
Una mostra che racconta le vite delle rose spezzate, i magistrati uccisi da mafia e terrorismo. Le loro storie di uomini e donne. Il sacrificio e l’impegno. Per la prima volta in piazza a Roma, tra la gente. “Rose spezzate – speciale strage di Capaci e via D’Amelio”, realizzato da Lavinia Caminiti, era oggi in Piazza Cavour, davanti la Corte di cassazione.
“È importante ricordare il sacrificio di Falcone, Morvillo e Borsellino qui davanti alla Corte di cassazione. E con loro quello di forze dell’ordine e giornalisti che si sono sacrificati in nome della Carta costituzionale, dei diritti e delle libertà dei cittadini italiani”, dice a La Magistratura Gaspare Sturzo, presidente della Commissione Legalità dell’Associazione nazionale magistrati. Sturzo è l’animatore del progetto, che ha coinvolto il comune di Roma, rappresentato dalla presidente del I Municipio Lorenza Bonaccorsi, e l’Arma dei Carabinieri.
“La mostra serve a far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, quelle che neppure erano ancora nate negli anni ‘90, la storia di uomini e donne che hanno segnato la storia del Paese”, racconta il segretario ANM Rocco Maruotti. “Persone che hanno consacrato la loro vita ai valori della legalità e che hanno pagato il prezzo più alto, non erano solo magistrati ma anche uomini delle forze dell’ordine che li tutelavano e a volte anche semplici cittadini. Oggi la mafia non uccide più come un tempo, si è fatta impresa, vive di corruzione, vive di appalti e di questo oggi la magistratura si occupa con la stessa forza e tenacia che hanno insegnato ai magistrati di oggi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, aggiunge.
Al pomeriggio poi il concerto della banda dell’Arma cui hanno preso parte anche il presidente della commissione Giustizia della Camera Ciro Maschio e l’assessore regionale alla Cultura Simona Renata Baldassarre.
A Roma anche il presidente ANM Giuseppe Tango, che in mattinata ha partecipato alle iniziative di commemorazione a Palermo. “Quel giorno di 34 anni fa è cambiata la storia del nostro Paese, ma la cosa ancora più importante è che si sono risvegliate le coscienze civili di tanti da quel torpore di indifferenza verso cui si guardava il fenomeno mafioso”, sottolinea il primo palermitano alla guida della magistratura associata.
Non solo il ricordo. Non solo il passato. La lotta alla mafia è un tema attuale. “Oggi non possiamo soltanto limitarci alla commemorazione”, spiega il vicepresidente ANM Marcello De Chiara. “Deve essere oggi un’occasione per rilanciare il dibattito pubblico e politico sulla lotta alla criminalità organizzata – prosegue – raccogliere l’insegnamento di questi importanti riferimenti per adeguare la lotta alla mafia alle nuove insidie, alle nuove sfide di una criminalità organizzata che evolve velocemente. L’auspicio è che dall’esempio di questi magistrati illustri sappiamo trarre le motivazioni per riportare la lotta alla mafia o meglio dire alle mafie al centro del dibattito pubblico”.








