Home Attualità Gli attacchi ai giudici sul caso Roggero

Gli attacchi ai giudici sul caso Roggero

Primo grado, appello e Cassazione. La condanna del gioielliere Mario Roggero per aver ucciso due uomini che lo avevano rapinato è ora definitiva. Una condanna applicando le norme del codice penale e applicando le attenuanti. Una condanna che è stata al centro del dibattito politico. Come al centro del dibattito sono stati i magistrati che hanno compiuto il loro dovere all’interno del procedimento.

Su questo interviene anche il presidente dell’Associazione Giuseppe Tango. “Abbiamo grande rispetto verso il principio di autonomia e indipendenza della magistratura, e non entriamo nel merito delle singole sentenze. Però una cosa vorrei dirla con chiarezza: i giudici in tre gradi di giudizio e in modo convergente, hanno applicato la legge, come è giusto che sia, perché è questo il ruolo che l’ordinamento assegna loro. Trovo quindi sorprendenti le dichiarazioni di un ministro, che invoca addirittura il potere del giudice di innovarle, compito che spetta unicamente al legislatore, delegittimando al tempo stesso la magistratura con accuse di doppiopesismo tanto odiose quanto generiche”, afferma Tango. “Al di là dello specifico caso giudiziario, ovviamente non si può sottovalutare il tema delle aggressioni e delle violenze a danno di commercianti o nelle abitazioni di privati cittadini, ma questo semmai attiene al profilo della prevenzione dei reati e del controllo del territorio. Vorrei ricordare che la legge prevede già il sacrosanto istituto della legittima difesa, ma non può tollerare la vendetta privata. Dire il contrario significa minare le fondamenta dello Stato di diritto e questo chi rappresenta le istituzioni dovrebbe saperlo bene”, conclude il numero uno dell’Anm.

Altro tema è quello della grazia. Su cui si moltiplicano gli appelli. “La grazia presuppone un giudizio concluso, un accertamento definitivamente compiuto e che consente al Capo dello Stato di compiere una valutazione che non riguarda il merito ma con la quale si riconosce rilevanza ad altri fattori come ragioni umanitarie oppure il comportamento tenuto dal condannato durante l’esecuzione della pena”, spiega il vicepresidente ANM Marcello De Chiara a Radio Popolare. Gli fa eco il vicesegretario Stefano Celli al Quotidiano Nazionale: “Il potere di grazia spetta esclusivamente al presidente della Repubblica, come lui stesso ha giustamente ricordato. Mi basta la parola del Capo dello Stato su questo punto”, dice al Quotidiano Nazionale.

 

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