La procuratrice presso il Tribunale per i minorenni di Palermo racconta l’esperienza del protocollo diventato legge, oltre 300 procedimenti dal 2023, e avverte: organici degli uffici minorili “assolutamente inadeguati”
Procuratrice Caramanna, “Liberi di scegliere” nasce come prassi giudiziaria sperimentata sul territorio e dal luglio scorso è legge dello Stato. Cosa cambia, sul piano concreto, nel passaggio da protocollo a norma nazionale?
“Liberi di scegliere”, come prassi giudiziaria, nasce a Palermo solo a partire dal 2023, quindi con diversi anni di ritardo rispetto all’esperienza fatta dal giudice Roberto Di Bella in Calabria a partire dal 2012: 33 procedimenti vengono iscritti nel 2023, 41 procedimenti nel 2024, 172 nel 2025 e 87 procedimenti nel primo semestre del 2026. In questi ultimi anni ho sentito, con grande determinazione, la necessità di agire a tutela dei minori inseriti anche in ambiti e contesti difficili e rischiosi, in cui è tradizionalmente complicato accedere ed intervenire. La volontà di intervenire non più, come si verificava fino a qualche tempo fa, in modo tardivo, sporadico od occasionale, ma con tempestività e sistematicità, con modalità progettate ed organizzate. È un obiettivo progettuale che trova origine e ragione per un verso nella dimensione culturale col tempo acquisita dalla giustizia minorile, e nella coscienza, sempre più diffusa e radicata tra i magistrati minorili (ma anche tra gli altri operatori del settore), del ruolo nevralgico e centrale della giustizia minorile.
E, per altro verso, in termini più specifici, nella consapevolezza che il contrasto alle mafie non possa esaurirsi nella fase della repressione, ma debba occuparsi, in modo concreto e produttivo (e non solo con dichiarazioni di principio) degli aspetti e delle implicazioni sociali e culturali del fenomeno criminale.
In questo senso, l’intervento diretto a distaccare il minore dal sistema di valori negativi imposto dalla sub-cultura mafiosa finisce per essere una vera e propria scelta strategica, idonea a conseguire risultati concreti di notevole importanza che vanno oltre l’obiettivo primario (che è quello della tutela del minore), assumendo rilievo sia nell’azione di contrasto (con il ridimensionamento del bacino di reclutamento mafioso) che in quella di prevenzione (con la riduzione della dimensione di condivisione pseudo-culturale del codice comportamentale mafioso).
L’intervento del legislatore con la legge n. 131/2026 (la legge “Liberi di scegliere”, ndr) è di fondamentale importanza: finalmente sono stati normativamente previsti gli strumenti per essere realmente “Liberi di scegliere”: è stata prevista una procedura per poter ottenere il cambio di cognome sia per i minori che per le loro madri, e ciò anche nei casi in cui esse non siano collaboratrici di giustizia. E inoltre è stata prevista la possibilità di fornire a questi nuclei “mamme e minori” un sostegno economico, ma anche un supporto psicologico per i minori, la formazione professionale per i genitori, l’assistenza per l’inserimento in un nuovo contesto sociale.
A breve dovranno arrivare i decreti attuativi. Quali sono, dal suo punto di osservazione, gli aspetti da chiarire con più urgenza perché la legge diventi pienamente operativa?
La legge consta di 14 articoli e l’ultimo, l’art. 14, è intitolato “disposizioni finanziarie e di attuazione”. Ritengo che il punto di partenza, affinché la legge diventi operativa, sia quello culturale, della formazione di tutti gli operatori, a vario titolo, coinvolti nella tutela del minore. È necessario poi costituire un elenco che individui le strutture, nel territorio nazionale, ove debbano essere trasferiti i soggetti destinatari delle misure di protezione personale di cui all’art. 2 della legge 131/2026. Ed ancora dovrà essere chiarito l’iter da seguire per l’eventuale utilizzazione di documenti di copertura e le modalità concrete per accedere al cambiamento delle generalità. Dal punto di vista dell’assistenza sociale ed economica, poi, dovranno essere chiarite e specificate tutte le misure previste dall’art. 4 della legge stessa.
La nuova legge introduce anche nuovi obblighi di comunicazione tra autorità giudiziarie. Come cambierà, in concreto, il lavoro delle procure minorili nel raccogliere e trasmettere queste segnalazioni?
