
Entriamo con Iaia e Andrea nella “notte oscura” del dolore e della morte, una notte però abitata dall’Altro.
È come il feto che non vede, che non conosce il futuro, ma che sicuro nella pancia della mamma viene nutrito e ha fiducia di chi gli farà vedere la luce.
Dio ci porta, Dio ci nutre, e un giorno nasceremo: è così adesso per Beniamino, è nel “Pancione di Dio”, nutrito, condotto al giorno, questo, della sua nascita al cielo, quel destino comune della vera nascita alla vita eterna. E in questa dimensione tutto è relativizzato lo spazio, il tempo; tutto ottiene il calore ed il sapore dell’eternità di Dio, superiore ad ogni nostra considerazione razionale o sofferta frustrazione, perché Dio ci supera, da Lui veniamo ed a Lui torniamo, in un gioco d’Amore che solo Lui conosce e guida, ma è d’Amore!
La notte infatti, carissima Iaia e carissimo Andrea, non ci risparmia né il buio, né la confusione del cuore, né la paura, né tantomeno il dolore ma certamente può aprire alla fede, quella fede che ci fa dire che questa notte è portata e accolta con legami di amore, che avete vissuto e che dovete continuare a vivere con Beniamino e con il Signore; legami che saranno la “molla” della nostra comune rinascita, quando tutti noi, come Beniamino adesso, saremo alla presenza di Dio davanti al Suo volto luminoso, nella gloria del cielo
e nella comunione di tutti i Santi, quelli degli altari come quelli a noi cari (familiari, amici, parenti) ed anche i Santi della porta accanto.
Allora una luce notturna cambia la prospettiva del nostro dolore, forse fornisce un senso al Mistero, che attiene solo a Dio e ci libera dalla presunzione di capire la vita ed il mondo.
Caro Andrea, quando ti muore il papà, l’ho sperimentato anch’io, ti senti in prima linea, un po’ indifeso, con le spalle meno coperte; cara Iaia, abbiamo parlato di tutti gli anni (tanti) di vita passati accanto e insieme a Beniamino, della condivisione dell’amore, degli intenti e dei progetti: ora sembra tutto finito e invece non è così!
Beniamino è vivo come lo è stato per tutta la sua esistenza terrena: protagonista ed amante della vita anche quando la vita lo ha ferito con la perdita di Francesco. La sua intelligenza viva, efficace, la sua capacità intellettuale estremamente speculativa, nonché la capacità di ragionamento assolutamente (gli avverbi nella nostra lingua sono importanti) non comune, gli hanno permesso di distinguersi sempre nello studio e nell’analisi dei segni dei tempi, con un’abilità profetica – dono peculiare – di vedere il mondo e la nostra esistenza futura, con una visione sempre aperta e prolettica.
Questo è anticipazione di Paradiso!
Questo vuol dire rimanere giovane, e lui è rimasto sempre giovane forse anche perché amava tantissimo i giovani e ci credeva, gli dava fiducia, lo ha sempre fatto con gli amici di “Fra” come con quelli di Andrea. Mi ha sempre colpito come si relazionasse ai ragazzi,
stimolandoli, promuovendoli sempre nelle loro qualità. Nelle feste si avvicinava loro, spesso abbandonando gli adulti, instaurava discussioni mai banali, oppure lo si vedeva giocare con loro e andare in barca come fortunatamente è capitato anche a me!
Ciò lo ha mantenuto sempre giovane e sorridente: lo immaginereste Beniamino anziano o vecchio?
Del resto, chi sfrutta i propri talenti come ha fatto lui e come ci indica il Vangelo di oggi, non invecchia mai e non muore mai. Il messaggio evangelico ci spinge a farne tesoro, a moltiplicarli a non sotterrarli anche a costo di andare controcorrente, di non essere compreso – come qualche volta succedeva a Beniamino – con quella sapienza del
cuore di chi con onestà intellettuale non permette che si sciupi la ricchezza di ciò che è stato donato; vuol dire vivere da risorti, superare il tempo e lo spazio e sentire nel cuore la riconoscenza del Padre che dice: “bravo servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco ti donerò altrettanto nel molto; prendi parte alla gioia del tuo Padrone”.
Queste parole ora Dio le sta sussurrando nelle orecchie di Beniamino che ha sempre scelto questo Vangelo nelle Messe di ricorrenza per Francesco, l’amato figlio con il quale adesso ci immaginiamo sia abbracciato in un abbraccio che da tanto tempo ha desiderato e che ora stringe pienamente.
Non è il momento e forse non lo sarà neanche dopo, di chiedersi perché così presto, il Mistero è Mistero. Non è importante quanto sia lunga la vita terrena, è importante viverla a pieno, non sono gli anni che quindi definiscono la bellezza di un’esistenza, quanto la pienezza della verità che abita l’esistenza umana stessa. Si tratta di aggiungere vita alla vita e non anni alla vita.
È invece il momento di ringraziare Beniamino per il suo impegno di grande costituzionalista al servizio e al di fuori delle Istituzioni, nei confronti dello studio accademico universitario sempre orientato ad una visione sovranazionale. È ancora il momento di dire grazie al Signore che ce lo ha donato con la sua carica ed il suo pensiero, che con coraggio ha affermato una cultura giuridica oltre i confini del nostro amato Paese. È stato una luce per la sua famiglia, per i suoi amici e colleghi, per i suoi allievi, per il nostro Stato che amiamo definire “di diritto”, grazie a chi, come lui, si spende per promuovere e difendere con pervicacia e competenza questa cultura.
Beniamino è stato ed è una “luce gentile” come quella citata nella preghiera del Santo Cardinale John Henry Newman: “Conducimi tu, o luce gentile, conducimi nel buio che mi stringe, la notte è scura, la casa è lontana, conducimi tu luce gentile. Tu guida i miei passi; non chiedo di vedere assai lontano, mi basta un passo, solo il primo passo, conducimi avanti, luce gentile […] finché la notte passi, tu mi guiderai sicuramente a te, luce gentile”.
E allora conduciamo insieme a voi, Iaia e Andrea dei piccoli passi, con la luce gentile di Beniamino e Francesco, che illumina il nostro cammino verso la Luce gentile, che è il Dio della vita.
Ci vogliamo immaginare, come mi hai detto tu Iaia, Beniamino e Francesco veleggiare sulle nubi del cielo, esploratori di un mondo nuovo, esattamente come Ulisse tanto caro a Francesco e più volte ripreso da Beniamino verso quell’orizzonte cui tutti noi siamo
destinati, che è l’infinito amore di Dio, un’eternità che non avrà mai fine.
Omelia di don Andrea Celli in occasione della S. Messa per le esequie del Prof. Avv. Beniamino Caravita di Toritto, Chiesa di San Roberto Bellarmino. Roma, 27 novembre 2021



