
Il Parlamento europeo ha assegnato il Premio Sakharov 2026 per la libertà di pensiero alla Corte penale internazionale e ai suoi funzionari. L’annuncio è arrivato questa mattina a Strasburgo dalla presidente Roberta Metsola, al termine della Conferenza dei presidenti, ed è stato accolto dall’Aula con un lungo applauso. Il riconoscimento, istituito nel 1988 e intitolato al fisico e dissidente sovietico Andrej Sakharov, sarà consegnato il 16 dicembre durante la sessione plenaria.
Con questo premio, spiega il Parlamento europeo, si riconosce l’operato di chi rende giustizia alle vittime attraverso indagini, azioni penali e processi. La Corte dell’Aja, disciplinata dallo Statuto di Roma firmato nella capitale italiana nel 1998, è il primo tribunale penale internazionale permanente e giudica le persone accusate dei crimini più gravi: genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e crimine di aggressione. Il premio arriva a meno di due settimane dal Nobel per la Pace a Navi Pillay, già giudice della Corte, e dalle sanzioni con cui gli Stati Uniti hanno colpito per la prima volta la Corte in quanto istituzione.
“Il Premio Sakharov 2026 rappresenta un importante riconoscimento del ruolo della giustizia internazionale quale pietra angolare di una pace duratura. In un mondo segnato da conflitti crescenti, non c’è pace senza giustizia e non c’è sicurezza senza diritto”, ha dichiarato la presidente della Corte penale internazionale, Tomoko Akane. Nel ringraziare il Parlamento europeo per l’assegnazione, Akane ha ricordato che “questo riconoscimento giunge in un momento in cui la Corte e i suoi funzionari si trovano ad affrontare sfide senza precedenti, tra cui sanzioni volte a ostacolare il mandato giudiziario della Corte. In questo contesto, il Premio Sakharov assume un significato particolare, riaffermando l’importanza delle istituzioni giudiziarie indipendenti e di coloro che si adoperano per la tutela del diritto internazionale”. Il premio, ha aggiunto la presidente dei giudici dell’Aja, “evidenzia l’importanza di una continua cooperazione e di un sostegno internazionale per consentire alla Corte di svolgere il proprio mandato in modo indipendente e imparziale, al servizio della giustizia e delle vittime dei crimini più gravi”.
Nell’aula dell’Europarlamento, Metsola ha motivato la scelta in termini istituzionali: “L’Unione europea si fonda sul rispetto del multilateralismo e delle istituzioni internazionali, e questo premio riconosce l’importante lavoro svolto dalla Corte nel difendere il diritto internazionale e la giustizia”. Sulla stessa linea la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “Accolgo con favore il conferimento del Premio Sakharov alla Corte penale internazionale. La Corte penale internazionale deve essere libera di perseguire la propria missione, in modo indipendente e senza subire pressioni o intimidazioni”.
Il contesto è quello delle sanzioni americane
Il 9 ottobre l’amministrazione Trump ha imposto nuove e ampie misure contro la Corte, accusata da Washington di essere politicizzata e di aver tentato di perseguire ingiustamente cittadini americani e israeliani. Fino ad allora le sanzioni avevano colpito singoli giudici e procuratori, sulla base dell’ordine esecutivo firmato dal presidente statunitense nel febbraio 2025; ora riguardano l’istituzione nel suo complesso, con il congelamento dei beni negli Stati Uniti e il divieto di transazioni finanziarie.
Anche in quell’occasione era stata Akane a rispondere per la Corte: “La Corte continuerà a svolgere pienamente il suo mandato, con indipendenza e imparzialità, agendo solo sulla base della legge e delle prove, per il bene delle innumerevoli vittime di crimini gravi”. Sette Paesi, tra cui l’Italia, avevano ribadito il loro “incrollabile sostegno” alla Corte.
Il 16 dicembre, a Strasburgo, il premio sarà consegnato a una Corte che, nel frattempo, continua a lavorare sotto il regime delle sanzioni.