Nel giugno 2023, con il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Palermo, Lia Sava, e con il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, Maurizio de Lucia, abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa per il coordinamento e la comunicazione in materia di procedimenti civili a tutela di minori figli di soggetti indagati per i reati di cui all’art. 51 comma 3 bis c.p.p. (reati di criminalità organizzata di competenza della Direzione distrettuale antimafia, ndr). L’accordo contempla, inoltre, un significativo impegno della Procura della Repubblica/Direzione distrettuale antimafia, ad acquisire, anche con l’ausilio delle forze dell’ordine che hanno compiuto le indagini, informazioni riguardanti il nucleo familiare dei soggetti sottoposti ad indagini, verificando (anche con semplice certificazione anagrafica) l’eventuale presenza di soggetti minorenni. Ed inoltre, nei casi in cui, nel corso delle indagini, si acquisisca notizia del coinvolgimento anche inconsapevole di minori (anche non imputabili) nelle attività dei familiari, ovvero emergano elementi dai quali si ricavi la sussistenza di situazioni di devianza cui siano eventualmente sottoposti i minori, il protocollo prevede che il Procuratore della Repubblica informi il Procuratore per i minori al fine di consentire la tempestiva ed efficace attivazione delle necessarie e opportune iniziative a tutela, trasmettendo copia di tutti gli atti utili (i quali, ove non ostensibili, sono inseriti in un fascicolo riservato della procura per i minori). La nuova legge prevede oggi come obbligatori quei flussi comunicativi che fino ad ora sono stati affidati ad accordi e protocolli. Inoltre, unitamente alla Procura di Palermo, DDA, stiamo predisponendo apposite linee guida da trasmettere alle forze dell’ordine, su cui gravano nuovi obblighi di comunicazione e di trasmissione di atti a seguito dell’entrata in vigore della legge 131/2026.
Le risorse previste sono a suo giudizio sufficienti?
Certamente la novella legislativa costituisce uno strumento eccezionale, ma per far sì che possa funzionare bene, sono necessari investimenti significativi in termini economici e di formazione (mi riferisco al personale dei servizi sociali, degli psicologi) e di investimenti sul territorio, ed ancora è assolutamente necessario ridisegnare gli organici degli uffici requirenti minorili, che appaiono assolutamente inadeguati a far fronte al gravissimo disagio minorile che caratterizza la nostra epoca. La Procura per i minorenni di Palermo (ufficio requirente distrettuale che comprende le province di Palermo, Trapani ed Agrigento, territori in cui Cosa Nostra continua a insistere prepotentemente) ha un organico di solo 5 sostituti ed il Procuratore, con un numero di iscrizioni civili che nel corso dell’ultimo anno ha superato il numero di 8.000 segnalazioni.
Lei è da 5 anni alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Palermo, qual è la sua esperienza riguardo al protocollo “Liberi di scegliere”? Può fornirci dei numeri sui casi affrontati?
L’esperienza è straordinaria, entusiasmante ma anche molto complessa, difficile, faticosa e costellata da momenti di scoramento e di delusione. È nata nel territorio del distretto della Corte d’Appello di Palermo con fatica e, a volte, è stata guardata con diffidenza ed accompagnata dall’idea dell’impossibilità del cambiamento, come se la trasmissione del codice genetico mafioso di padre in figlio fosse inevitabile.
Il lavoro preliminare con “le madri”, l’ascolto delle stesse, subito dopo l’avvio degli accertamenti preliminari, la prospettiva loro offerta di un futuro diverso per i propri figli, iniziano ora a dare i primi risultati e hanno i loro effetti anche sui c.d. “boss” che accettano e anzi talvolta hanno perfino chiesto un intervento di allontanamento dal territorio per i propri figli.
Il numero dei casi trattati è elevato: si tratta di 87 procedimenti nel primo semestre del 2026 ed è correlato ai provvedimenti adottati dalla Procura di Palermo, DDA, nei confronti di soggetti adulti, padri e/o madri di figli minori, in relazione ai reati di cui agli artt. 416, 416 bis c.p., art. 74 del DPR 309/90, delitti aggravati ai sensi dell’art. 416 bis.1 c.p. (associazione per delinquere, associazione mafiosa, associazione per traffico di droga e reati aggravati dal metodo o dalla finalità mafiosa, ndr).
In questi anni a Palermo ha subito diverse minacce. Che effetto le ha fatto, sul piano personale oltre che professionale, vedere il protocollo diventare legge?
È stato un periodo difficile, per me e per la mia famiglia. La mia vita è stata stravolta. L’approvazione della legge “Liberi di scegliere” è stata quindi una grandissima emozione, anche perché è stata approvata da tutti gli schieramenti politici ed è quindi una legge che non divide, ma unisce. E oggi è tutt’altro che scontato. Il merito va soprattutto al giudice Roberto Di Bella, che ha avuto l’intuizione e per anni ha portato avanti, con determinazione e fatica, insieme a don Luigi Ciotti e all’associazione “Libera”, il progetto ora divenuto legge nazionale.
