La separazione delle carriere dei magistrati

Roma, 25 Gennaio 2019 Un momento dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario presso la Corte di Cassazione ph. © Luigi Mistrulli (Roma - 2019-01-25, Luigi Mistrulli) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

La separazione delle carriere dei magistrati: un’ impostura inutile ed anacronistica, una riforma da evitare1

di Armando Spataro, magistrato, già Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino

 

In tema di separazione delle carriere è davvero difficile dire qualche cosa di originale, specie se ci si rivolge ad una platea composta da addetti ai lavori: ma egualmente l’attualità ci impone uno sforzo, così come spinge ad una sintesi degli argomenti e delle rispettive obiezioni. Il tentativo è quello di riuscire a farlo con freddezza, auspicio non facile da realizzare anche alla luce delle politiche in tema di giustizia sin qui attuate o progettate dal Governo in carica, tali da generare dibattito acceso nel mondo dei giuristi e strumentalizzazioni, non certo commendevoli.

In questa prospettiva, sento comunque il dovere di anticipare con chiarezza la mia ferma contrarietà (per le ragioni che appresso esporrò) a qualsiasi ulteriore cambiamento delle pur criticabili norme vigenti in materia e, dunque, manifesto subito il mio dissenso (che illustrerò nel penultimo paragrafo) rispetto alla proposta di legge costituzionale elaborata dall’Unione delle Camere Penali (ma di iniziativa popolare), presentata il 31 ottobre 2017, nonché rispetto alle seguenti altre 5 proposte di legge costituzionale pendenti in Parlamento, le prime 4 presso la Camera dei Deputati e la quinta presso il Senato, tutte con la medesima intitolazione («Modifiche all’art. 87 e al titolo IV della parte II della Costituzione in materia di separazione delle carriere giudicante e requirente della magistratura») :

  • Proposta AC 23, d’iniziativa del deputato Enrico Costa (Azione), presentata in data 13 ottobre 2022;
  • Proposta AC 432, d’iniziativa del deputato Roberto Giachetti (Italia Viva), presentata in data 24 ottobre 2022;
  • Proposta AC 824, d’iniziativa dei deputati Morrone, Bellomo, Bisa, Matone e Sudano (Lega), presentata in data 26 gennaio 2023;
  • Proposta AC 806, d’iniziativa dei deputati Calderone, Cattaneo, Pittalis e Patriarca (Forza Italia), presentata in data 24 gennaio 2023;
  • DDL n. 504, d’iniziativa della senatrice Erika Stefani e di altri 21 senatori cofirmatari (Lega), presentato in data 26 gennaio 2023.

Il Governo, come è noto, non ha ancora presentato alcuna proposta di legge in materia, poiché, illustrando il “cronoprogramma” delle proposte più urgenti di riforma in cantiere, il Ministro Nordio ha dichiarato che “ci sono poi altre riforme di carattere costituzionale come le carriere dei magistrati che esigono tempi più dilatati”2, aggiungendo in seguito che “..sarà una rivoluzione copernicana. E’ una riforma non negoziabile per una ragion pura e una ragion pratica: è nel programma di Governo e quindi va attuata per rispetto verso i cittadini che ci hanno votato; è consustanziale al processo accusatorio”3.

A dimostrazione del fatto che l’impostura della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri non è un obiettivo condiviso da tutto il mondo dell’avvocatura, pur se è un’ossessione delle Camere Penali, intendo, però, iniziare questo intervento citando affermazioni importanti di prestigiosi avvocati penalisti (e molti altri potrebbero essere qui citati)4:

