
Quando sei entrato in magistratura e quale è stato il tuo percorso professionale?
Sono entrata in magistratura con il Decreto di nomina del 12 febbraio 2019, vincitrice del concorso a 360 posti per magistrato ordinario, indetto con D.M. 19.10.2016. Dopo aver ultimato il periodo di tirocinio di 18 mesi, svolto presso la Corte d’Appello di Napoli, in data 18 novembre 2020 sono entrata in servizio presso il Tribunale di Campobasso, quale sede di prima nomina, assumendo funzioni promiscue di giudice penale e civile.
Dopo aver conseguito la laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi del Sannio, ho intrapreso il percorso per la pratica forense, terminato con il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, professione che però non ho mai esercitato. Al contempo ho avuto l’opportunità di svolgere presso il Tribunale di Benevento, Sezione Civile, il tirocinio ex art. 73 del D.L. 69/2013, per la durata di 18 mesi. Determinatami a voler seguire la strada della magistratura è iniziato il mio percorso di studi per la preparazione al concorso che mi ha impegnata in maniera assorbente.
Quale è stata l’esperienza professionale più emozionante e perché?
L’ingresso in Magistratura ha costituito la mia prima vera esperienza professionale oltre a rappresentare quella più emozionante. Vincere il concorso in magistratura, infatti, ha significato raggiungere quel traguardo che sembrava lontanissimo e realizzare l’obiettivo più grande, il completamento di un lungo percorso fatto di impegno, dedizione e sacrificio.
Perché hai scelto la Magistratura: quali esperienze di vita o quali suggestioni ti hanno spinto a fare di una passione il tuo lavoro?
La scelta della magistratura è stata una scelta naturale che ho fatto dando seguito alle mie propensioni. Ho scelto questa strada spinta da un senso di giustizia che mi ha sempre animata e dalla passione per lo studio e l’approfondimento. L’aspirazione alla magistratura si è poi consolidata grazie all’esperienza fatta a diretto contatto con il lavoro del magistrato, durante il tirocinio ex art. 73 del D.L. 69/2013, che è stata la concreta spinta ad intraprenderne il percorso.
Cosa ti aspettavi dalla Magistratura: quali erano le attese o le ambizioni e cosa hai riscontrato nella realtà?
Dalla Magistratura mi aspettavo serietà e competenza, valori che fino ad oggi, lungo il corso della mia breve esperienza, posso indubbiamente dire di aver trovato. Sia infatti durante il periodo di tirocinio sia prendendo servizio presso l’Ufficio di destinazione ho incontrato colleghi e colleghe che lavorano quotidianamente con serietà e dedizione nell’espletamento delle funzioni giurisdizionali e ciò mi rende orgogliosa della strada che ho scelto.
Cosa rappresenta (o ha rappresentato) per te la Magistratura?
Per me la Magistratura rappresenta l’opportunità di dare un contributo alla società attraverso l’amministrazione della giustizia.
Quale è stata la maggiore difficoltà che hai dovuto affrontare? Sei riuscito a risolverla?
La difficoltà maggiore che ho incontrato alla presa delle funzioni è stata l’organizzazione del lavoro, specie in ragione del fatto che ho assunto, presso il Tribunale di Campobasso, un ruolo promiscuo con funzioni di giudice penale e civile. Ad oggi, a distanza di undici mesi circa dalla presa di possesso, posso dire che è soprattutto l’esperienza che consente di acquisire un’adeguata capacità di organizzazione e gestione del lavoro e che pertanto ho sicuramente ancora molto da imparare ma cerco quotidianamente di valorizzare l’esperienza sino a questo momento fatta per migliorare quello che ritengo essere un profilo fondamentale del buon esercizio delle funzioni che siamo chiamati a svolgere.
Ci racconti un aneddoto?
