Abuso d’ufficio, direttiva anticorruzione Ue riaccende faro su Italia

STRASBURGO - FRANCIA - 21/07/2004 - PALAZZO DEL PARLAMENTO EUROPEO CON BANDIERE - FOTO MARMORINO/NEWPRESS

Ok del Parlamento europeo alla misura che elenca tra le fattispecie dei casi di corruzione l’abuso d’ufficio.

 

Un quadro generale, il primo nella storia dell’Unione, che mira ad armonizzare le misure anti corruzione nei Paesi membri. E che riaccende un faro sull’Italia. L’attesa direttiva del Parlamento europeo per il contrasto alla corruzione negli stati dell’Unione è stata approvata con con 581 voti a favore 21 contrari e 42 astenuti. La direttiva fissa le fattispecie dei casi di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue. E nella lista approvata figura un articolo sull’abuso d’ufficio definito “esercizio illecito di funzioni pubbliche” su cui la direttiva chiede che gli Stati membri adottino le misure necessarie per fare in modo che “costituiscano reato determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico”.

Il provvedimento ha il triplice obiettivo di colmare le lacune nell’applicazione delle norme, allineare le definizioni giuridiche e introdurre livelli comuni di sanzioni. I paesi membri potranno comunque adottare norme più severe e adattarle ai propri sistemi giuridici. Prevede inoltre rafforzamento, per il contrasto alla corruzione, della cooperazione tra autorità nazionali e organismi europei, tra cui l’Olaf, Procura europea, Europol ed Eurojust, nonché un continuo aggiornamento da parte dei 27 delle strategie anticorruzione. Gli Stati membri dovranno inoltre pubblicare ogni anno dati comparabili e leggibili per migliorare la trasparenza e adottare e aggiornare regolarmente strategie nazionali anticorruzione, coinvolgendo la società civile. Il tempo per recepire la direttiva è di 24 mesi.

Ora il dibattito è acceso sull’applicabilità al nostro Paese, che nel 2024 ha abrogato la normativa sull’abuso d’ufficio. La relatrice del provvedimento a Bruxelles Raquel Garcia Hermida non ha dubbi al riguardo: “l’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurlo, in almeno due gravi fattispecie” – ha osservato in conferenza stampa. E sull’argomento è intervenuto anche  presidente dell’Autorità Anticorruzione, Giuseppe Busia: “speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti”. In attesa che il governo faccia le sue valutazioni il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso non esclude che la stessa Consulta torni a occuparsi della questione. Spiega infatti Amoroso: “se questa direttiva modifica il quadro normativo, è possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il controllo che l’articolo 111, primo comma, della Costituzione prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea”.

La Corte nel luglio del 2025 aveva respinto alcune questioni di legittimità costituzionale sollevate in merito all’abrogazione dell’abuso d’ufficio.