GIP collegiale
Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Tango, è intervenuto in audizione alla commissione Giustizia del Senato nell’ambito dell’esame del decreto legge in materia di giustizia. Per ragioni di tempo, ha concentrato il proprio intervento su due questioni che l’ANM considera prioritarie.
Ufficio per il processo: tre richieste
Il primo tema riguarda gli addetti all’ufficio per il processo (UPP). Tango ha ricordato che questa figura – modellata su analoghi istituti europei come i referendaire e i judicial assistants – ha dato risultati «incontrovertibili», consentendo alla magistratura di centrare gli obiettivi del PNRR in materia di smaltimento dell’arretrato. «Molti di noi hanno dedicato tempo e fatica alla semina in attesa di un abbondante raccolto che nella maggior parte dei casi è arrivato», ha dichiarato.
Le richieste dell’ANM si articolano su tre punti: stabilizzazione integrale di tutti gli AUPP; il loro supporto alla giurisdizione e la continuità nella sede di servizio.
GIP collegiale: «Irrealizzabile a piante organiche invariate»
Il secondo punto riguarda il rinvio del GIP collegiale, in merito a cui l’ANM aveva lanciato un grido di allarme e che dunque viene accolto «con favore». Tuttavia, ha precisato Tango, il rinvio non può essere considerato la soluzione definitiva: i mesi guadagnati devono essere utilizzati non solo per coprire le vacanze negli organici, ma per un ampliamento significativo delle piante organiche.
Il presidente ha illustrato in dettaglio le criticità operative: più della metà dei tribunali italiani dispone di piante organiche con due o tre soli GIP. In questi uffici, la composizione di un collegio costringerebbe ad attingere da magistrati assegnati ad altri settori – penale, civile, lavoro – con effetti a cascata sull’intera attività giudiziaria. «Pensiamo alle misure cautelari legate ai reati mafiosi e a quelle legate ai reati del codice rosso», ha sottolineato Tango. Nei tribunali piccoli e medio-piccoli, ha concluso, si rischierebbe la paralisi.
Sul merito dell’istituto, Tango ha chiarito che l’ANM non ritiene che il GIP collegiale raggiunga l’obiettivo dichiarato – ridurre l’alto tasso di accoglimento delle istanze cautelari. Tale percentuale, ha spiegato, dipende dalla struttura stessa della fase delle indagini preliminari, in cui il GIP dispone di elementi provenienti da un’unica fonte.
Il tema immigrazione
Tango ha infine espresso favore per la restituzione ai tribunali di primo grado delle competenze in materia di immigrazione, definendo «incomprensibile» e «assolutamente irrazionale» la scelta che aveva accentrato tali procedimenti in sede di Corte d’appello.