Un aneddoto che mi viene in mente pensando al mio ingresso in magistratura e che casualmente è legato anche all’Associazione Nazionale Magistrati riguarda la celebrazione che fu organizzata dall’ANM in occasione dei suoi 110 anni. Scoprì del convegno organizzato a Roma navigando sul sito dell’ANM e vidi che l’evento era aperto a tutti i magistrati. All’epoca però io ed i miei colleghi vincitori dell’ultimo concorso in magistratura eravamo ancora in attesa dell’adozione da parte del Ministro della Giustizia del relativo decreto di nomina; così, entusiasmata dall’evento, scrissi alla segreteria organizzativa per sapere se per caso fosse stato possibile partecipare. Qualche giorno dopo fui chiamata al telefono dall’allora Presidente dell’ANM che mi comunicò la decisione presa dall’Associazione, in ragione dell’interesse manifestato per l’evento, di aprire il convegno anche a tutti noi vincitori dell’ultimo concorso. Partecipammo numerosi a quella bellissima celebrazione e proprio in quei giorni fummo nominati magistrati ordinari.
Se avessi (o avessi avuto) una bacchetta magica cosa cambieresti (o avresti cambiato) del tuo lavoro? E del mondo circostante?
Se avessi una bacchetta magica aumenterei l’organico dei magistrati e ne destinerei un numero sufficiente per ciascun Ufficio Giudiziario così da garantire una ragionevole distribuzione degli affari, con una particolare attenzione ai piccoli Uffici come quello di Campobasso che sono chiamati a garantire l’espletamento di una molteplicità di attribuzioni eterogenee attraverso un organico esiguo.
Della realtà circostante, invece, cambierei la poca fiducia che negli ultimi tempi i cittadini ripongono nella Magistratura.
Cosa pensi quando senti dire che i Magistrati appartengono ad una “casta”?
Quando sento dire che i magistrati appartengono ad una “casta” penso al contrario ai sacrifici fatti per superare il concorso in magistratura e alla delicatezza del ruolo che ogni giorno chi svolge le funzioni giurisdizionali è chiamato ad esercitare e penso soprattutto ai tanti colleghi che lavorano in prima linea in contesti difficili per combattere gravi fenomeni come la criminalità organizzata.
Credi che il Magistrato possa parlare direttamente alla gente? Ed essere compreso?
Credo che il magistrato debba parlare sicuramente alla gente attraverso i propri provvedimenti, adottando un linguaggio poco complesso ed il più possibile intellegibile; al contempo penso anche che sarebbe utile sensibilizzare la società civile e soprattutto i ragazzi alla legalità attraverso dei momenti di dialogo e confronto con la figura del magistrato.
Cosa diresti ad un giovane che vuole o si appresta a diventare magistrato?
Ad un giovane che vuole o si appresta a intraprendere il percorso della magistratura dico di affrontare la strada con spirito di sacrificio, umiltà e dedizione pensando all’obiettivo da raggiungere e soprattutto alla passione che ci anima e ci spinge ad andare avanti consentendoci di affrontare con coraggio le sfide quotidiane.
-Qual è il tuo sogno nel cassetto? E il tuo libro o film preferito, e perché?
Il mio sogno nel cassetto è quello di poter coltivare la passione per la fotografia, che costituisce per me anche un forte legame con le origini, dato che avevo un nonno fotografo, e che al momento custodisco insieme alla mia Reflex sperando di potervi dedicare del tempo.
Il mio libro preferito è “La passione di Artemisia” di Susan Vreeland, che racconta l’avventura della prima pittrice celebrata e riconosciuta nella storia dell’Arte, Artemisia Gentileschi, una donna che nel 1600 riuscì ad imporre la sua arte ed a difendere strenuamente la sua visione dell’amore e della vita in un mondo ostile alle donne.
Ci regali un tuo motto?
Uno mio motto è sicuramente: chi la dura la vince!
Dott.ssa Federica Adele dei Santi
Giudice del Tribunale di Campobasso



