Aperti al confronto pubblico con sobrietà e rigore

A valle della campagna referendaria sulla giustizia, che ci ha visto impegnati nel confronto pubblico con la cittadinanza, e all’esito dei dibattiti assembleari, la Sezione del Trentino – Alto Adige è unanimemente dell’idea che la nostra associazione sia ora chiamata ad una netta scelta di identità e di metodo.

Nel confronto in vista dell’assemblea generale si sono delineate e discusse due possibili traiettorie: un’ANM più presente nel dibattito pubblico, capace di contrastare narrazioni distorte o negative sulla magistratura e sull’ordinamento giudiziario, che valorizzi le competenze e le sinergie costruite e coltivate durante la campagna referendaria; oppure un’ANM a vocazione prevalentemente “sindacale”, orientata a ridurre le accuse di politicizzazione, che in qualche modo “chiuda” l’esperienza referendaria, con un bilancio sì positivo, ma consapevole che si è trattato di un periodo peculiare e necessariamente limitato dell’attività associativa.

Come sezione Trentino‑Alto Adige, intendiamo sostenere una linea netta, più vicina alla prima delle due alternative esposte: un’ANM aperta al confronto pubblico, ma sempre con sobrietà e rigore, preservando il ruolo istituzionale della magistratura ed evitando improprie letture di politicizzazione.

L’esperienza di questi mesi ci consegna un dato: il dialogo con la cittadinanza è utile, possibile ed auspicabile. Il confronto sui temi della giustizia ha registrato una risposta positiva, offrendo occasioni di dialogo diretto con la magistratura; da qui l’esigenza condivisa di non disperdere il patrimonio di partecipazione maturato. Per questo riteniamo essenziale mantenere, anche dopo il referendum, un presidio associativo nello spazio pubblico, valorizzando le competenze emerse e investendo in iniziative di comunicazione e formazione.

La prima direttrice, per noi, resta la scuola e quindi il contatto con i giovani, che più di tutti hanno dimostrato interesse per i temi della giustizia: proseguire e rafforzare l’attività già avviata dalla Sezione e sollecitare ulteriormente la disponibilità dei magistrati del distretto a partecipare agli incontri, perché la cultura costituzionale non si improvvisa e si costruisce nel tempo, e noi dobbiamo contribuire a questo.

Accanto a ciò, l’ANM deve saper costruire – quando coerente con le finalità statutarie – forme di collaborazione con soggetti esterni: sono state prospettate, a titolo di esempio, l’ipotesi di un osservatorio regionale sulla giustizia penale e la creazione di una rete di “amici della Costituzione”. L’obiettivo non è “fare politica”, ma rendere stabile un confronto informato su giustizia e Costituzione, con un linguaggio accessibile e verificabile.
Parallelamente, ci aspettiamo che l’ANM rafforzi la capacità di rappresentare con concretezza le criticità organizzative e di sistema che incidono sul servizio giustizia. Nel nostro dibattito sono emersi temi che attengono alla credibilità dell’istituzione e alla qualità dell’amministrazione.

Anzitutto, il conferimento degli incarichi direttivi: è avvertita l’esigenza di criteri più trasparenti e, soprattutto, di una effettiva temporaneità degli incarichi, valutando anche un periodo di “raffreddamento” tra un incarico e l’altro, per evitare percorsi di carriera separati dall’ordinaria progressione professionale.

Poi l’Ufficio per il Processo, che ha inciso significativamente sull’operatività quotidiana: servono certezze sulla stabilizzazione e sul regime contrattuale, e va evitato un impiego delle risorse difforme dalle finalità originarie.
Si è inoltre segnalata la crescente criticità dell’assistenza informatica e degli applicativi: è stata rappresentata la prospettiva di un supporto solo da remoto, del tutto inadeguato ad un sistema che vorrebbe informatizzarsi totalmente, e la persistente carenza di assistenza sugli applicativi, soprattutto nel penale. Non meno urgente è il tema degli organici del personale amministrativo, con una grave scopertura nel distretto: ciò espone al rischio di compromissione dei servizi e, nei casi più gravi, di sospensione di attività; su questo si ritiene che l’ANM, sia in sede locale che nazionale, debba sollecitare costantemente e in maniera pressante la soluzione dei problemi per evitare, come recentemente accaduto, che i problemi strutturali della giustizia vengano indebitamente fatti ricadere sui magistrati come categoria.

In sintesi, l’ANM che ci aspettiamo dopo il referendum è un’Associazione capace di tenere insieme tutela delle condizioni di lavoro e qualità del servizio, e una presenza pubblica responsabile: un’ANM che dialoghi e spieghi, senza chiusure corporative e senza derive identitarie; che difenda autonomia e indipendenza non come privilegio, ma come garanzia per i diritti di tutti. Questa è, a nostro avviso, la via per ricostruire fiducia: essere riconoscibili per sobrietà, competenza e coerenza, e per la capacità di trasformare le criticità in proposte.

*l’autore è presidente Ges ANM Trentino – Alto Adige