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Tirocinio, l’ANM in audizione: due mesi in corte d’appello non bastano né alla formazione né agli uffici

“La riduzione dei periodi presso gli uffici di primo grado rischia di indebolire la preparazione dei magistrati in tirocinio”.  È il nucleo dei rilievi espressi dal vicepresidente dell’Associazione nazionale magistrati, Marcello De Chiara, nel corso dell’audizione in commissione Giustizia della Camera sul disegno di legge di conversione del cosiddetto “decreto Giustizia e Interni”. Il provvedimento contiene disposizioni di contenuto eterogeneo. Quelle che riguardano direttamente la magistratura sono negli articoli 2 e 3. L’ANM ha concentrato la propria analisi sull’articolo 2, che modifica l’articolo 21 del decreto legislativo n. 26 del 2006 e introduce un “periodo di formazione presso le corti d’appello” per i magistrati ordinari in tirocinio.

 Un’esperienza utile, ma con finalità estranee al tirocinio

L’Associazione non contesta in sé l’idea di un passaggio in secondo grado. “ANM riconosce che un periodo presso le corti d’appello può offrire al magistrato in tirocinio un’esperienza formativa sicuramente utile e proficua”, ha premesso De Chiara. “Tuttavia, nel contesto dell’intervento, esprimiamo rilevanti perplessità, anzitutto per le finalità dichiaratamente perseguite, che desumiamo dal preambolo del decreto-legge e dalla relazione di accompagnamento, che indica il fine di questo intervento nel prevedere un efficace contributo agli uffici delle corti d’appello”. Il punto, per l’ANM, è che la modifica viene agganciata a “esigenze organizzative” e non formative. «Riteniamo queste esigenze estranee alla formazione e quindi alle finalità peculiari del tirocinio», ha sottolineato il vicepresidente, definendo questa prima perplessità di “carattere assorbente”.

Meno tempo nei tribunali, dove i magistrati prenderanno le funzioni

Il secondo rilievo riguarda l’effetto a cascata sulla struttura del tirocinio. Il nuovo periodo in corte d’appello comporterebbe una “riduzione proporzionale dei periodi presso gli uffici di primo grado: il passaggio in tribunale scenderebbe da quattro a tre mesi, il “tirocinio mirato” da sei a cinque. “Questi interventi incidono su periodi che a nostro parere hanno un ruolo fondamentale”, ha spiegato De Chiara, «perché consentono al tirocinante di acquisire anzitutto la preparazione negli uffici nei quali potrà assumere le funzioni. Il magistrato in tirocinio non può viceversa assumere le funzioni di giudice d’appello. La riduzione dei periodi negli uffici di primo grado è quindi potenzialmente pregiudizievole per la sua formazione”.

Il precedente del decreto-legge 117 del 2025

L’ANM ha poi misurato la norma sul suo stesso terreno, quello organizzativo. L’intervento si ispira a una misura già prevista dal decreto-legge n. 117 del 2025, adottato per il raggiungimento degli obiettivi del PNRR. Ma quella disciplina prevedeva per i magistrati in tirocinio un periodo di “sei mesi” presso le corti d’appello, “certamente un periodo congruo per consentire ai magistrati in tirocinio di dare quel contributo che si auspicava”. Il testo in esame si ferma invece a due mesi. Un periodo che, secondo l’associazione, “appare oggettivamente insufficiente per consentire al magistrato in tirocinio, che ovviamente ha necessità di un apprendimento delle funzioni di secondo grado, di dare il contributo che la normativa dichiaratamente vuole perseguire”. Il testo, inoltre, “non specifica se il periodo debba svolgersi nel settore civile o anche in quello penale”.

Inadeguata su entrambi i fronti

La conclusione dell’ANM è netta. La previsione “sembra inadeguata sia per le finalità formative, che per ANM hanno un rilievo prioritario e assorbente, sia per quelle organizzative”, ha affermato De Chiara, “perché si tratta di un periodo oggettivamente troppo ristretto per consentire al magistrato di maturare l’apprendimento delle nuove funzioni e dare quindi il contributo alla maggiore produttività che la modifica vuole realizzare”.

 

 

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