
Un ricordo corale di Mario Francese, il giornalista siracusano del Giornale di Sicilia ucciso a Palermo nel 1979 è stato ricordato con due cerimonie, una nella sua città natale e una in quella in cui lavorava e viveva.
Nel capoluogo siciliano in viale Campania, davanti alla lapide che ricorda il cronista assassinato per le sue inchieste sulla nuova mafia di Corleone, oltre al figlio Giulio e alle autorità cittadine con in testa al sindaco Roberto Lagalla e il prefetto Massimo Mariani, c’erano anche gli studenti delle scuole del quartiere. Presenti – fra gli altri – il segretario regionale di Assostampa Giuseppe Rizzuto, il presidente della corte d’Appello Matteo Frasca, il presidente della sezione della Anm di Palermo Carlo Salvatore Hamel e il giudice Giuseppe De Gregorio della Fondazione Progetto legalità.
“Ricordare Mario Francese non è soltanto un momento di commemorazione ma è un atto di responsabilità collettiva”, spiega Carlo Hamel. “Ha pagato con la vita il suo coraggio e il suo fiuto di cronista. Per il suo omicidio sono stati condannati Leoluca Bagarella (autore materiale del delitto), Totò Riina, Raffaele Ganci, Francesco Madonia, Michele Greco e Bernardo Provenzano. Come si legge nella sentenza di condanna «Il movente dell’omicidio Francese è sicuramente ricollegabile allo straordinario impegno civile con cui la vittima aveva compiuto un’approfondita ricostruzione delle più complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni ’70». Francese aveva raccontato alla cittadinanza i loschi affari di Cosa Nostra, le interferenze negli appalti pubblici, gli intrecci con il potere politico. La mafia teme più di ogni altra cosa la verità e le voci libere. Si alimenta del silenzio e dell’omertà. Colpire un giornalista significa colpire la libertà di stampa”, aggiunge.




