Il PNRR tra sfide e attese

di Cecilia Bernardo e Sabrina Iadarola

Proprio nei giorni in cui chiudiamo il secondo numero de la rivista La Magistratura, l’Italia si muove verso le prime elezioni repubblicane autunnali e, rispetto alle scadenze europee, l’attenzione dei più si concentra sulla rata di fine anno del Pnrr (21,8 miliardi di euro). Intanto tra Roma e Bruxelles è accaduto un fatto probabilmente tra i più rilevanti per gli scenari digitali del Paese.
Il 14 luglio la Commissione europea ha salutato l’accordo politico raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio UE sul percorso per il decennio digitale, proposto da Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione del settembre 2021. Se tutto procederà senza impedimenti, nei prossimi mesi la Commissione europea, di concerto con gli Stati Membri, elaborerà gli indicatori chiave di prestazione che serviranno a misurare i progressi verso gli obiettivi al 2030 e, su queste basi, gli Stati Membri presenteranno la roadmap strategica con la traiettoria prevista per il raggiungimento dei target. Se in passato il DESI, l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società elaborato annualmente dalla Commissione, poteva anche essere accolto con scetticismo e disinteresse, d’ora in poi, potenzialmente già dal 2023, sarà fonte di giudizi ben più rilevanti e conseguenti raccomandazioni formali da parte di Bruxelles.
Questo significa che il gap dell’Italia sul digitale non può e non deve più rimanere tale. Non a caso, la transizione digitale è tra gli aspetti più caratterizzanti in termini di impatto per il PNRR italiano, accanto alla transizione verde e a quella economico- sociale. È una sfida complessa che sta coinvolgendo in modo trasversale vari settori della società, che non lascia indenne neppure la magistratura e il sistema giudiziario.

Senza addentrarci in tecnicismi, un’attenzione al tema tuttavia va dedicata. Il processo di
digitalizzazione riguarderà infatti pubblica amministrazione, servizi sanitari, istruzione, ma anche il mondo della giustizia e l’efficacia del sistema giudiziario (dalla durata dei procedimenti giudiziari alla riorganizzazione dei tribunali).
Alcune specifiche misure contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza puntano ad intervenire in modo diretto sul sistema giudiziario. Si tratta, in particolare, della previsione di riforme volte ad accelerare lo svolgimento dei processi, e di specifici stanziamenti per la digitalizzazione dei procedimenti giudiziari, per la gestione del carico pregresso di cause civili e penali e per l’efficientamento degli edifici giudiziari. Ulteriori risorse, dedicate all’edilizia penitenziaria, sono messe a disposizione dal Piano complementare. Una esigenza di rinnovamento avanzata diverse volte e sollecitata anche dal Consiglio europeo che, nelle sue annuali Raccomandazioni, ha costantemente spinto l’Italia a “ridurre la durata dei processi civili in tutti i gradi di giudizio”, nonché ad “aumentare l’efficacia della prevenzione e repressione della corruzione riducendo la durata dei processi penali e attuando il nuovo quadro anticorruzione”.
La Commissione Europea, nel cosiddetto Country Report 2020 ha rilevato come l’Italia abbia compiuto progressi solo limitati nel dare attuazione alle sopra citate Raccomandazioni. In particolare:
• nel settore civile, viene contestata la perdurante scarsa efficienza del sistema giudiziario civile, con particolare riguardo all’utilizzo tuttora limitato del filtro di inammissibilità per
gli appelli, che incide sulla durata dei processi, alla necessità di potenziare gli organici e alle differenze tra i tribunali per quanto riguarda l’efficacia della gestione dei procedimenti;
• con riguardo alla lotta alla corruzione, la Commissione sottolinea il persistere di una serie di criticità e suggerisce di intervenire in materia di lobbying, di conflitti di interessi e di whistleblowing;
• nel settore penale, si rileva il perdurare della scarsa efficienza del processo, soprattutto di appello, che si ripercuote anche sull’efficacia del contrasto alla corruzione.
Da ultimo, nelle Raccomandazioni specifiche all’Italia del 20 luglio 2020 il Consiglio europeo ha nuovamente invitato l’Italia ad adottare provvedimenti volti a “migliorare l’efficienza del sistema giudiziario”.
Oggi, il Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrebbe consentire una svolta e il superamento a tali limiti italiani.
E lo fa partendo dall’individuazione di alcune riforme strutturali senza le quali ci sarebbe un limite al potenziale di crescita dell’Italia.
La riforma del sistema giudiziario, incentrata sull’obiettivo della riduzione del tempo del giudizio, è stata per questo inserita dal PNRR tra le c.d. riforme orizzontali, o di contesto, che consistono in innovazioni strutturali dell’ordinamento, tali da interessare, in modo trasversale, tutti i settori di intervento del Piano. Per realizzare questa finalità, il Piano prevede – oltre a riforme ordinamentali, da realizzare ricorrendo allo strumento della delega legislativa – anche il potenziamento delle risorse umane e delle dotazioni strumentali e tecnologiche dell’intero sistema giudiziario, al quale sono destinati specifici investimenti.
Nella Relazione sullo stato di attuazione del PNRR del 23 dicembre 2021 il Governo dà conto della corrispondenza tra la legge delega e gli obiettivi del PNRR. In base alla legge, il Governo dovrà esercitare la delega entro il 24 dicembre 2022, mentre nel 2023
potrebbero essere adottati ulteriori strumenti attuativi. L’impatto sulla durata dei procedimenti potrebbe verosimilmente stimarsi alla fine del 2024.

Seguiremo attentamente ciò che accadrà sul piano delle riforme e sull’attuazione del Pnrr, contribuendo con i nostri interventi ad arricchire il dibattito giuridico.
Dopo decenni in cui il settore giustizia è stato interessato solo da riforme a costo zero, confidiamo che i fondi del Pnrr rappresentino un’occasione per l’immissione di nuove risorse, e che possano dare alla giustizia lo spazio che merita, anche come fattore di crescita economica e sociale del Paese.

 

Editoriale del fascicolo 2/2022 della rivista La Magistratura https://lamagistratura.it/fascicolo-n-2-2022/

 

In foto-copertina: “Notte stellata”, Vincent Van Gogh. Nella sua opera, tra le più note e amate di Van Gogh, l’artista dipinge la visione del cielo poco prima dell’alba, realizzando nel dipinto vortici di nubi e mulinelli stellari che creano un effetto particolare sul cervello e sulla comprensione della luminosità.
Le stelle (grandi, vibranti e luminosissime) sono piene di energia vitale, in contrasto con il paesaggio silente. Nel dipinto è racchiuso anche un concetto
matematico che può essere accostato ai tempi moderni e alle transizioni che la nostra società sta vivendo : quello della ‘turbolenza’ nella dinamica dei
fluidi, così difficile da spiegare e da comprendere, e di cui gli scienziati sarebbero riusciti a ipotizzare le equazioni soltanto sessant’anni più tardi.