Celle sopra i 40 gradi, occupate ben oltre la loro capienza, con un tasso di sovraffollamento tornato ai livelli del 2013, l’anno in cui l’Italia fu condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo con la sentenza Torreggiani. È l’istantanea scattata da Antigone nel rapporto di metà anno 2026, presentato il 5 agosto, in un’estate segnata anche da un numero di suicidi che non accenna a diminuire.
Il sovraffollamento
Al 28 luglio 2026 i detenuti erano 64.741 a fronte di 46.343 posti disponibili: un tasso del 139,7%, che in 5 regioni supera il 150%, con un’eccedenza di 18.398 persone. A pesare di più sono Puglia (180,4%), Molise (165,9%), Basilicata (162,5%), Lombardia (157,9%) e Friuli Venezia Giulia (152%); tra gli istituti, i record spettano a Lucca (256,8%) e Milano San Vittore (223,6%). Nel 44% degli istituti visitati, lo spazio disponibile per persona è sotto i 3 metri quadrati, la soglia minima indicata a livello europeo.
A questi numeri il rapporto affianca quelli dei reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse: 6.539 nel 2025, il 12% in più rispetto al 2024. Tra le situazioni più fragili segnalate, il rapporto conta anche 30 bambini sotto i 3 anni reclusi insieme alle madri, 25 in tutto: erano 11 nell’aprile 2025.
Celle come forni
Nel rapporto si legge che «la carenza di ventilatori e frigoriferi e l’inesistenza di condizionatori nelle celle rendono il carcere un’esperienza al limite della sopravvivenza», sia per i detenuti che per gli agenti di polizia penitenziaria: mancano all’appello il 15,39% degli agenti previsti in organico, con un rapporto di 2 detenuti per ogni agente in servizio, contro l’1,5 indicato come standard. In diversi istituti le finestre delle celle risultano inoltre schermate e oltre il 60% della popolazione detenuta è sottoposto al regime di «custodia chiusa». A questo si aggiungono gli effetti della direttiva del Dap del 23 aprile 2026, che ha vietato la presenza di frigoriferi all’interno delle celle e dei corridoi, limitandone l’uso agli spazi comuni.
Salute mentale e suicidi
Il caldo acuisce una situazione già molto complessa, come confermano i dati sui suicidi e sulle difficoltà psichiatriche che vivono molti detenuti. Nei primi sette mesi del 2026 se ne sono registrati 38: la persona più giovane era una ragazza di 21 anni, la più anziana un uomo di 73 anni. In questo quadro il 9,3% della popolazione detenuta ha una diagnosi psichiatrica grave e quasi la metà, il 46%, fa uso di sedativi.
Le conclusioni del rapporto
Antigone sottolinea come, a fronte del piano edilizio del Governo che prevedeva 10.000 nuovi posti entro il 2027, al momento i posti siano addirittura in calo: 424 in meno rispetto al luglio 2025. Secondo il rapporto, infine, i finanziamenti stanziati per la detenzione domiciliare delle persone tossicodipendenti, presentata come una misura in grado di liberare fino a 10.000 persone, coprirebbero al massimo lo spostamento di 600 persone. Per il presidente dell’associazione, Patrizio Gonnella, a fronte di un tasso di recidiva del 60%, solo un investimento reale sul reinserimento può ridurre la pressione sul sistema penitenziario.
