
Un intervento di Rocco Maruotti da segretario nazionale dell’ANM in apertura del Comitato direttivo centrale sulla mancata trasparenza dei verbali della Scuola superiore della magistratura. Poche ore dopo un durissimo attacco da due consigliere del Csm, Claudia Eccher e Isabella Bertolini, che hanno chiesto “l’apertura urgente di una pratica presso la Commissione competente affinché sia valutata l’eventuale rilevanza della condotta del segretario dell’Anm”. Nella nota le due consigliere scrivono che “Maruotti ha formulato gravi dichiarazioni, mettendo in discussione l’indipendenza del Presidente della Scuola superiore della magistratura, prof. Mauro Paladini. Abbiamo inoltre richiesto la trasmissione degli atti alla Procura generale presso la Corte di cassazione per gli eventuali profili disciplinari”.
Un attacco senza precedenti. E ampia è stata la solidarietà a Maruotti. Innanzi tutto, la Giunta esecutiva centrale, con una nota siglata da tutti i componenti, eccetto lo stesso segretario generale. “È un precedente grave e inaccettabile – si legge –. Respingiamo con fermezza ogni tentativo di condizionare la libertà dell’Associazione nazionale magistrati e il diritto dei suoi organi rappresentativi di esprimere le proprie posizioni. Colpire il Segretario generale per l’esercizio del suo mandato significa colpire l’Anm. A Rocco Maruotti va la piena solidarietà della Giunta esecutiva centrale e il ringraziamento per il lavoro che quotidianamente svolge al servizio dell’Associazione”. Così il presidente Giuseppe Tango, il vicepresidente Marcello De Chiara, il vicesegretario Stefano Celli, e i componenti Monica Mastrandrea, Dora Bonifacio, Paola Cervo, Sergio Rossetti e Chiara Salvatori.
Anche gli altri consiglieri del Csm hanno preso posizione. “L’iniziativa delle consigliere Bertolini ed Eccher, volta a sollecitare valutazioni professionali e disciplinari nei confronti del dott. Rocco Maruotti, per un’opinione espressa nella sua qualità di Segretario generale dell’Anm, ha una portata oggettivamente intimidatoria e rappresenta un utilizzo improprio della funzione di componente del Csm”. Lo sostengono in una nota 15 consiglieri del Consiglio superiore della magistratura”. Duro anche Ernesto Carbone: ”Chiedere l’apertura di una pratica presso il Csm e la trasmissione degli atti alla Procura Generale per dichiarazioni di questo tipo rischia di produrre un effetto di intimidazione verso chi rappresenta la magistratura associata, al di là del merito specifico delle parole di Maruotti, che restano nel perimetro del legittimo dibattito. Il diritto di critica, anche aspro, non può essere confuso con una condotta disciplinarmente rilevante: se lo diventasse, sarebbe l’intero associazionismo giudiziario a essere messo sotto processo”.
Non solo. A sostegno di Maruotti pure un appello trasversale sottoscritto dalle giunte territoriali dell’Associazione nazionale magistrati di tutta Italia. “Condividiamo pienamente quanto affermato dalla Giunta esecutiva centrale dell’ANM. Quanto sta accadendo a Rocco Maruotti rappresenta un attacco che non possiamo accettare. Maruotti ha svolto il proprio ruolo di segretario generale dell’ANM, chiedendo trasparenza sull’operato della Scuola Superiore della Magistratura. Per questo si trova oggi destinatario di una richiesta di valutazione disciplinare promossa da due componenti laici del CSM. Non si tratta di un episodio marginale, ma di un precedente estremamente grave. Colpire Rocco Maruotti per aver espresso, nell’esercizio delle sue funzioni, la posizione dell’ANM significa colpire l’intera Associazione”.
Proprio alle giunte territoriali dell’Associazione ha risposto lo stesso Maruotti con un messaggio: “Vi ringrazio per il comunicato congiunto, che non mi pare abbia precedenti. La solidarietà che in queste ore sto ricevendo, anche privatamente, da tantissimi colleghi è la dimostrazione che i magistrati hanno compreso che questa iniziativa è l’espressione di una insofferenza verso l’ANM e verso un certo modo di fare attività associativa, non ossequioso con il ‘potere’, che è quello che tutti insieme stiamo cercando di fare. Intanto vorrei dirvi che personalmente sono assolutamente sereno perché so di avere agito con l’unico scopo di dare attuazione al deliberato dell’Assemblea nazionale del 16 maggio in cui, tra le altre cose, si chiedeva maggiore trasparenza da parte del Direttivo della SSM e sono certo di averlo fatto senza offendere l’istituzione da cui dipende la nostra formazione e soprattutto quella dei colleghi più giovani. Se sarà necessario affronterò il disciplinare non per difendere me stesso ma per difendere il diritto a svolgere attività associativa senza il timore di subire ritorsioni sul piano personale. È evidente che l’obiettivo non sono soltanto io. Non sono perciò preoccupato per me, ma mi preoccupa invece molto l’attacco alla libertà di associazione e di manifestazione del pensiero che vanno difese senza esitazione. Di questo dobbiamo occuparci. Noi intanto andiamo avanti sereni. Se il nostro lavoro produce queste reazioni in taluni vuol dire che lo stiamo facendo al meglio delle nostre possibilità”.



