
Entrato in vigore il 12 aprile, il decreto Sicurezza è ora in Parlamento per la conversione. Il provvedimento ha recepito in gran parte il contenuto del disegno di legge recante lo stesso titolo, rimasto però bloccato oltre un anno tra Camera e Senato.
Diviso in sei capi e 39 articoli introduce 14 nuove fattispecie di reato, l’inasprimento di pene per 9 reati e altre aggravanti. Alcune norme sono state espunte dal testo, perché ritenute a rischio incostituzionalità dopo i rilievi del Quirinale, altre sono state modificate.
Si va da una stretta sull’accattonaggio alle aggravanti per le truffe per gli anziani, dal reato di detenzione di materiale con finalità di terrorismo agli sgomberi lampo per le case con l’introduzione del reato di occupazione abusiva degli immobili, dalla restrizione per la coltivazione della canapa, esclusa la produzione agricola di semi, all’ampliamento del daspo urbano, dal reato di blocco stradale a un giro di vite per le rivolte in carcere.
Alcune delle misure chiave
Una parte sostanziosa del provvedimento è dedicata alle forze dell’ordine. Viene introdotta la nuova fattispecie di reato di lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni. Gli agenti sono anche autorizzati a portare armi private senza licenza quando non sono in servizio. Le forze di polizia avranno dispositivi di sorveglianza indossabili (bodycam) per registrare attività di tutela dell’ordine pubblico, vigilanza di siti sensibili e a bordo dei treni.
Via libera alla tutela legale, estesa non solo a forze di polizia ma anche a militari e a vigili del fuoco. Si aumenta fino a 10mila euro l’importo massimo che può essere corrisposto per ciascuna fase del procedimento penale sostenuto dagli indagati o imputati per fatti inerenti il servizio svolto. Sanzioni inasprite infine per chi non si ferma allo stop della polizia stradale, mentre si introducono le aggravanti per chi protesta contro opere destinate all’erogazione di energia, di servizi, di trasporto, di telecomunicazioni di altri servizi pubblici.
La nota dell’Anm
In una nota l’Associazione nazionale magistrati ha sottolineato come il decreto Sicurezza ponga una serie di problemi di metodo e di merito, auspicando che in sede di conversione possano essere adottati tutti i correttivi necessari.
Sul metodo perché il ricorso al decreto ha vanificato il dibattito che in Parlamento durava da oltre un anno. Sul merito perché “le quattordici nuove fattispecie incriminatrici, l’inasprimento delle pene di altri nove reati e l’introduzione di aggravanti prive di fondamento razionale, danno vita a un apparato normativo che non si concilia facilmente con i principi costituzionali di offensività, tassatività, ragionevolezza e proporzionalità”. L’Anm sottolinea inoltre come con l’introduzione di nuovi reati si sanzioni “in modo sproporzionato condotte che sono spesso frutto di marginalità sociale”. E lancia l’allarme anche sugli istituti di detenzione. “Nonostante la gravissima situazione carceraria, più volte denunciata, si introducono nuove ipotesi di esclusione delle misure alternative e a fronte di ciò non vengono previste misure per fronteggiare il sovraffollamento né si potenziano gli strumenti a disposizione della magistratura di sorveglianza.
Le altre critiche
L’Unione camere penali italiane (Ucpi) denuncia “l’abuso della decretazione d’urgenza in materia penale, l’inutile introduzione di nuove ipotesi di reato e i molteplici, sproporzionati e ingiustificati aumenti di pena” e annuncia l’astensione dalle udienze dal 5 al 7 maggio.
Critiche anche dall’Associazione italiana dei professori di diritto penale che raccoglie oltre 200 insegnanti universitari.



