Ora un dialogo concreto e fattivo

La sezione messinese dell’ANM ha espresso, all’indomani della consultazione referendaria, viva soddisfazione sia per l’andamento della campagna che, chiaramente, per l’esito del voto popolare.

Le dinamiche che si sono sviluppate in quello specifico periodo e contesto hanno, certo, rappresentato una formidabile occasione di concreto dialogo con la società civile, le associazioni e tutti quei cittadini in nome dei quali quotidianamente è amministrata la giustizia, ai quali sono state illustrate in forme accessibili – col supporto del Comitato “Giusto dire NO”, al quale va il nostro sentito ringraziamento – le ragioni che hanno spinto convintamente l’associazione a diffondere i valori dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.

Adesso si apre una nuova stagione.

Occorre, cioè, ripartire da queste basi per avviare una stagione riformista, che utilizzi la strada del dialogo come percorso di confronto per individuare ed avviare a soluzione i nodi della qualità della giurisdizione, dei tempi dei processi, delle credibilità dei suoi interpreti, talora in maniera inaccettabile delegittimati sul piano finanche personale: la magistratura associata, unita, è chiamata a fornire il suo contributo qualificato.

La costituzione di aggregazioni alternative all’Associazione Nazionale Magistrati, anche laddove costituite (anche) da magistrati, con il fine ultimo di spingere l’associazionismo oltre gli scopi statutari dell’ANM, rischia di indebolire l’Associazione, a livello sia locale che nazionale.

La magistratura ha legittimamente rivendicato, in occasione della campagna referendaria, i valori connaturati alla separazione dei poteri, di fatto denunziando il tentativo di interferenza della politica sulla magistratura: coerenza ora impone che la magistratura non dia vita ad aggregazioni che abbiano, tra gli scopi, quelli di interferire indebitamente nell’attività della politica.

La magistratura associata messinese auspica, allora, una convergenza delle forze in funzione del recupero dell’autorevolezza della magistratura – intesa non già come potere ma come funzione, strumentale al soddisfacimento dell’interesse pubblico e dei cittadini – e del costante dialogo, nelle sedi istituzionali proprie, con la cittadinanza e le Istituzioni tutte.

L’opera dell’ANM deve, allora, tradursi in concreto e fattivo dialogo nella duplice direzione dell’interlocuzione politica, d’un verso, per chiedere e rivendicare:

  • un sensibile miglioramento degli strumenti tecnologici e informatici e soprattutto degli applicativi in uso ai magistrati, allo stato manifestamente inadeguati;
  • la ridefinizione dell’Ufficio per il Processo, con la destinazione ad esso di risorse adeguate e, quindi, con la stabilizzazione, senza ambiguità, degli addetti all’U.P.P. ai quali assegnare mansioni più definite e più direttamente correlate al miglior esercizio della giurisdizione (con le intuibili conseguenze sul fronte della gestione di detto personale da attribuire al dirigente giudiziario e non amministrativo);
  • investimenti rilevanti sul fronte dell’edilizia giudiziaria per garantire ambienti e spazi adeguati all’esercizio della delicata funzione giudiziaria e dell’edilizia carceraria per conciliare, in tal ultimo caso, l’effettività della pena con la dignità del detenuto;
  • il superamento della logica emergenziale e dei progetti a termine;
  • la ridefinizione delle piante organiche e della geografia giudiziaria, funzionale al miglioramento del servizio giustizia in tutte quelle realtà che da lustri soffrono l’inadeguatezza dell’organico giudicante e che, con l’entrata in vigore della collegialità di talune funzioni del G.i.p., rischiano la paralisi;
  • la riforma del sistema valutativo, con il recupero della qualità della decisione, con l’esclusione di automatismi quantitativi, con la valorizzazione dell’indipendenza culturale, con l’eliminazione dei criteri che incentivano il conformismo giurisprudenziale;
  • la definitiva eliminazione della decurtazione dello stipendio durante i periodi di assenza per malattia, a causa della perdita dell’indennità giudiziaria;

con il governo autonomo della magistratura, per promuovere:

  • la difesa rigorosa dell’autonomia e dell’indipendenza interna ed esterna della magistratura, architrave costituzionale;
  • il contrasto ad ogni forma di eterodirezione organizzativa e culturale del magistrato;
  • l’idea di un magistrato affrancato dalle logiche carrieristiche e sottratto al pericolo del conformismo giudiziario (che le nuove procedure di valutazione di professionalità, a pieno regime, rischiano di alimentare);
  • la valorizzazione ulteriore del ruolo dei Consigli giudiziari, anche e soprattutto nelle procedure di valutazione di professionalità dei magistrati con lo scopo di arginare la tensione verso una eccessiva standardizzazione di dette procedure: l’eccessiva standardizzazione di esse rischia, infatti, se mantenuta, di rendere assai difficoltosa, nel prossimo futuro, la ricostruzione del percorso professionale dei magistrati e scarsamente intellegibili le scelte del Consiglio in occasione della definizione delle procedure di selezione di essi (a titolo esemplificativo: incarichi semidirettivi e direttivi, formazione, referenti distrettuali per l’informatica);
  • l’opposizione alla trasformazione degli Uffici giudiziari in aziende fondate su logiche meramente quantitative, con il definitivo superamento della tensione alla produttività ad ogni costo e il ripristino di un equilibrio tra efficienza e qualità della giurisdizione messo, invero, a dura prova dal perseguimento degli obiettivi del P.N.R.R.; la valorizzazione della funzione del giudice come garante dei diritti e non come ingranaggio produttivo;
  • il contrasto alla verticalizzazione degli Uffici e all’eccesso di potere dei dirigenti;
  • la difesa dell’unità della giurisdizione come garanzia di equilibrio costituzionale.

 

 

*l’autore è il presidente GES ANM Messina