Tempi dei processi e attacchi ai giudici: la giustizia italiana nel rapporto Ue

Cresce la fiducia dei cittadini nell’indipendenza della magistratura, bene la digitalizzazione del penale, ma sulla durata dei processi l’Italia resta tra i fanalini di coda d’Europa. È il quadro tracciato dalla Commissione europea nel capitolo Italia del Rule of Law Report 2026, pubblicato il 17 luglio, che fotografa un sistema giudiziario in movimento ma con nodi importanti ancora da sciogliere.

Indipendenza della magistratura

Nel 2026 il 51% dei cittadini e il 60% delle imprese percepiscono l’indipendenza di tribunali e giudici come “piuttosto o molto buona”, in crescita rispetto al 2025 e ancora di più rispetto al 2022. Nel rapporto si prende atto che la riforma costituzionale varata dal Parlamento nell’ottobre 2025 è stata bocciata al referendum del 22 e 23 marzo scorso.

Le critiche della politica alla magistratura

Il rapporto segnala un aumento delle dichiarazioni pubbliche critiche verso la magistratura da parte di esponenti politici durante la campagna referendaria, al punto da richiedere tre volte un intervento del Consiglio superiore. Secondo gli standard europei richiamati dalla Commissione, criticare le decisioni giudiziarie è normale nel confronto democratico, ma esecutivo e legislativo dovrebbero evitare critiche che minano l’indipendenza della magistratura o la fiducia pubblica in essa.

Organico e digitalizzazione

La carenza di magistrati ordinari resta in una forbice tra il 15 e il 17%, con cinque concorsi in corso per oltre 2.000 posti e 626 magistrati in pensione entro il 2029.

Sul fronte digitale, per la Commissione Ue il flusso dei procedimenti penali di primo grado si può considerare interamente digitalizzato, dopo che il sistema App, si legge nel rapporto, aveva scontato ritardi iniziali. Restano da digitalizzare tuttavia impugnazioni, misure cautelari e procedimenti esecutivi. Nel documento si fa riferimento alla legge, approvata nel settembre 2025, sull’intelligenza artificiale che riserva ai soli magistrati le decisioni di interpretazione e applicazione della legge. La raccomandazione è di completare il sistema digitale di gestione dei procedimenti in tutti i gradi di giudizio.

Tempi della giustizia e arretrato

I tempi dei procedimenti civili sono scesi a 1.789 giorni alla fine del 2025, il 28,8% in meno rispetto al 2019, ma restano tra i più lunghi in Europa, con una media di oltre quattro anni e mezzo. Sul penale i tempi sono scesi a 958 giorni nei tre gradi, il 31,2% in meno, superando l’obiettivo del Pnrr.

Il commento dell’Anm

Commentando il rapporto, il segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati Rocco Maruotti ha dichiarato che “quello della durata dei processi in Italia resta un tema centrale, su cui serve fare ancora di più”, indicando personale, digitalizzazione ed edilizia giudiziaria come le tre priorità. Sull’edilizia giudiziaria, in particolare, Maruotti sottolinea che “strutture inadeguate, e in alcuni casi persino pericolose, non consentono di sviluppare processi lavorativi efficienti”, avvertendo che “ora che è terminato il Pnrr servirà un ulteriore sforzo importante per garantire l’efficienza del sistema”.