Interlocutori credibili e coraggiosi

L’esito del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 ha segnato una fortissima volontà di testimonianza dei valori costituzionali e di strenua difesa degli stessi.

Ha vinto la Costituzione, hanno vinto i diritti ottenuti dai nostri padri, difesi con cura e con forte determinazione dalle giovani generazioni.

Hanno vinto quelle giovani generazioni che con una partecipazione straordinaria hanno mostrato che la Politica, quella Costituzionale, li interessa perché riguarda soprattutto il loro futuro, nonostante a molti – studenti fuori sede – il diritto di esprimere il loro voto sia stato negato.

Ha vinto la forza delle idee e la passione di quella società civile che, nelle sue più diverse forme associative – l’Anpi, l’associazione Libera, i sindacati, i Comitati civici – ha assicurato la sua presenza sin dall’inizio della campagna referendaria, quando la magistratura era rimasta sola a battersi per la tutela dell’equilibrio tra poteri disegnato dalla carta costituzionale.

Abbiamo un grande debito di riconoscenza verso le cittadine e i cittadini che hanno determinato il buon esito referendario.

Analogo debito di riconoscenza abbiamo nei confronti di quella parte dell’Accademia e dell’Avvocatura che ha deciso di esporsi, non di rado nonostante il diffuso senso di ostilità e di incomprensione che avvertivano attorno a sé.

Siamo testimoni di questa esperienza che è stata impegnativa, ma, anche appassionata ed arricchente perché la magistratura ha deciso di aprirsi alla società civile, di far comprendere al “fuori da noi” quello che facciamo, le difficoltà del nostro lavoro, le responsabilità che ci assumiamo quotidianamente.

Esercitiamo la giurisdizione “in nome del Popolo italiano” e questo ci rende responsabili e, credo, ci vincoli a questa apertura. Per questo reputo che sia necessario continuare a percorrere questa strada, a creare forme di coinvolgimento e di collaborazione con la società civile interessata ai temi della giustizia, ad informare, a parlare di Costituzione e di diritti nelle scuole, nelle università, nelle associazioni e in  tutti i corpi intermedi che compongono il tessuto sociale.

L’apertura di credito che il referendum ci consegna, impone una grande responsabilità.

Dobbiamo essere, come ANM, in tutte le componenti locali e negli organi centrali, interlocutori credibili e coraggiosi sui temi delle riforme della giustizia, quelle che servono davvero al buon funzionamento del sistema.

Dobbiamo continuare ad argomentare nella discussione politica, certo non per interferire nell’esercizio del potere di decisione che spetta ad altri, ma perché come cittadini qualificati possiamo contribuire, anche attraverso il nostro dibattito interno, a consentire decisioni e soluzioni di migliore qualità del servizio giustizia.

È l’esercizio, oltre che di un diritto, di un dovere quello di contribuire, come tecnici e come giuristi, al bene della comunità di cui siamo parte. L’uso del termine “Politica” non può e non deve divenire un pretesto per escludere la magistratura dal dibattito sulla sfera pubblica, perché una democrazia partecipativa non può che arricchirsi del contributo di una categoria che di giustizia e di giurisdizione si occupa ogni giorno in tutte le aule giudiziarie.

Ed allora le priorità nascono inevitabilmente dalla necessità di garantire un servizio appropriato alle cittadine ed ai cittadini che si imbattono nel sistema giudiziario.

Anzitutto l’emergenza impone di trovare modi e soluzioni per posticipare una riforma, quella della competenza collegiale del Gip, che semplicemente non ci possiamo permettere.

Conti alla mano determinerebbe lo stallo di molti uffici Gip/Gup di piccole e medie dimensioni.

Altra assoluta emergenza è rappresentata dalla stabilizzazione di tutti i funzionari dell’Ufficio per il processo e del mantenimento dei loro ruoli e delle loro funzioni nella sede di appartenenza.

Senza i funzionari dell’Ufficio per il processo non ci saremmo neppure avvicinati agli obiettivi del PNRR. La loro completa stabilizzazione, nei modi e con le forme indicate, è essenziale per garantire un servizio di efficienza minima ai cittadini; il loro inserimento nel sistema ha rappresentato l’unica vera riforma in termini di qualità ed efficienza del servizio; non si può tornare indietro.

I temi sono ancora molti: l’assenza di interventi adeguati ad affrontare il gravissimo tema del disagio carcerario, la carenza endemica di risorse, di personale e di mezzi, le enormi difficoltà riscontrate sul digitale, in particolare sull’applicativo del processo civile ormai obsoleto, l’inaffidabilità dell’applicativo APP per il processo penale, l’edilizia giudiziaria.

Da ultimo, abbiamo condotto la campagna referendaria sull’introduzione del sorteggio sostenendo che la medicina era peggiore del male e certamente lo era. Abbiamo evitato la medicina, ma, il male è rimasto. Adesso spetta a noi avviare un’analisi al nostro interno e parlarci su come il “correntismo giudiziario” debba essere superato.

Abbiamo sostenuto, durante la campagna referendaria, che il male non sono le correnti o come preferisco definirli i gruppi associativi, ma la loro degenerazione, e credo che sia proprio così.

I gruppi associativi, con la loro identità, le diverse sensibilità culturali, il loro dibattito interno  hanno dato linfa all’associazionismo giudiziario, necessario ad alimentare il dibattito interno sulla politica giudiziaria, sulle necessità e sulle scelte indispensabili a far funzionare il sistema giustizia.

I gruppi dentro l’Associazione Nazionale Magistrati hanno consentito di affrontare e di vincere la sfida referendaria.

Se non fossimo stati gruppo, coesi per la rilevanza dell’obiettivo, forse non sarebbe andata come è andata e, forse, la stessa coesione è, ora, necessaria per andare oltre le nostre patologie interne che ci sono ancora – sebbene molto sia stato fatto – e che possono essere definitivamente superate.

Le sfide che ci attendono sono importanti, la magistratura sarà in grado di affrontarle.

*l’autrice è presidente GES ANM Emilia Romagna