A tu per tu con Benedetta Bazuro

Intervista alla dott.ssa Benedetta Bazuro, Giudice civile e penale presso il Tribunale di Civitavecchia (CdA Roma).

-Quando sei entrato in magistratura e quale è stato il tuo percorso professionale?

Sono entrata in Magistratura nel 2017. Dopo avere conseguito nel 2010 la Laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove ho potuto costruire e porre le basi per la mia formazione professionale, ho continuato i miei studi presso lo stesso Ateneo conseguendo il Dottorato di ricerca in Diritto Amministrativo. Negli stessi anni, subito dopo la Laurea, ho svolto la Pratica Forense presso l’Avvocatura Generale dello Stato e nel 2013 ho conseguito il titolo di Avvocato, titolo che mi ha consentito l’accesso al concorso per magistrato ordinario.

-Quale è stata l’esperienza professionale più emozionante e perché?

Difficile a dirsi. Non sono molti anni che svolgo questa meravigliosa professione ed ogni nuova questione rappresenta un’occasione di crescita. Forse, per la particolarità e la difficoltà del caso, dovere sequestrare una nave è stata una esperienza molto formativa e stimolante.

-Perché hai scelto la Magistratura: quali esperienze di vita o quali suggestioni ti hanno spinto a fare di una passione il tuo lavoro? Cosa rappresenta (o ha rappresentato) per te la Magistratura?

Ho sempre voluto diventare un magistrato. Tale pensiero mi accompagna sin dalla giovane età quando, alla fatidica domanda “cosa vuoi fare da grande”, rispondevo con la leggerezza dei miei dodici anni “il magistrato”. All’epoca avevo un’idea molto poco definita della professione che si celava dietro tanto convinta risposta, ma di certo avevo in mente che si trattasse di un lavoro “socialmente utile” nella accezione più semplice di tale definizione, ovverosia “lavoro per gli altri”. Accompagnata negli anni del liceo da questa “infantile” idea, mi sono appassionata alla storia dei tanti illustri “Maestri” che ci hanno preceduto e, così, ho scelto l’indirizzo universitario per perseguire il mio sogno.

-Cosa ti aspettavi dalla Magistratura: quali erano le attese o le ambizioni e cosa hai riscontrato nella realtà?

Negli Uffici che ho frequentato sia in fase di tirocinio sia dopo aver preso le funzioni  ho incontrato Colleghi capaci e volenterosi, che, in vario modo, hanno saputo trasmettermi una gran passione per il nostro lavoro, nonostante le quotidiane difficoltà. In particolare, nell’Ufficio di prima destinazione, ho riscontrato una forte accoglienza per i Magistrati più giovani e la massima apertura al dialogo ed al confronto su tutte le questioni di interesse comune e non. 

–Quale è stata la maggiore difficoltà che hai dovuto affrontare? Sei riuscito a risolverla?

Certamente all’inizio ho scontato la minor esperienza in settori, spesso altamente tecnici, nei quali ho preso decisioni. Altra immediata difficoltà è stata quella di organizzare in maniera ottimale il lavoro, tenuto conto che nei piccoli  Tribunali ci si trova a gestire moltissime materie, anche su ruoli promiscui che comprendono affari civili e penali. In entrambi i casi studio ed applicazione personali unitamente al confronto con Colleghi di grande spessore  mi hanno consentito di venire a capo di problematiche complesse, e, in ultima analisi, mi hanno fatto maturare professionalità e specializzazione.

-Ci racconti un aneddoto?

Ricordo con molta emozione il giorno del giuramento presso la prima Sede di destinazione. Ho ricevuto una accoglienza straordinaria dai Colleghi e dal personale di Cancelleria con i quali, di lì a qualche giorno, ho cominciato a condividere quotidianamente  un percorso professionale molto intenso e ricco di soddisfazioni.

-Se avessi (o avessi avuto) una bacchetta magica cosa cambieresti (o avresti cambiato) del tuo lavoro? E del mondo circostante?

Occupandomi prevalentemente di contenzioso civile mi piacerebbe che il sistema giustizia riuscisse a garantire una tutela più rapida, sempre nel rispetto delle garanzie processuali. Per quanto riguarda il mondo circostante, meno litigiosità su questioni futili e maggiore tolleranza verso il prossimo.

-Cosa pensi quando senti dire che i Magistrati appartengono ad una “casta”?

Onestamente non do peso a queste parole. Penso sempre all’esempio di quanti Colleghi lavorano con dedizione, passione e sacrificio quotidiano al servizio della Nazione, senza pretendere o rivendicare altro, consci del privilegio, quello sì, di potere svolgere il lavoro che si ama.

-Credi che il Magistrato possa parlare direttamente alla gente? Ed essere compreso?

Credo che solo le sentenze debbano parlare alla gente, nel senso che dovremmo sempre sforzarci di essere chiari nell’esporre concetti così da “arrivare” anche all’interlocutore meno esperto di diritto. In questo senso sì. Penso invece che, proprio per la delicatezza del ruolo che si ricopre, dovremmo mettere da parte il particolarismo e cercare di interloquire solo attraverso canali istituzionali.

-Cosa diresti ad un giovane che vuole o si appresta a diventare magistrato?

Di essere fiducioso, di essere positivo e di credere nel proprio sogno. La strada è lunga e faticosa, coinvolge aspettative e speranze di intere famiglie, cionondimeno vale la pena percorrerla perché il traguardo ripaga ogni sforzo. 

-Qual è il tuo sogno nel cassetto? E il tuo libro o film preferito, e perchè?

Beh, uno piuttosto grande l’ho già realizzato. Tra i miei film preferiti segnalo “Amistad” regia di Steven Spielberg (1997), perché tratta di una storia di libertà e diritto.

-Ci regali un tuo motto?

Mi piace pensare ad una celebre frase di Nelson Mandela “un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è arreso” da dedicare ai giovani che vogliono diventare magistrato: mai scoraggiarsi!.

Benedetta Bazuro