Tobagi: memoria collettiva importante ma serve ricostruzione storica completa

Benedetta Tobagi

Benedetta Tobagi, il 9 maggio è il giorno dedicato alle vittime del terrorismo. Quando suo padre è stato ucciso lei aveva tre anni. Cosa rappresenta questa commemorazione per i familiari delle vittime e per la collettività ?

Chi come me è stato colpito direttamente sa da sempre che la nostra tragedia, il nostro lutto, non è solo una vicenda personale. Si tratta di fatti che si collocano proprio sul crinale tra lo spazio privato e lo spazio pubblico. E quindi è molto importante che il ricordo diventi una memoria collettiva.

Questa giornata tiene insieme le vittime del terrorismo di estrema destra e di estrema sinistra. Questo ha un significato profondo perché, appunto, tutte queste persone sono state uccise in epoca repubblicana. I terrorismi hanno attaccato in modo diverso la democrazia e quindi le persone nei loro diversi ruoli sono tutte state colpite da una violenza che andava contro l’essenza profonda dello Stato democratico e della Costituzione, che non ammette in nessun caso la violenza come strumento di lotta politica. Per questo credo che abbia significato la scelta di tenerle tutte insieme. Non ha nulla a che vedere, per esempio, con la distinzione che si mantiene quando si parla dell’epoca della guerra, della guerra civile 1943-1945, dove non ha proprio significato il tentativo continuo di recuperare i partigiani e i combattenti di Salò. Questa è una cosa che è importante cogliere, una differenza strutturale. Dal punto di vista delle vittime poi c’è un altro elemento. 

Quale ? 

La figura di mio padre è molto nota, come quella di tanti magistrati, di uomini politici come Aldo Moro. Però questa giornata, commemorando tutti, riporta alla luce anche le storie delle tantissime vittime che invece non sono ricordate. I tantissimi esponenti delle forze dell’ordine, ma anche le vittime senza nome, ridotte a numeri delle stragi. E questo per chi ha vissuto anche il dolore dell’oblio, in qualche modo della cancellazione della memoria collettiva ho potuto vedere incontrando tante persone nelle varie celebrazioni del 9 maggio è qualcosa di importante, una forma di riconoscimento che ha dato conforto a tanti dei loro cari.

La legge che ha istituito questa giornata è del 2007: che bilancio fa di questi anni di lavoro sulla memoria?

Qui faccio una valutazione, un bilancio personale. Nei primi anni, in particolare durante la presidenza di Giorgio Napolitano, la giornata ha avuto anche un forte significato politico-civile, politico in senso alto. Ci sono stati dei gesti di grandissimo significato per la collettività. Io penso, per esempio, quando nel 2009 il Presidente della Repubblica ha reso omaggio alla figura di Giuseppe Pinelli dicendo per la prima volta — la prima carica dello Stato — “vittima due volte”. Non solo innocente, ma vittima due volte: prima di sospetti infondati e infamanti e poi di un’assurda fine. È stato molto importante, com’è stata molto importante la forte assunzione di responsabilità, il riconoscimento dei depistaggi da parte dei pezzi dello Stato nelle stragi di matrice nera. Perché alla dimensione della commemorazione si è aggiunta questa assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni. Questa dimensione molto forte all’inizio, io ho l’impressione che si sia un po’ attenuata. Noto anche che in generale, da quando al governo ci sono forze di destra, i principali esponenti del governo e delle istituzioni tendono a restare abbastanza silenti, per esempio quando si parla di stragismo di destra.

In che modo si può recuperare quella dimensione che lei ritiene attenuata? 

Io credo che lo spirito della legge sia tenere insieme la dimensione commemorativa con la memoria storica, con la ricostruzione storica. Da una parte ha importanza che diventi veramente patrimonio comune anche la ricostruzione storica dello stragismo nero, e quindi anche la destra esca da una memoria che spesso resta ancora di parte. 

Negli ultimi anni si è sviluppato un grande recupero di documenti con la rete degli archivi, alla quale lei ha partecipato molto attivamente. Qual è lo spirito che l’ha mossa ?

Dal mio punto di vista credo che la cosa più significativa sia il lavoro che è stato portato avanti negli anni in parallelo di digitalizzazione degli atti giudiziari di rilevanza storico-sociale. Si è fatto un grosso lavoro per rendere consultabili le sentenze relative alle vicende più importanti di strage e terrorismo, anche online per favorire lo studio di queste vicende e anche va avanti da anni un lavoro per la declassifica di documenti significativi e in generale perché le amministrazioni dello Stato versino la documentazione dell’Interno, della Difesa e delle varie forze di sicurezza negli archivi. Perché la memoria è molto importante, la dimensione della condivisione anche, però la democrazia ha bisogno di una ricostruzione storica sempre più approfondita di tutte le vicende, sia del terrorismo di estrema sinistra che di quello di estrema destra. Questo anche permetterebbe di dare più strumenti per contrastare le narrazioni parziali o strumentali che ancora fisiologicamente purtroppo circolano.