Prescrizione, ANM al Senato: “Sei regimi diversi sono troppi. Impatto sia graduale”

Cinque regimi di prescrizione diversi, tutti vigenti contemporaneamente, da applicare fascicolo per fascicolo. E una sesta riforma in arrivo. È questo il quadro che il vicesegretario generale dell’ANM Stefano Celli ha portato all’attenzione della Commissione Giustizia del Senato, in audizione sul ddl 985 che prevede ulteriori modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di prescrizione.

«La disciplina della prescrizione è rimasta sostanzialmente la stessa dall’adozione del Codice Rocco fino alla fine del 2005», ha ricordato Celli. Da allora, una serie di interventi legislativi ha stratificato regimi diversi e spesso difficilmente conciliabili, tradendo – a suo avviso – «una delle finalità fondamentali della disciplina: la certezza di sapere se il pubblico ministero può iniziare un’indagine, se il giudice può decidere, se il cittadino ha ancora qualcosa da temere da fatti commessi».

La preoccupazione dell’ANM non è tanto nel merito della riforma, quanto nel suo impatto sul sistema. Le Corti d’appello e la Cassazione hanno riorganizzato i propri ruoli solo due anni fa, adattandosi alla disciplina dell’improcedibilità introdotta dalla riforma Cartabia. Una nuova riforma, se applicata con effetto immediato, rischierebbe di vanificare quel lavoro.
«Lancio un grido di allarme perché il legislatore provi a immaginare un sistema che renda l’impatto di questa riforma, se approvata, meno immediato e più graduale, così da dar modo alle Corti d’appello e di Cassazione di riorganizzare il ruolo», ha concluso Celli. «Gli effetti sono sicuramente importanti e rischiano di travolgere un lavoro fatto solo due anni fa».