Il maggio pugliese dell’antimafia: “La memoria è impegno per i vivi”

Un maggio intenso per la Puglia all’insegna dell’educazione alla legalità. Protagonista l’ANM di Bari – guidata da Antonella Cafagna –  che ha promosso un ciclo di appuntamenti che hanno riguardato numerose realtà: Bari, Trani e Foggia, ma con il coinvolgimento di giovanissimi da tutta la Puglia.

Teatro, arte, musica, scrittura: i linguaggi con cui si fa educazione alla legalità. Il primo appuntamento giovedì scorso al Teatro Piccinni di Bari con il monologo di Luca Pizzurro “Il figlio del magistrato”, seguito da un dibattito, cui ha partecipato anche Matilde Montinaro, sorella di Antonio, vittima della strage di Capaci.

Quindi al Porticciolo di Santo Spirito con marinai, studenti e istituzioni. E poi a Trani un cortometraggio, un concerto e un dibattito. Quindi le iniziative del 23 maggio, in contemporanea a Bari, Foggia e Trani. Il 24 maggio lo spettacolo teatrale nella Cattedrale del capoluogo pugliese: “Stoc Ddò – Io sto qua” di Sara Bevilacqua. Infine la chiusura stasera a Foggia, al Teatro del Fuoco, con “La stanza di Agnese”.

A restituire la cornice delle iniziative è Antonella Cafagna, magistrato barese e presidente della Giunta locale: “La memoria non deve guardare solo alle spalle. È impegno per i vivi: per chi oggi subisce un’estorsione e tace per paura, per chi vive in territori dove sono i clan a garantire un lavoro, a risolvere una controversia, a portare un pacco di spesa a casa di chi non arriva a fine mese, per i giovani che crescono dove la legge dello Stato arriva dopo quella del clan”, spiega. E aggiunge: “Dobbiamo avere il coraggio di dire con chiarezza che la mafia non si sconfigge soltanto nelle aule giudiziarie”.

Anche a Taranto un’altra iniziativa. Le scuole adottano le storie delle vittime di mafia. Si parla del progetto didattico ‘Custodi di memoria, costruttori di futuro’, presentato da Anm locale e Libera in occasione della cerimonia per l’anniversario della strage di Capaci, che si è tenuta nel luogo dell’omicidio dell’ex carabiniere e vigilante Giovanbattista Tedesco, ucciso il 2 ottobre del 1989 sotto casa per la sua opposizione alle infiltrazioni mafiose nello stabilimento Ilva. L’obiettivo del progetto è trasformare la memoria in esperienza educativa permanente.