
L’Associazione internazionale magistrati (IAJ) è intervenuta con un comunicato (IAJ statement Hmedi) in difesa del giudice Anas Hmedi, presidente dell’Associazione dei magistrati tunisini: si tratta di un ulteriore segnale di allarme sullo stato della giustizia in Tunisia e sulla progressiva trasformazione del conflitto istituzionale tra potere esecutivo e magistratura in una questione di rilievo penale.
I nuovi procedimenti avviati contro Hmedi, fondati su dichiarazioni pubbliche rese nella sua qualità di presidente dell’associazione e finalizzate alla difesa dell’indipendenza della magistratura, si collocano in una sequenza iniziata nel 2022. Una sequenza che non colpisce comportamenti estranei alla funzione, ma l’esercizio stesso di una funzione rappresentativa e istituzionale, svolta all’interno di un’associazione professionale riconosciuta.
Nel suo comunicato, l’Associazione internazionale magistrati non si limita a esprimere solidarietà personale, ma richiama esplicitamente il quadro degli standard internazionali sull’indipendenza della magistratura e il proprio ruolo statutario di tutela dello Stato di diritto. L’IAJ ricorda di essere già intervenuta in precedenza presso le autorità tunisine, segnalando le criticità sistemiche del contesto giudiziario e chiedendo la cessazione dei procedimenti disciplinari e penali connessi all’attività associativa del presidente dell’Associazione dei magistrati tunisini.
La presa di posizione dell’Associazione internazionale magistrati assume pertanto il valore di un atto di garanzia istituzionale: essa ribadisce che i giudici devono poter partecipare, individualmente e collettivamente, al dibattito pubblico sull’organizzazione, il funzionamento e l’indipendenza della giustizia, senza subire pressioni o ritorsioni, nel rispetto dei doveri di discrezione e responsabilità. Colpire tale spazio di libertà significa incidere direttamente su uno dei presupposti essenziali della giurisdizione indipendente.
A tale presa di posizione si è aggiunto, il 7 gennaio, un ulteriore intervento istituzionale del Presidente dell’Associazione internazionale magistrati, Walter Barone, che ha indirizzato una lettera alle massime autorità tunisine richiamando le stesse a porre fine ai procedimenti penali avviati nei confronti del giudice Hmedi e a rispettare gli standard internazionali sull’indipendenza della magistratura (IAJ President-letter).
L’intervento della International Commission of Jurists
A rafforzare ulteriormente questo quadro è intervenuta anche la International commission of jurists (ICJ), che ha condannato con fermezza l’avvio di nuovi procedimenti penali arbitrari contro il giudice Hmedi, qualificandoli come una ritorsione diretta per le sue recenti dichiarazioni pubbliche in difesa dell’indipendenza della magistratura e contro il controllo esercitato dall’esecutivo sul potere giudiziario in Tunisia.
Secondo la ICJ, il giudice Hmedi sarebbe venuto a conoscenza dell’ennesimo procedimento a suo carico soltanto attraverso i media, il 26 dicembre 2025, per poi essere convocato il 7 gennaio 2026 a comparire dinanzi a un giudice istruttore del Tribunale di primo grado di Tunisi, senza alcuna indicazione preventiva delle accuse. Una modalità che, di per sé, solleva gravi interrogativi sul rispetto delle garanzie fondamentali.
L’ICJ sottolinea come l’iniziativa penale si inserisca in una sequenza di reazioni punitive successive a prese di posizione pubbliche del giudice Hmedi: dalla condanna della sentenza d’appello nel cosiddetto “caso della cospirazione”, fino alle critiche rivolte alle dichiarazioni del Ministro della giustizia ritenute lesive del ruolo del Consiglio superiore della magistratura, nonché al comunicato dell’Associazione dei magistrati tunisini contro l’uso dell’Ispettorato generale per interrogare giudici e pubblici ministeri sulle loro posizioni professionali.
Nel richiamare espressamente il Patto internazionale sui diritti civili e politici e i Principi fondamentali delle Nazioni Unite sull’indipendenza della magistratura, la ICJ afferma che l’attività del giudice Hmedi e dell’Associazione dei magistrati tunisini è pienamente protetta dal diritto internazionale e invita le autorità tunisine ad abbandonare tutte le accuse, cessare le persecuzioni arbitrarie e ristabilire un sistema di autogoverno della magistratura indipendente dall’esecutivo.
La conferma delle Nazioni Unite e il valore sistemico del caso Hmedi
Già nel maggio 2024, le Relatrici speciali delle Nazioni Unite (Margaret Satterthwaite Relatrice speciale delle Nazioni Unite sull’indipendenza dei giudici e degli avvocati, Irene Khan Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione, Gina Romero Relatrice speciale delle Nazioni Unite sul diritto di riunione pacifica e sulla libertà di associazione, Mary Lawlor Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani) erano intervenute formalmente sulla situazione della magistratura tunisina, richiamando l’attenzione delle autorità locali su un contesto caratterizzato da pressioni crescenti, interferenze dell’esecutivo e possibili misure ritorsive nei confronti dei magistrati associati e dei loro rappresentanti. In quella occasione, le Relatrici speciali delle Nazioni Unite competenti avevano espresso una particolare preoccupazione per la posizione del presidente dell’Associazione dei magistrati tunisini, ritenendo che alcune iniziative potessero configurare rappresaglie per l’esercizio di diritti garantiti dal diritto internazionale (UN SR report) .
Ad oggi, un nuovo e recentissimo intervento delle Relatrici speciali delle Nazioni Unite conferma che tali preoccupazioni non solo permangono, ma si sono aggravate. Le nuove iniziative penali contro il giudice Hmedi vengono esplicitamente ricondotte alla sua attività pubblica di difesa dell’indipendenza giudiziaria e sono qualificate come potenzialmente idonee a produrre un effetto dissuasivo sull’intero corpo giudiziario (UN SR concerns).
Il principio affermato, in modo convergente, dall’Associazione internazionale magistrati e dalle Nazioni Unite è di portata generale e non negoziabile: i magistrati devono poter partecipare al dibattito pubblico sull’organizzazione, il funzionamento e l’indipendenza della giustizia senza il timore di procedimenti, pressioni o sanzioni capaci di compromettere l’esercizio delle loro funzioni istituzionali.
È precisamente questo confine che sembra oggi superato. La criminalizzazione della parola istituzionale, la sovrapposizione tra critica professionale e illecito penale, l’uso del procedimento giudiziario come strumento di deterrenza rappresentano una torsione profonda dello Stato di diritto. In tale contesto, il caso Hmedi assume un valore che va oltre la sua persona e oltre la Tunisia: diventa un banco di prova per la tenuta effettiva delle garanzie internazionali sull’indipendenza della magistratura.
Il comunicato dell’Associazione Internazionale Magistrati e i reiterati interventi delle Nazioni Unite ricordano che l’indipendenza giudiziaria non è una prerogativa corporativa, ma una condizione strutturale della democrazia costituzionale. Colpire chi la difende significa indebolire la tutela dei diritti di tutti.