  • l’avv. Enzo Mellia, del foro di Catania, così ha scritto in un suo recente articolo intitolato “Separazione delle carriere tra giudici e pubblici, scelta scellerata”5, che gli ha procurato molti consensi da colleghi ed accademici: “..sono persuaso e convinto che l’annunciata riforma sia giovevole ad incrementare un’impostazione secolare ed inquisitrice del processo e a lanciare, vieppiù, verso vette indefinite, quei pm che ritengono gli imputati avversari da abbattere e gli avvocati pericolosi mestatori del vero”…”. E l’articolo si chiude con quest’affermazione: “Il Giudice che si pone al servizio della Costituzione non può subire i fascini né della Procura della Repubblica né di potentati forensi. L’infettante sospetto, che, alla fine dei conti, si intende attribuire al Giudice, è la torbida, strategia degli Stati Certamente, non della nostra democrazia e del tributo, dovuto, alla Resistenza”;
  • l’avv. e Franco Coppi, intervistato l’8 luglio 20236 da Paolo Frosina, ha dichiarato: “La separazione delle carriere.. sarebbe un’enorme spendita di quattrini, di mezzi, una cosa mostruosamente difficile. E a che servirebbe? Io non ho mai pensato di aver vinto o perso una causa perché il pm faceva parte della stessa famiglia del giudice. Dipende dall’onestà intellettuale delle persone. Poi, ammesso che oggi il giudice consideri il pm un fratello, con la separazione lo considererebbe un cugino, perché continuerebbe a pensare che la sua visione sia imparziale, mentre quella dell’avvocato – che è pagato dal cliente – no. Infine un piccolo particolare: ma questi sono sicuri di trovare così tanta gente che vuol fare l’accusatore per tutta la vita? Quando faranno i concorsi per pm non so in quanti si candideranno”. Ed identiche affermazioni l’avv. Coppi ha ribadito nel corso di un confronto con il Ministro Nordio, allorchè (riferendosi ad una possibile causa “persa”) ha detto : “..ho sempre pensato dove avevo sbagliato io o dove poteva avere sbagliato il giudice. Ma mai mi è passato per l’anticamera del cervello che il giudice avesse voluto favorire il collega…Comunque, per quanto riguarda l’efficienza della giustizia, e soprattutto la giustizia della sentenza, non credo che la separazione delle carriere porterà a molto”.Riforma Nordio colpita e affondata”: ecco la frase che chiudeva l’articolo di Francesco Grignetti del 20 settembre 20237.Ma altre simili valutazioni provengono da esponenti altrettanto prestigiosi del mondo accademico tra cui, riservandomi altre citazioni più avanti:
    • il prof. Salvatore Satta che, in suo storico manuale oltre mezzo secolo fa8, nell’esaminare la figura del pubblico ministero (pagg. 62 e segg.), fece queste interessanti considerazioni: “la verità è che la funzione (e l’interesse) del pubblico ministero non ha corrispondenza che nella funzione (e nell’interesse) del giudice, il quale anch’egli vigila sull’osservanza della legge, e continuamente l’attua nell’esercizio della giurisdizione: onde la conclusione che se ne deve trarre è che il pubblico ministero è, come il giudice, un organo schiettamente giurisdizionale…. In realtà nulla impedisce di ritenere che come lo Stato ha istituito i giudici per realizzare la volontà della legge, così abbia istituito degli organi per stimolare la realizzazione di tale volontà e che quindi possa configurarsi una giurisdizione che si esercita per via d’azione….”;
    • il prof. avv. Gustavo Ghidini, secondo cui9Inquieta la possibilità, che la separazione della carriere sembra rendere assai concreta, che uno dei due magistrati da cui dipenderà la sua sorte giudiziaria (ndr: quella dell’imputato), sia «educato» ad accusarlo, e che gli argomenti a sua difesa da presentare al giudice siano affidati al solo avvocato difensore. Forse non avverrà così, v’è da augurarselo, ma così il pericolo appare concreto. Ed è un pericolo che colpisce la fiducia del cittadino nello Stato come «fornitore» di giustizia.

    Quel ruolo richiede infatti che ogni magistrato, nei diversi ruoli, persegua un unico ed unitario interesse generale: accertare la verità dei fatti nei modi processuali stabiliti, e decidere di conseguenza, secondo la legge.

    Il cittadino si aspetta che, come ora avviene (e comunque come ora deve avvenire), il pubblico ministero cerchi, con pari impegno, prove a carico e a discarico dell’indagato, e, se del caso, chieda l’archiviazione o l’assoluzione. Il pm deve rimanere «parte imparziale » del processo: a differenza del difensore che fa l’interesse privato e personale dell’imputato. Al giudice, poi, spetterà di valutare le prove e gli argomenti presentati dall’uno e dall’altro.

 

Note

1 Il presente intervento era stato in buona parte predisposto per il convegno sulla separazione delle carriere tenutosi a Sanremo l’1 e 2 luglio 2016, organizzato da Unione Camere Penali e dalla Camera Penale di Imperia. Con integrazioni e alcune modifiche è stato poi pubblicato sul periodico La Pazienza – Rassegna dell’Ordine degli Avvocati di Torino, n. 3 del settembre 2017. Rispetto a tale versione, la presente contiene aggiornamenti sui dati statistici relativi al trasferimento di magistrati dagli Uffici Requirenti a quelli Giudicanti e viceversa (in par. 4.c), nonché su riforma e progetti di riforma intervenuti fino all’11 settembre 2023. Contiene inoltre riferimenti a riflessioni formulate nel corso del confronto dell’11 settembre 2023 tra lo scrivente e l’avv. Gian Domenico Caiazza organizzato dall’ANM – Sezione Autonoma Magistrati a Riposo, nonché presenti in alcuni importanti articoli sul tema della separazione delle carriere, qui citati o riprodotti con il consenso degli autori: 1) Oltre la separazione delle carriere di giudici e pm. L’obiettivo è il governo della magistratura e dell’azione penale (Nello Rossi – Questione Giustizia, 04/09/2023); 2) Un pubblico ministero “finalmente separato”? Una scelta per poco o per nulla consapevole della posto in gioco. E l’Europa ce lo dimostra (Maria Rosaria Guglielmi, Questione Giustizia, 27/07/2023); 3) Separazione delle carriere a Costituzione invariata. Problemi applicativi dell’art. 12 della Legge n. 71 del 2022 (Pasquale Serrao D’Aquino, Giustizia Insieme, 28 giugno 2022). Nelle note a piè di pagina successive i riferimenti a tali articoli conterranno solo i nomi degli autori.

2 Il Giornale (4 settembre 2023)

3L’avv. Coppi affonda la riforma Nordio. Separare le carriere non servirà a nulla” (Francesco Grignetti, La Stampa, 20 settembre 2023)

4 Per correttezza va doverosamente ricordato che neppure il dovere di contrastare la separazione delle carriere è condiviso da tutti i magistrati. Ci si vuol qui riferire, però, ad una minoranza assolutamente irrisoria della magistratura in cui si colloca perfino un attuale componente togato del CSM, il dr. Andrea Mirenda (si veda la sua intervista a Il Foglio, 23 agosto 2023: “I pm sono degli influencer. Serve un doppio CSM”).

5 La Sicilia Catania, 29 agosto 2023

6 Il Fattoquotidiano.it (“Abolire l’imputazione coatta? Un’idea antisistema: se c’è un reato, il GIP non può far finta di nulla. L’avvocato Coppi smonta il piano di Nordio”)

 

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