Assemblea Anm, indirizzo di saluto del ministro Nordio

Carlo Nordio durante la parata militare ai Fori Imperiali in occasione della Festa della Repubblica (Roma - 2023-06-02, LUIGI MISTRULLI) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Indirizzo di saluto all’Assemblea generale Anm del 11 giugno 2023 del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio

 

Gentilissimo Presidente Santalucia,

non mi è possibile partecipare di persona l’Assemblea ma desidero vivamente farti giungere mio saluto e porgerlo, per tuo tramite, a ciascun collega dell’ Associazione nazionale magistrati

Avere occasioni di dibattito interno e di dialogo con gli altri interlocutori costituisce sempre una costruttiva occasione di riflessione, soprattutto quando il confronto verte su un tema di interesse collettivo quale l’indipendenza della magistratura, uno dei pilastri di uno Stato di diritto. Chi, come il sottoscritto, ha avuto per quarant’anni il privilegio di indossare la toga conserva – incise nella propria forma mentis – le parole nitide della Costituzione: “la Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere“. 

Anche io dunque, come tutti voi, considero sacri e inviolabili questi principi. E affinché le mie parole non appaiano un esercito di retorica, desidero rispondere subito le preoccupazioni di questa Assemblea: non c’è stato e non ci potrà mai essere alcun atto ministeriale che possa mettere in discussione l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, patrimonio irrinunciabile della nostra democrazia.

Una rassicurazione che non mi stancherò di ribadire, insieme alla garanzia che durante il mio servizio in via Arenula non potrà trovare un varco alcuna tentazione di sottoporre il pubblico ministero all’ esecutivo: i magistrati – tutti i magistrati – rispondono solo la legge nell’ambito degli equilibri costituzionali che regolano la separazione dei poteri, altro caposaldo di uno Stato di diritto che in quanto tale vive di continui bilanciamenti.

Ed è all’ interno di questo meccanismo di check and balances, a tutela del cittadino, che va ricondotta anche la prerogativa del Ministro del potere-dovere di intervenire in una situazione in cui si è ravvisabile una condotta che potrebbe essere disciplinarmente rilevante. Il punto non è mai stato l’interpretazione delle norme o la valutazione del fatto o delle prove che non possono dar luogo di responsabilità disciplinare. Lo sappiamo tutti benissimo. Il punto non è mai il merito di un provvedimento. 

Ciascuno di voi sa che le decisioni, prese ogni giorno nell’applicazione della legge secondo coscienza, possono essere in altra sede confermate modificate o ribaltate.

Saranno dunque il Procuratore Generale della Cassazione ed – eventualmente – il Csm a verificare il rispetto delle regole di deontologia giudiziaria, conseguenti – per dirla con Luigi Ferrajoli – alla natura cognitiva della giurisdizione. Ma le ultime vicende non possono rappresentare in alcun modo “un precedente non rassicurante”, come voi temete. E questo perché, come ho detto dal Palazzo di Giustizia di Milano, “non c’è e non c’è mai stata una contrapposizione”. C’è stato invece da parte del Ministro l’esercito una prerogativa, nel rispetto dei doveri e delle funzioni attribuite dalla Costituzione. La Carta fondativa della nostra Repubblica, proprio perché nata dalle macerie della dittatura fascista, è particolarmente puntuale nel definire l’ambito delle attribuzioni dei diversi poteri. Sono convinto che anche su questo aspetto  l’attuazione della Costituzione sul percorso tuttora in atto, nella consapevolezza che le leggi sono l’espressione prima della sovranità popolare, opera dei parlamentari eletti dal popolo e politicamente responsabili.  Sono le Sezioni Unite della Cassazione a scriverlo ed è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a ricordarlo in un recente illuminato discorso alla sede di Napoli della Scuola superiore della magistratura. “E’ bene avere presente che lo stesso rispetto che deve essere assolutamente assicurato alla piena, irrinunziabile indipendenza della funzione giudiziaria – ha detto il Capo dello Stato – deve essere sempre riconosciuto e assicurato anche alle altre funzioni dello Stato”.

Non mi resta allora che augurare buon lavoro a tutti i partecipanti all’Assemblea auspicando altre occasioni di dialogo dal vivo e di vivo costruttivo dialogo lungo il cammino delle riforme a cui lavoreremo. 

 

 

 

Foto © Credito: LUIGI MISTRULLI / Fotogramma